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Iran, impiccato a 23 anni nella piazza delle proteste: l’avvertimento agli oppositori

(afp)

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La famiglia del giovane, accusato di aver ucciso due agenti, è stata avvertita dopo l'esecuzione. Ma ora le critiche al regime arrivano anche dal clero
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È stato giustiziato nella notte di domenica, "impiccato nel luogo in cui ha commesso il crimine", scrive l'agenzia Mizan controllata dalla magistratura iraniana. Pubblicando anche la foto: il corpo di Majidreza Rahnavard, con il volto coperto, pende da una gru in una strada di Mashhad, la sua città.

Rahnavard aveva 23 anni, è il secondo manifestante a essere giustiziato in Iran dopo un processo durato meno di 23 giorni - era stato arrestato il 19 novembre - con l'accusa di moharebeh, "aver ingaggiato guerra contro Dio", e aver "ucciso due basiji", la forza paramilitare usata per reprimere violentemente le proteste. In un video diffuso dalla stessa Mizan si vede un uomo mentre colpisce con un coltello due persone, mentre in un altro video mandato in onda dalla tv di Stato dopo l'esecuzione, visibilmente editato, Rahnavard in aula dice di essere arrivato a odiare i Basiji che picchiavano e uccidevano i manifestanti: queste …

È stato giustiziato nella notte di domenica, "impiccato nel luogo in cui ha commesso il crimine", scrive l'agenzia Mizan controllata dalla magistratura iraniana. Pubblicando anche la foto: il corpo di Majidreza Rahnavard, con il volto coperto, pende da una gru in una strada di Mashhad, la sua città.

Rahnavard aveva 23 anni, è il secondo manifestante a essere giustiziato in Iran dopo un processo durato meno di 23 giorni - era stato arrestato il 19 novembre - con l'accusa di moharebeh, "aver ingaggiato guerra contro Dio", e aver "ucciso due basiji", la forza paramilitare usata per reprimere violentemente le proteste. In un video diffuso dalla stessa Mizan si vede un uomo mentre colpisce con un coltello due persone, mentre in un altro video mandato in onda dalla tv di Stato dopo l'esecuzione, visibilmente editato, Rahnavard in aula dice di essere arrivato a odiare i Basiji che picchiavano e uccidevano i manifestanti: queste sarebbero state le prove della sua colpevolezza.

La famiglia ha ricevuto una telefonata lunedì mattina alle 7, secondo l'account anonimo 1500Tasvir che monitora e racconta le proteste e la repressione: "Hanno detto loro di andare al cimitero di Behesht-e Reza: 'Abbiamo giustiziato vostro figlio e l'abbiamo seppellito'". La madre aveva potuto vederlo in prigione qualche giorno prima: una foto li ritrae insieme, lei sorridente nella speranza che il figlio venisse presto liberato. Nessuno le aveva detto della condanna a morte.

"Un altro processo farsa", denunciano le organizzazioni per i diritti umani come Iran Human Rights, celebrato a porte chiuse, senza appello, in cui Rahnavard non ha potuto avere un suo avvocato di fiducia. Pochi giorni fa un altro manifestante di 23 anni, Mohsen Shekari, era stato impiccato con l'accusa di aver ferito un agente della sicurezza e di aver bloccato il traffico, con un processo lampo celebrato allo stesso modo: senza un avvocato di fiducia.

(ansa)
Il bilancio della repressione è durissimo: più di 470 morti, 18mila persone arrestate. Almeno undici nel braccio della morte. Ma dopo l'uccisione di Shekari, e la minaccia da parte della magistratura di procedere con altre esecuzioni, si è aperta una faglia nel clero sciita. Due ayatollah, membri anziani dei seminari religiosi di Qom, la città sacra, hanno criticato le sentenze emesse con l'accusa di moharebeh - "guerra contro Dio". "Non è moharebeh se gli agenti impediscono a qualcuno che ne ha il diritto di protestare contro la situazione esistente", ha detto l'ayatollah Mohammad Ali Ayazi invocando il diritto a una giusta difesa. "In questioni importanti come la pena di morte è importante che un avvocato indipendente sia in grado di difendere l'imputato. Il processo dovrebbe essere pubblico e dovrebbe essere presente una giuria". Se questo non accade, ha aggiunto, "non solo non avrà un effetto positivo sul mantenimento della sicurezza, ma aumenterà il ciclo della violenza".

Contro l'uso arbitrario del moharebeh si è espresso anche l'ayatollah Morteza Moqtadaei, che è un religioso conservatore, in passato è stato anche capo della Corte Suprema, e fu uno dei sostenitori della fatwa contro lo scrittore Salman Rushdie: "Chiunque sia accusato di moharebeh o "corruzione sulla terra" non dovrebbe essere necessariamente giustiziato", ha detto, precisando che secondo l'Islam queste accuse sono legate alla guerra, non agli scontri tra una o due persone. "La partecipazione a qualsiasi cerimonia organizzata da questo regime tirannico è haram (peccato) fino a quando non sospenderanno le esecuzioni", ha dichiarato un altro ayatollah di Qom, Mahmoud Amjad.

L'Unione europea intanto ha imposto nuove sanzioni contro 22 tra funzionari del governo e pasdaran responsabili delle "gravi violazioni dei diritti umani in Iran".