Eurocorruzione, la versione di Giorgi: “Quelle Ong servono per far girare i soldi”
dal nostro inviato Giuliano Foschini , dal nostro inviato Giuliano FoschiniCosì l’uomo di fiducia di Panzeri spiegava il sistema delle tangenti da Qatar e Marocco. Destituita Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento Ue. Il Pd: “Siamo parte lesa”
BRUXELLES - «Le Ong? Ci servono per far girare i soldi». Negli atti dell’indagine del Qatargate una frase di Francesco Giorgi, il compagno dell’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, l’uomo di fiducia di Antonio Panzeri disegna perfettamente il burrone nel quale questi signori hanno spinto un pezzo della nostra democrazia: la Ong che avevano creato si chiamava Fight Impunity. E, invece, era un manifesto di impunità. Perché nel leggere le quattro pagine del provvedimento con cui i magistrati belgi, venerdì scorso, hanno fermato Panzeri, Giorgi, Niccolò Figà-Talamanca (numero uno di un’altra Ong, “No Peace without justice”) e il numero uno del sindacato mondiale, Luca Visentini (poi scarcerato dopo le 48 ore), si comprende come il gruppo — secondo le accuse che vengono mosse loro dal magistrato Michel Claise — si muovesse con la massima spregiudicatezza, con l’obiettiv…
BRUXELLES - «Le Ong? Ci servono per far girare i soldi». Negli atti dell’indagine del Qatargate una frase di Francesco Giorgi, il compagno dell’ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, l’uomo di fiducia di Antonio Panzeri disegna perfettamente il burrone nel quale questi signori hanno spinto un pezzo della nostra democrazia: la Ong che avevano creato si chiamava Fight Impunity. E, invece, era un manifesto di impunità. Perché nel leggere le quattro pagine del provvedimento con cui i magistrati belgi, venerdì scorso, hanno fermato Panzeri, Giorgi, Niccolò Figà-Talamanca (numero uno di un’altra Ong, “No Peace without justice”) e il numero uno del sindacato mondiale, Luca Visentini (poi scarcerato dopo le 48 ore), si comprende come il gruppo — secondo le accuse che vengono mosse loro dal magistrato Michel Claise — si muovesse con la massima spregiudicatezza, con l’obiettivo si legge, di favorire due Paesi: «Il Qatar e il Marocco».
Il lavoro sul Qatar e il Marocco
Il gruppo, per come è raccontato negli atti, sarebbe attivo almeno dal gennaio del 2021. I reati contestati sono appunto quello dell’associazione, la corruzione e il riciclaggio. Il rapporto principale era appunto con il Qatar. Ed era ai livelli più alti. Nei documenti si fa riferimento, per esempio, al ministro del Lavoro Ali Bin Samikh Al Marri che Kaili — che però al momento del fermo era considerata fuori dall’associazione, a differenza del suo compagno Giorgi — ha incontrato il primo novembre in Qatar. Lo ha fatto proprio grazie all’intermediazione del gruppo che, stando alla ricostruzione che ne fanno gli inquirenti belgi, si muoveva proprio per creare relazioni tra i membri dell’Europarlamento e le autorità qatarine. Nel provvedimento si fa esplicito riferimento ai mondiali di calcio in corso. E alla necessità che aveva il governo di Doha che si parlasse positivamente delle “riforme” in materie delicate, come appunto il lavoro. E si bloccasse ogni polemica. Per questo, proprio la Ong di Panzeri, oltre appunto all’attività di influenza, aveva organizzato una serie di viaggi in Qatar nei mesi scorsi. La figlia era lì a qualche giorno dall’inizio della competizione. Nel documento si fanno i nomi di alcuni deputati che avrebbero potuto subire l’influenza di Panzeri. C’è, per esempio, Alessandra Moretti: l’eurodeputata del Partito democratico non è indagata né assolutamente sospettata di aver incassato denaro. È negli atti perché la sua assistente, Francesca Garbagnati, ha lavorato in passato con Panzeri, e per questo ha gli uffici ora sotto sequestro: tra i documenti che si cercano proprio quelli relativi al viaggio in Qatar di Moretti nell’ottobre scorso. Uguale importanza è data però anche ai contatti del gruppo con il Marocco. Seppur con caratteristiche diverse: si fa riferimento esplicitamente a interessi “politici” del Paese arabo nei confronti delle istituzioni europee e non soltanto di “buona stampa” come nel caso del Qatar. Il riferimento tra le altre cose è ai “regali” elargiti dall’ambasciatore del Marocco in Polonia, Abderrahim Atmoun.
Gli orologi e la villa a Cervinia
Oltre al denaro negli atti si fa riferimento anche a una serie di “regali” di cui il gruppo avrebbe goduto. In alcune intercettazioni, proprio durante uno dei viaggi organizzati in Qatar, si parla di alcuni “orologi”. E c’è il riferimento anche a un acquisto di una casa in montagna, a Cervinia. Gli strumenti su cui sarebbero transitati i soldi necessari sarebbero proprio i conti correnti delle Ong: Fight Impunity, quella di Panzeri, ma anche “No Peace without justice” di Niccolò Figà-Talamanca che, però, durante i lunghi interrogatori ha respinto ogni addebito. Alcune ammissioni sarebbero arrivate invece da Giorgi inchiodato anche dalle intercettazioni telefoniche nelle quali — come appunto nel caso delle Ong — faceva riferimenti espliciti. Confermati, poi, dalla montagna di soldi trovati a casa sua e di Kaili. Che negli interrogatori Giorgi starebbe provando a difendere. «È estranea a tutte le accuse», ha confermato l’avvocato della greca.
La destituzione di Kaili
D’altronde quella di ieri è stata una giornata difficilissima per l’ex vicepresidente del Parlamento. Il Parlamento ha votato con 625 voti contro 1 (il solo contrario è stato il croato Mislav Kolakusic) per la sua destituzione al termine di un dibattito dai toni durissimi. Il gruppo di amicizia Ue-Qatar, di cui facevano parte anche gli italiani Fulvio Martusciello e Dino Giarrusso, è stato sospeso. Mentre la delegazione europarlamentare che si occupa della penisola araba ha rinviato il suo viaggio previsto a febbraio. Il Qatar, nel dirsi estraneo a tutte le accuse, ha accusato invece gli Emirati Arabi Uniti di aver ordito un complotto a Bruxelles, confermando così la voce che l’indagine sia nata appunto da una soffiata di un’intelligence straniera. «Quello a cui stiamo assistendo è scandaloso e inaccettabile» ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta. «Il Pd è parte lesa e si costituirà parte civile nel procedimento in corso».