Russia, per punire i “sabotatori” una proposta di legge che esce dai manuali staliniani
di Andrea Romano , di Andrea RomanoIl regime di Putin prepara una nuova stretta repressiva, provando a blindarsi dinanzi al pericolo che possano diffondersi crepe interne al suo sistema di potere, logorato dalla resistenza ucraina all’aggressione militare e dal conseguente malcontento per l’andamento dell’“operazione speciale”. Una stretta repressiva che attinge al vasto serbatoio dei reati immaginari di epoca sovietica, quando dissidenti e oppositori erano rinchiusi negli ospedali psichiatrici con diagnosi di “schizofrenia paranoide”. E se a Teheran si viene impiccati con l’accusa di aver mosso “guerra contro Dio”, in Russia rischierà pene che possono arrivare fino all’ergastolo chiunque sia riconosciuto responsabile di «promuovere, istigare, finanziare o realizzare attività di sabotaggio».
È questa la sostanza della proposta di legge presentata alla Duma da tutti i parlamentari del partito putiniano Russia Unita e …
Il regime di Putin prepara una nuova stretta repressiva, provando a blindarsi dinanzi al pericolo che possano diffondersi crepe interne al suo sistema di potere, logorato dalla resistenza ucraina all’aggressione militare e dal conseguente malcontento per l’andamento dell’“operazione speciale”. Una stretta repressiva che attinge al vasto serbatoio dei reati immaginari di epoca sovietica, quando dissidenti e oppositori erano rinchiusi negli ospedali psichiatrici con diagnosi di “schizofrenia paranoide”. E se a Teheran si viene impiccati con l’accusa di aver mosso “guerra contro Dio”, in Russia rischierà pene che possono arrivare fino all’ergastolo chiunque sia riconosciuto responsabile di «promuovere, istigare, finanziare o realizzare attività di sabotaggio».
È questa la sostanza della proposta di legge presentata alla Duma da tutti i parlamentari del partito putiniano Russia Unita e da numerosi rappresentanti di altre forze politiche. Primo firmatario e principale sponsor è Vjacheslav Volodin. Oggi presidente della Duma e in passato stretto collaboratore di Putin e poi segretario generale di Russia Unita, Volodin è colui che normalmente confeziona le soluzioni politiche e parlamentari necessarie a dare legittimità formale alle operazioni del regime. In questo caso la chiave della stretta repressiva è nella definizione di “sabotaggio” intorno a cui è costruita la proposta di legge. Una definizione ripresa dal linguaggio militare, quella di “diversione” o “attività diversiva” (“diversija”, “diversionnaja dejatel’nost’”), con la quale si intende formalmente una manovra volta a trarre in inganno le forze del nemico o a minarne le capacità di combattimento. Ma nella pratica della storia russo-sovietica, con quel termine sono state tradizionalmente bollate un ampio numero di attività e soggetti, singoli o collettivi, considerati ostili al regime.
È un salto di qualità nella strumentazione repressiva del putinismo, oltre che un richiamo diretto al linguaggio delle stagioni più sanguinose del regime sovietico, che segnala l’apertura di una nuova fase nel confronto tra il Cremlino e la società russa. Una società nella quale - se anche il consenso per il potere rimane ufficialmente stabile, per quanto possa essere misurato il consenso ad una dittatura che controlla sia i mezzi di comunicazione che gli strumenti di rilevamento dell’opinione pubblica - continuano i gesti dimostrativi che prendono di mira i simboli economici e amministrativi del regime. E si fanno circolare informazioni clandestine su forme di resistenza che, in assenza di una più classica opposizione democratica, potrebbero in futuro diventare una minaccia alla sopravvivenza del putinismo.