Perù, il governo dichiara lo stato d'emergenza. L'ex presidente Castillo resta in carcere
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoSale ancora la tensione in Perù dove decine di migliaia di persone da sei giorni continuano a protestare per il mancato scioglimento del Congresso e la convocazione di nuove elezioni politiche generali. Quattro aeroporti sono stati invasi, presi d’assalto e in parte devastati costringendo le autorità a chiudere gli scali e a sospendere le operazioni di volo.
Sale ancora la tensione in Perù dove decine di migliaia di persone da sei giorni continuano a protestare per il mancato scioglimento del Congresso e la convocazione di nuove elezioni politiche generali. Quattro aeroporti sono stati invasi, presi d’assalto e in parte devastati costringendo le autorità a chiudere gli scali e a sospendere le operazioni di volo.
Ad essere messo sotto accusa è il Parlamento che dopo aver dimesso il maestro di Cajamarca da presidente continua a svolgere le sue funzioni come se non fosse accaduto nulla. Un atteggiamento che ha fatto infuriare i peruviani. Considerano i deputati i veri responsabili della crisi politica e istituzionale che si trascina da una decina di anni con sei presidenti ricusati, arrestati, costretti agli arresti domiciliari perché accusati di corruzione dal 2016. Lo stato di emergenza significa esercito per le strade a protezione dei siti strategici, come aeroporti, miniere, uffici pubblici, banche, centri di estrazione petroliferi. I soldati affiancheranno la polizia che continuerà a svolgere i compiti di ordine pubblico. Ma significa anche abolizione di alcuni diritti costituzionali come manifestare, riunirsi in gruppi, svolgere iniziative politiche, limiti negli spostamenti, controlli per le strade. Per il momento è evitato il coprifuoco ma se la tensione continuerà a salire è quasi ovvio che i militari prenderanno in mano la situazione.