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Perù, il governo dichiara lo stato d'emergenza. L'ex presidente Castillo resta in carcere

(afp)
Proteste e scontri per il mancato sciogliento del Parlamento: la gente chiede elezioni immediate, ma la presidente Boluarte non è disposta a convocarle prima del dicembre 2023. L'esercito intanto ha affiancato la polizia per mantenere l'ordine pubblico ma la tensione continua a crescere
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Sale ancora la tensione in Perù dove decine di migliaia di persone da sei giorni continuano a protestare per il mancato scioglimento del Congresso e la convocazione di nuove elezioni politiche generali. Quattro aeroporti sono stati invasi, presi d’assalto e in parte devastati costringendo le autorità a chiudere gli scali e a sospendere le operazioni di volo.

Il ministro della Difesa Alberto Otárola ha dichiarato lo stato di emergenza a livello nazionale per i prossimi 30 giorni e per 60 nelle regioni meridionali. La situazione più critica è infatti nel sud del paese dove le città di Cusco, Puno, Arequipa e Apurimac sono state teatri di violentissimi scontri con la polizia che è ricor…

Sale ancora la tensione in Perù dove decine di migliaia di persone da sei giorni continuano a protestare per il mancato scioglimento del Congresso e la convocazione di nuove elezioni politiche generali. Quattro aeroporti sono stati invasi, presi d’assalto e in parte devastati costringendo le autorità a chiudere gli scali e a sospendere le operazioni di volo.

Il ministro della Difesa Alberto Otárola ha dichiarato lo stato di emergenza a livello nazionale per i prossimi 30 giorni e per 60 nelle regioni meridionali. La situazione più critica è infatti nel sud del paese dove le città di Cusco, Puno, Arequipa e Apurimac sono state teatri di violentissimi scontri con la polizia che è ricorsa ai lacrimogeni ma anche ai proiettili di gomma per disperdere i manifestanti. Sono confermate sette vittime, tutti ragazzi di 18 e 19 anni, oltre a due minorenni. Centinaia di turisti sono bloccati sulle Ande dove erano andati a visitare i siti archeologici più noti al mondo, tra i quali quelli di Machu Picchu e la Valle Sagrada. La presidente Dina Boluarte, eletta la settimana scorsa, dopo la destituzione di Pedro Castillo autore di un autogolpe fallito nel giro di tre ore e adesso agli arresti per sedizione e ribellione, ha invitato alla calma e ha chiesto alla popolazione di fermare i saccheggi e le devastazioni. Ma l’appello sembra caduto nel vuoto.

Ad essere messo sotto accusa è il Parlamento che dopo aver dimesso il maestro di Cajamarca da presidente continua a svolgere le sue funzioni come se non fosse accaduto nulla. Un atteggiamento che ha fatto infuriare i peruviani. Considerano i deputati i veri responsabili della crisi politica e istituzionale che si trascina da una decina di anni con sei presidenti ricusati, arrestati, costretti agli arresti domiciliari perché accusati di corruzione dal 2016. Lo stato di emergenza significa esercito per le strade a protezione dei siti strategici, come aeroporti, miniere, uffici pubblici, banche, centri di estrazione petroliferi. I soldati affiancheranno la polizia che continuerà a svolgere i compiti di ordine pubblico. Ma significa anche abolizione di alcuni diritti costituzionali come manifestare, riunirsi in gruppi, svolgere iniziative politiche, limiti negli spostamenti, controlli per le strade. Per il momento è evitato il coprifuoco ma se la tensione continuerà a salire è quasi ovvio che i militari prenderanno in mano la situazione.

(afp)
Il Congresso si riunirà nelle prossime ore per decidere cosa fare: la proposta di anticipare all’aprile del 2024 le elezioni piuttosto che nel 2026 viene duramente contestata dalla gente. La presidente Boluarte ha quindi suggerito una nuova data: quella del dicembre 2023.Tutti invocano subito il voto ma chi siede in Parlamento resiste alla prospettiva di perdere il posto e probabilmente di non essere più neanche candidato. Pedro Castillo intanto resterà in carcere. Il procuratore della Corte Suprema Uriel Terán ha chiestio alla Corte di ordinare 18 mesi di detenzione preventiva nei confronti dell’ex presidente e l’ex capo di stato maggiore Anibál Torres, suo braccio destro. La richiesta è avvenuta dopo che il giudice dello stesso Supremo Juan Checkley Soria ha approvato la formalizzazione dell’istruttoria nei confronti dell’ex capo di Stato e dell’ex presidente del Consiglio dei ministri. Il magistrato avrà 48 ore di tempo per convocare un’udienza nella quale sarà valutata la richiesta del Pubblico ministero. Castillo resterà dunque in carcere fino all’emissione della sentenza. Oggi scadevano i sette giorni di carcere preventivo. Era convinto di uscire di prigione. Aveva dato appuntamento ai suoi seguaci. Ma la Procura ha giocato d’anticipo e lo ha battuto sul tempo.