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Taiwan, 18 bombardieri nucleari cinesi nella zona di difesa aerea

Il presidente taiwanese Tsai con il rappresentante giapponese Koichi Hagiuda, sabato scorso (reuters)
Da quando l'isola ha iniziato a pubblicare i dati giornalieri sulle incursioni dei caccia cinesi nel 2020, quella di oggi ha registrato il maggior numero di H-6 rilevati nell’arco di 24 ore
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PECHINO - Un’incursione così massiccia non si vedeva da due anni. Ventinove aerei cinesi, tra cui diciotto bombardieri H-6 con capacità nucleare, sono entrati nella Zona di identificazione di difesa aerea (Adiz) di Taiwan. Avvistate anche tre navi militari. A renderlo noto è il Ministero della Difesa dell’isola. Taipei ha dichiarato di aver monitorato la situazione e di aver impiegato i suoi jet da combattimento e i sistemi missilistici terrestri per seguire gli aerei dell'Esercito di liberazione popolare cinese. Da quando Taiwan ha iniziato a pubblicare i dati giornalieri sulle incursioni dei caccia cinesi nel 2020, quella di oggi ha registrato il maggior numero di H-6 rilevati nell’arco di 24 ore. L’Adiz differisce dallo spazio aereo sovrano, che secondo il diritto internazionale si estende per 12 miglia nautiche dalla linea di costa.

PECHINO - Un’incursione così massiccia non si vedeva da due anni. Ventinove aerei cinesi, tra cui diciotto bombardieri H-6 con capacità nucleare, sono entrati nella Zona di identificazione di difesa aerea (Adiz) di Taiwan. Avvistate anche tre navi militari. A renderlo noto è il Ministero della Difesa dell’isola. Taipei ha dichiarato di aver monitorato la situazione e di aver impiegato i suoi jet da combattimento e i sistemi missilistici terrestri per seguire gli aerei dell'Esercito di liberazione popolare cinese. Da quando Taiwan ha iniziato a pubblicare i dati giornalieri sulle incursioni dei caccia cinesi nel 2020, quella di oggi ha registrato il maggior numero di H-6 rilevati nell’arco di 24 ore. L’Adiz differisce dallo spazio aereo sovrano, che secondo il diritto internazionale si estende per 12 miglia nautiche dalla linea di costa.

Dalla visita dello scorso agosto sull’isola della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi sono proseguite regolarmente le incursioni cinesi attorno allo Stretto di Formosa. Quella di oggi probabilmente arriva in risposta alla visita, durante il fine settimana, di Koichi Hagiuda, deputato e capo dell’ufficio politico della Ldp, il partito al governo in Giappone: la prima visita di un alto funzionario dell’Ldp a Taiwan da 19 anni a questa parte. Durante il suo incontro con la presidente taiwanese Tsai Ing-wen, Hagiuda aveva dichiarato che la Cina dovrebbe astenersi dall'usare la forza per cambiare lo status quo nello Stretto.

“Mantenere la pace è vitale per un Indo-Pacifico libero e aperto”. Tsai, di contro, ha esortato il deputato giapponese a sostenere l'adesione di Taiwan all’accordo commerciale Cptpp. La visita di Hagiuda è significativa perché arrivata pochi giorni dopo che il primo ministro nipponico Fumio Kishida ha chiesto un aumento della spesa per la difesa. Kishida ha più volte avvertito in questi mesi che un conflitto nello Stretto di Taiwan avrebbe enormi conseguenze per il Giappone. Il Paese del Sol Levante ospita importanti basi militari statunitensi, tra cui quella di Okinawa, a breve distanza da Taiwan, che sarebbe fondamentale per il sostegno degli Stati Uniti in caso di attacco cinese.

La Cina è solita aumentare il numero di aerei che invia attorno allo Stretto dopo visite che ritiene provocatorie. Era successo anche il mese scorso quando a Taipei era arrivato il ministro del Commercio britannico Greg Hands. In un’intervista al Guardian di due giorni fa il ministro degli Esteri dell’isola, Joseph Wu, aveva dichiarato che “la Cina cerca un pretesto per un futuro attacco”.

Della questione “sensibile” di Taiwan hanno discusso, domenica e lunedì, la delegazione americana arrivata in Cina guidata da Daniel Kritenbrink (l’uomo di Biden per l’Asia orientale e il Pacifico) e Laura Rosenberger, responsabile per Cina e Taiwan all’interno del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, assieme al viceministro degli Esteri cinese, Xie Feng. L’incontro, avvenuto a Langfang, vicino Pechino, è stato descritto dalla diplomazia cinese come “costruttivo”, per “attuare il consenso raggiunto dai due presidenti (Xi e Biden, ndr) durante il vertice di Bali”. Una visita per preparare quella che ci dovrebbe essere a inizio 2023 in Cina del segretario di Stato Usa Antony Blinken. 

Intanto, la settimana scorsa Pechino ha imposto nuovi divieti all’importazione di alcuni alimenti, bevande, liquori e prodotti ittici taiwanesi. Il primo ministro, Su Tseng-chang, ha accusato la Cina di violare le regole del commercio internazionale e di discriminare l’isola.