✕

Perù, tre morti negli scontri dopo la destituzione di Castillo. La presidente Boluarte: "Votare nel 2024". Ma la folla non cede

Supporter di Pedro Castillo
  (afp)
Assalti e saccheggi. La richiesta è quella di votare subito
2 minuti di lettura

I peruviani non demordono. Vogliono immediate elezioni, chiedono il rinnovo totale del Congresso. E’ una richiesta quasi corale anche se poi si dividono tra chi protesta per la destituzione dell’ex presidente Pedro Castillo e il suo arresto per sedizione e chi pensa che con la nomina di Dina Boluarte come nuovo Capo di Stato la realtà politica resti immutata. La gente continua da due giorni a invadere strade e piazze del paese e si scontra con la polizia. I duri interventi hanno provocato altre reazioni che si sono trasformate in guerriglia. Nelle regioni più vicine alle Ande, da nord a sud, si registrano assalti e saccheggi. Si contano i primi tre morti: un ragazzo minorenne e un giovane di 18 anni colpiti entrambi da quelli che sembrano proiettili vaganti e una persona di 30 anni deceduta in scontri con le forze dell'ordine ad Arequipa.

Ad Andahuaylas una folla furibonda ha assediato e poi assaltato l’aeroporto dove erano asserragliati i lavorato…

I peruviani non demordono. Vogliono immediate elezioni, chiedono il rinnovo totale del Congresso. E’ una richiesta quasi corale anche se poi si dividono tra chi protesta per la destituzione dell’ex presidente Pedro Castillo e il suo arresto per sedizione e chi pensa che con la nomina di Dina Boluarte come nuovo Capo di Stato la realtà politica resti immutata. La gente continua da due giorni a invadere strade e piazze del paese e si scontra con la polizia. I duri interventi hanno provocato altre reazioni che si sono trasformate in guerriglia. Nelle regioni più vicine alle Ande, da nord a sud, si registrano assalti e saccheggi. Si contano i primi tre morti: un ragazzo minorenne e un giovane di 18 anni colpiti entrambi da quelli che sembrano proiettili vaganti e una persona di 30 anni deceduta in scontri con le forze dell'ordine ad Arequipa.

Ad Andahuaylas una folla furibonda ha assediato e poi assaltato l’aeroporto dove erano asserragliati i lavoratori protetti da un muro di agenti. Lo scalo è stato devastato e dato alle fiamme. E’ stato chiuso e il traffico interrotto. Ci sono scontri anche a Hauncabamba, nell’Apurimác, regione di nascita di Pedro Castillo. La presidente Boluarte ha formato il suo gabinetto ma si è resa conto che sarà impossibile governare in queste condizioni fino alla scadenza naturale della legislatura nel 2026 così come aveva annunciato. La gente non è disposta ad accettare una decisione presa da chi ha votato per la destituzione del maestro di Cajamarca ma continua a governare come non fosse accaduto nulla.

Oltre a Pedro Castillo è il Parlamento ad essere messo sotto accusa per aver ingaggiato un braccio di ferro con l’Esecutivo che si protrae ormai da una decina di anni. Lo scontro, e il conseguente blocco di ogni attività, compreso il varo di riforme decisive per la ripresa economica del paese dopo due anni terribili di pandemia e adesso l’inflazione che torna a colpire, dura da molto prima dell’arrivo di Castillo. 

Dal 2006 si sono succeduti ben sette presidenti molti dei quali non hanno retto più di due anni. Tre sono finiti in carcere, uno è agli arresti a casa, un quinto si è suicidato, il sesto è stato in carica solo due settimane, il settimo ha proclamato un golpe che è sembrato una follia. Senza considerare Alejandro Toledo latitante negli Usa dove giace la richiesta di estradizione e l’ex dittatore Alberto Fujimori che sconta 25 anni di carcere per reati di lesa umanità, concorso in omicidio e corruzione.

Travolta dalle polemiche e dalle pressioni che arrivano dalla piazza, la presidente Boluarte ha chiesto alla popolazione un momento di pace e di unità. Ma è dovuta andare oltre e ha annunciato di aver presentato un decreto con il quale indice le elezioni per aprile 2024. Non si sa se la proposta verrà accolta dal Congresso che resta arroccato nel suo emiciclo. Pochi sono disposti a rinunciare agli indennizzi e ai lauti stipendi. Essere parlamentari significa gestire un potere che si irradia anche sulle province con la serie di appalti pubblici ormai spartiti a suon di mazzette. La corruzione dilagante, un veleno che ha intossicato gran parte della società, resta la vera emergenza del momento e la causa di una crisi che non riesce a trovare uno sbocco. La rabbia dei peruviani si concentra così sul Congresso ritenuto responsabile dei mali che affliggono il paese. C’è chi difende Castillo e chi lo considera un ingenuo burattino nelle mani di coloro che lo hanno spinto a fare qualcosa di impensabile. Gli stessi che continuano a sedere in Parlamento usando lo strumento dell’”incapacità morale” per fare fuori i presidenti che non rispondono più al sistema. Facile: sei pazzo e quindi ti rimuovo. Bastano 2/3 dei voti e questa è diventata una minaccia costante applicata in almeno quattro casi. 

I seguaci del presidente rimosso hanno tentato più volte di assediare la sede del Congresso ma sono stati respinti con i lacrimogeni dalla polizia. Hanno deciso di restare sul posto fino a quando non verranno indette nuove elezioni. I parlamentari sono riuniti ma anche tra loro il clima è incandescente: durante l’assemblea che doveva approvare il documento della Procura che accusa Castillo di ribellione un deputato ha aggredito a pugni un collega scatenando una rissa.