Obiettori di coscienza russi: "L'Ue accolga chi rifiuta la guerra"
di Natasha Caragnano , di Natasha CaragnanoROMA - Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio, il canale telegram del Movimento degli obiettori di coscienza russi, contava un migliaio di iscritti. Ma con la guerra il numero degli utenti è aumentato fino a raggiungere i 50mila a settembre, quando il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato la mobilitazione parziale. I cittadini chiamati al servizio militare cercavano in questo canale tutto l'aiuto possibile per non andare al fronte ed evitare l'arruolamento. “Un diritto riconosciuto dalla Costituzione russa dal 1993”, specifica Alexander Belik, tra i coordinatori del Movimento, nella sala del Centro congressi di Villa Palestro a Roma.
Nonostante il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare e la possibilità di scegliere il servizio civile alternativo, rifiutare di combattere non è una opzione possibile per tutti. “Abbiamo prove di campi di detenzione …
ROMA - Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio, il canale telegram del Movimento degli obiettori di coscienza russi, contava un migliaio di iscritti. Ma con la guerra il numero degli utenti è aumentato fino a raggiungere i 50mila a settembre, quando il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato la mobilitazione parziale. I cittadini chiamati al servizio militare cercavano in questo canale tutto l'aiuto possibile per non andare al fronte ed evitare l'arruolamento. “Un diritto riconosciuto dalla Costituzione russa dal 1993”, specifica Alexander Belik, tra i coordinatori del Movimento, nella sala del Centro congressi di Villa Palestro a Roma.
Nonostante il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare e la possibilità di scegliere il servizio civile alternativo, rifiutare di combattere non è una opzione possibile per tutti. “Abbiamo prove di campi di detenzione in cui i soldati che si rifiutano di combattere in Ucraina vengono rinchiusi e torturati ”, denuncia Belik. Ne è un esempio il campo di Bryank, nel Lugansk occupato dai russi, comparso su alcuni media internazionali questa estate e subito chiuso dai russi. “Sappiamo con certezza che ne hanno aperto un altro poco dopo. Funziona sempre così, chiudono e riaprono”, e la situazione per obiettori e dissidenti sta diventando sempre più grave.
La petizione
“Vorrei che le istituzioni europee sostenessero la nostra petizione per offrire il diritto di asilo agli obiettori di coscienza e ai disertori di Russia, Bielorussia e Ucraina. Vorrei che aiutassero tutte le persone che sono ancora in Russia, ma vogliono andare via e non hanno la possibilità di farlo”. La petizione, sostenuta da diverse organizzazioni internazionali, è indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, e alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. "Essere un obiettore di coscienza o un disertore russo, ucraino o bielorusso non è sufficiente per ottenere l'asilo politico nell'Unione Europea. Per questo la mia associazione sta collaborando col Movimento nonviolento italiano affinché anche le vostre istituzioni aderiscano alla petizione #ObjectWarCampaign, con cui chiediamo di tutelare gli obiettori. Siamo convinti che sostenere coloro che si rifiutano di imbracciare le armi sia uno dei modi con cui porre fine a questa guerra".
Le firme raccolte dal Movimento nonviolento e Un ponte per, invece, sono state presentate oggi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Chiediamo che il nostro Paese si faccia parte attiva nella concezione dell’asilo e del riconoscimento dello stato di rifugiati politici per obiettori russi, bielorussi e ucraini”, spiega Massimo Valpiana, presidente nazionale del Movimento nonviolento. Un'azione necessaria per aiutare queste persone visto che, secondo Alfio Nicotra, co-presidente di Un ponte per, “quando in migliaia hanno provato a fuggire per lasciare la Russia buona parte dei Paesi dell’Unione europea ha chiuso i suoi confini”. Alexander ha trovato rifugio in Estonia a marzo, dove ha fatto richiesta per il visto.
Il lavoro degli attivisti in Russia
Anche dall’Estonia il dissidente russo ha cercato di aiutare i suoi coetanei rimasti in Russia, organizzando consultazioni online a cui hanno partecipato più di 500 persone. Nei primi mesi di guerra il Movimento degli obiettori di coscienza russi ha avviato una campagna per contrastare le bugie del Cremlino e spiegare al popolo russo che obiettare, o scegliere il Servizio civile alternativo, era un loro diritto. Ma da allora è diventato sempre più difficile tornare a casa dal fronte, come è stato sempre più complesso per gli attivisti lavorare nel Paese.
La mobilitazione parziale, spiega Balik, ha colpito soprattutto le minoranze ed è stato un pretesto per aumentare la pressione sulle popolazioni autoctone. “Mentre la propaganda non ha risparmiato la comunità Lgbtq+”, e agli inizi di dicembre Putin ha firmato una legge che vieta “la promozione di relazioni sessuali non tradizionali”. “Per queste ragioni la scorsa settimana, durante un incontro a Berlino, abbiamo deciso con attivisti Lgbtq+ e delle popolazioni autoctone di creare una piattaforma attarverso cui unire le forze e aumentare il contrasto alla guerra”. Con la speranza, conclude Belik, che questo possa aiutare a costruire un futuro più libero per il Paese.