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Eurocorruzione, regali e hotel di lusso: i favori del Marocco al “caro amico” Panzeri

(ansa)
All’hotel Mamounia di Marrakech con le valigie piene di omaggi del capo delle spie
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BRUXELLES - Primo quadro: maggio del 2018. All'interno del parlamento europeo sorridono a favore di un fotografo Antonio Panzeri, Andrea Cozzolino e Abderrahim Atmoun. Diranno: "Il Marocco e l'Unione europea hanno e avranno rapporti sempre migliori". Secondo quadro: hotel Mamounia, il più bello di Marrakesch, tra i migliori al mondo. Antonio Panzeri stappa una bottiglia accanto ai suoi amici, alla sua famiglia che ha portato per festeggiare. L'ambasciatore ha riempito di regali le loro valige. "Mamma, come cazzo portiamo il regalo di Atmoun?" chiede la figlia. Terzo quadro: sede della Dged, i servizi segreti marocchini. Dal ministero degli Esteri hanno chiesto informazioni su questo Panzeri che torna spesso in una serie di report diplomatici. Scrive il funzionario: "Antonio Panzeri, il nostro caro amico".


Per leggere meglio il Qatargate, per andare all'inizio di questa storia, è necessario abbandonare il Qatar. E sposta…

BRUXELLES - Primo quadro: maggio del 2018. All'interno del parlamento europeo sorridono a favore di un fotografo Antonio Panzeri, Andrea Cozzolino e Abderrahim Atmoun. Diranno: "Il Marocco e l'Unione europea hanno e avranno rapporti sempre migliori". Secondo quadro: hotel Mamounia, il più bello di Marrakesch, tra i migliori al mondo. Antonio Panzeri stappa una bottiglia accanto ai suoi amici, alla sua famiglia che ha portato per festeggiare. L'ambasciatore ha riempito di regali le loro valige. "Mamma, come cazzo portiamo il regalo di Atmoun?" chiede la figlia. Terzo quadro: sede della Dged, i servizi segreti marocchini. Dal ministero degli Esteri hanno chiesto informazioni su questo Panzeri che torna spesso in una serie di report diplomatici. Scrive il funzionario: "Antonio Panzeri, il nostro caro amico".


Per leggere meglio il Qatargate, per andare all'inizio di questa storia, è necessario abbandonare il Qatar. E spostarsi in Marocco, muovendosi tra Rabat, Marrakesch. E Bruxelles. Il grande scandalo è cominciato qui. Lo spiegano bene gli atti di indagine della procura belga che raccontano come il primo input ai servizi belgi sia arrivato proprio dal Marocco. O, meglio, sul Marocco. Un servizio estero - probabilmente quello spagnolo - segnala infatti ai belgi che il Marocco può contare all'interno del parlamento europeo di un gruppo di influenza all'interno del Parlamento, e in particolare del gruppo socialista, che esercita attività di influenza a favore del paese nord africano. Indicano nell'ambasciatore Abderrahim Atmoun uno dei tramiti tra l'organizzazione e indicano il nome di un terzo uomo, Mohamed Belharache, come intermediario.

È a quel punto che si accende la prima lampadina agli uomini del servizio belga. Si rendono conto che il nome di quel Belharache è presente nei loro database. È lo stesso che qualche mese prima era stato fermato a Parigi con una valigetta di documenti segreti all'aeroporto di Orly, dove aveva corrotto un poliziotto. È possibile che stesse effettuando un'operazione di controspionaggio. Qualcuno, a quel punto, chiede qualche informazione in più agli spagnoli. Che restano vaghi. Segnalando, soltanto, un caso sul quale loro stavano lavorando: nel luglio del 2021 avevano raccolto la denuncia di Miguel Urban, uno degli eurodeputati della Sinistra, che più attivamente segue la questione Marocco. E in particolare la delicata vicenda del Sahara occidentale. Urban è sempre stato molto duro nei confronti del Marocco e a luglio del 2021 aveva subito una spiacevole visita in casa. Il suo sospetto, disse allora e conferma oggi, che la mano sia stata quella dei servizi marocchini.

Dunque: gli spagnoli avvisano i belgi. I belgi muovono i francesi e chiedono conferme, che arrivano, anche dai polacchi sul ruolo di Atmoun. Il nome di Panzeri trova sempre più forza. A quel punto i belgi provano e trovano un'interlocuzione anche con i nostri servizi. Ma - motivo che crea oggi molto imbarazzo, e anche delusione nei nostri apparati: sono certi che con una maggiore collaborazione, anche a livello giudiziario, si sarebbe potuti arrivare a informazioni migliori e più precise già in questa fase - quello che arriva è molto parziale: si chiedono, cioè, informazioni su Panzeri e Giorgi. Ma senza spiegare l'oggetto della questione, senza fare riferimento al grande giro di corruzione che si sospetta. Raccolte tutte le informazioni, la Vsse, i servizi di intelligence belgi, decide di fare un blitz a casa Panzeri per capire se le dritte erano giuste. È il 12 luglio, l'ex europarlamentare è fuori da Bruxelles, al mare.

"Bingo!" dicono gli agenti , una volta entrati in casa, a Francisca Bostyn (in Belgio, come in Italia, una donna guida i Servizi) che era collegata a distanza. Davanti hanno una valigia piena di banconote: sono settecentomila euro. Duecento in più di quelli che, cinque mesi dopo, si troveranno davanti al momento del blitz a casa di "Antonio, il caro amico" del Marocco.