Israele, Netanyahu all'emittente di Riad: "Conflitto arabo-israeliano può finire solo dopo la pace con l'Arabia Saudita"
di Rossella TercatinGERUSALEMME – La pace con l’Arabia Saudita per raggiungere la pace con i palestinesi. In una lunga intervista con l’emittente saudita Al Arabiya, il leader israeliano Benjamin Netanyahu racconta la sua visione per un nuovo Medio Oriente, inclusa la ricetta per porre fine all’eterno conflitto arabo israeliano. Una ricetta che passa per Riad. “Ritengo che possiamo dare vita una nuova iniziativa di pace che costituirebbe un enorme passo avanti per il raggiungimento della risoluzione sia del conflitto arabo-israeliano che, in definitiva, del conflitto israelo-palestinese,” le parole di Netanyahu. “Naturalmente, mi riferisco a quello che sarebbe davvero un evento straordinario, una storica pace con l'Arabia Saudita.”
[[ge:rep-locali:repubblica:376124508]]Da quando nel 2020 Israele ha normalizzato i propri rapporti con Emirati Arabi Uniti e Bahrain (cui sono poi seguiti Sudan e Marocco) nell’ambito della cornice degli Accordi di Abramo realizzati sotto l’egida dell’amministrazione Trump, l’…
GERUSALEMME – La pace con l’Arabia Saudita per raggiungere la pace con i palestinesi. In una lunga intervista con l’emittente saudita Al Arabiya, il leader israeliano Benjamin Netanyahu racconta la sua visione per un nuovo Medio Oriente, inclusa la ricetta per porre fine all’eterno conflitto arabo israeliano. Una ricetta che passa per Riad. “Ritengo che possiamo dare vita una nuova iniziativa di pace che costituirebbe un enorme passo avanti per il raggiungimento della risoluzione sia del conflitto arabo-israeliano che, in definitiva, del conflitto israelo-palestinese,” le parole di Netanyahu. “Naturalmente, mi riferisco a quello che sarebbe davvero un evento straordinario, una storica pace con l'Arabia Saudita.”
[[ge:rep-locali:repubblica:376124508]]Da quando nel 2020 Israele ha normalizzato i propri rapporti con Emirati Arabi Uniti e Bahrain (cui sono poi seguiti Sudan e Marocco) nell’ambito della cornice degli Accordi di Abramo realizzati sotto l’egida dell’amministrazione Trump, l’obiettivo di Israele e Stati Uniti è rimasto quello di coinvolgere altri paesi nell’accordo, Riad in primis. Sebbene alcuni passi avanti siano stati compiuti – come l’apertura degli spazi aerei sauditi a compagnie israeliane annunciato l’estate scorsa – una vera svolta non è ancora arrivata, con i sauditi che hanno continuato a ribadire come non siano disponibili ad arrivare alla normalizzazione con Israele fino a che non nasca uno Stato palestinese.
Sotto la presidenza di Joe Biden poi i rapporti di Washington con l’Arabia si sono in parte deteriorati, con gli USA che hanno cercato di fare pressione sui suoi leader sulla questione del rispetto dei diritti umani. Una scelta criticata da Netanyahu. “Penso che ci sia bisogno di riaffermare l'impegno dell'America nei confronti dei suoi tradizionali alleati in Medio Oriente,” le parole del leader israeliano. “Tra questi c’è Israele, ovviamente, e il nostro è un rapporto solido e indissolubile. Ma penso che la tradizionale alleanza con l'Arabia Saudita e altri paesi debba essere ribadita”, ha aggiunto, impegnandosi a parlare dell’argomento con Biden.
[[ge:rep-locali:repubblica:378691368]]Netanyahu ha concesso l’intervista in un momento cruciale per il suo futuro politico. Nelle elezioni del primo novembre l’insieme dei partiti che lo sostiene come primo ministro ha ottenuto, per la prima volta da anni, una maggioranza netta – 64 seggi sui 120 della Knesset. Tuttavia Bibi, com’è chiamato in patria e all’estero, sta affrontando non poche difficoltà nel chiudere gli accordi per costituire ufficialmente la coalizione di governo con i suoi alleati, le due formazioni ultraortodosse Shas e United Torah Judaism e i tre gruppi nazionalisti-religiosi di ultra-destra Partito Sionista Religioso, Potere Ebraico e Noam. In particolare questi ultimi stanno tenendo col fiato sospeso la metà di Israele che non vota Netanyahu e le cancellerie di mezzo mondo per le posizioni oltranziste espresse dai loro leader su una varietà di argomenti, dal rapporto tra Stato e religione ai diritti LGBT, nonché sulla questione palestinese.
Durante il colloquio con Al Arabiya però Netanyahu ha gettato acqua sul fuoco, dichiarando che sarà lui in ultima analisi a determinare le politiche del governo. “Sarò io a governare e a guidare questo governo. Gli altri partiti si uniscono a me, non io a loro”, ha sostenuto. “La mia è una politica di stabilità, pace, prosperità e sicurezza sia per gli israeliani sia per i palestinesi.”