Usa-Africa, da domani a Washington il vertice per contrastare l'influenza cinese e russa nel continente
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Riaffermare la leadership americana in Africa, e togliere il continente dalle mani di Cina e Russia. La Casa Bianca ufficialmente non presenta così il vertice che ospiterà da martedì a giovedì a Washington, ma tutti i protagonisti sanno che questa è la sostanza. Si tratta ora di vedere se le offerte concrete che Biden farà ai suoi colleghi, come ad esempio l'ingresso dell'Unione Africana nel G20 con un seggio permanente, basteranno a cambiare la dinamica degli ultimi anni in favore degli Stati Uniti, aiutandoli tanto a cogliere le opportunità economiche offerte dal continente, quanto quelle strategiche, a partire dalla collaborazione per contrastare il terrorismo islamico.
NEW YORK - Riaffermare la leadership americana in Africa, e togliere il continente dalle mani di Cina e Russia. La Casa Bianca ufficialmente non presenta così il vertice che ospiterà da martedì a giovedì a Washington, ma tutti i protagonisti sanno che questa è la sostanza. Si tratta ora di vedere se le offerte concrete che Biden farà ai suoi colleghi, come ad esempio l'ingresso dell'Unione Africana nel G20 con un seggio permanente, basteranno a cambiare la dinamica degli ultimi anni in favore degli Stati Uniti, aiutandoli tanto a cogliere le opportunità economiche offerte dal continente, quanto quelle strategiche, a partire dalla collaborazione per contrastare il terrorismo islamico.
Storia di una relazione, da Jfk a Trump
Il presidente Kennedy era stato tra i primi a sviluppare la relazione con l'Africa, in particolare attraverso i volontari dei Peace Corps. Clinton aveva lanciato l'Africa Growth Opportunity Act, per abbassare le barriere commerciali, e Bush il programma Pepfar contro Hiv e Aids, che aveva investito 100 miliardi di dollari per salvare 25 milioni di vite umane. Obama aveva visitato il Paese originario di suo padre e fra le altre iniziative aveva varato Power Africa, che ha portato l'elettricità in 60 milioni di case. Nel frattempo però la Cina ha investito miliardi nelle infrastrutture locali, come sta facendo anche altrove attraverso la nuova "Via della seta", e lo scorso anno i suoi commerci con il continente sono saliti a 261 miliardi di dollari, contro i 64 degli Usa. La Russia invece si è espansa soprattutto attraverso le forniture di armi e la presenza sul terreno dei mercenari di Wagner, che dalla Libia al Sahel sfruttano ogni occasione per seminare il caos e approfittare delle situazioni di guerra a vantaggio di Mosca. Nel frattempo non ha aiutato il fatto che Trump ha in sostanza interrotto qualsiasi cooperazione significativa con i Paesi africani, definendoli "shithole", ossia "posti di merda" dove non aveva alcun senso sprecare risorse.
Biden non ha ancora visitato il continente, a parte la rapida sosta in Egitto per la Cop27, peraltro avvenuta nella penisola del Sinai e dunque geograficamente in Asia. Quindi ora cerca di risalire da questo vuoto in cui sono caduti gli Usa attraverso lo US-Africa Leaders Summit, che riunirà a Washington i colleghi della regione. Gli unici non invitati sono Guinea, Sudan, Mali e Burkina Faso, perché hanno fatto cambiamenti di governo non costituzionale e quindi sono stati sospesi dall'Unione Africana, e l'Eritrea e il territorio del Western Sahara con cui Washington non ha relazioni diplomatiche.
Gli argomenti di Washington
Alti funzionari dell'amministrazione, presentando il vertice ai giornalisti, lo hanno descritto come "l'occasione per discutere cosa possiamo fare con gli africani, non per gli africani". Ossia passare dalla percezione del continente come un problema a cui bisogna offrire aiuto a quella di un'opportunità per tutti, considerando che è un luogo pieno di risorse naturali, un mercato enorme e una fonte di capitale umano, visto che è l'unico dove la popolazione continua a crescere. Nello stesso tempo gli americani vogliono accesso per ragioni strategiche di sicurezza, come dimostra ad esempio l'investimento fatto nel Niger allo scopo di combattere le infiltrazioni di al Qaeda e Isis.
Il problema è la concorrenza, che non riguarda solo Cina e Russia, ma anche Turchia e vari Paesi europei. Biden dovrà convincere i colleghi che affidarsi a Pechino e Mosca è un rischio troppo grande, perché i cinesi puntano solo ad intrappolarli con il debito, mentre i russi vogliono sfruttarli per soddisfare le proprie ambizioni imperialiste, ma poi non si preoccupano di affamarli, come hanno fatto bloccando le consegne dei beni alimentari a causa della guerra in Ucraina. Molto però dipende da cosa potrà offrire in cambio, oltre ad un modello più rispettoso e democratico, e dalla capacità di competere con gli investimenti concreti fatti nel corso degli anni dai rivali.