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Putin vola da Lukashenko e prepara uomini e armi per "l’offensiva di primavera". Ecco i tre scenari

(ansa)
La Russia vuole congelare il conflitto per addestrare i mobilitari e rifornirsi così da tornare all'attacco tra febbraio e marzo. Gli ucraini avvertono: "Punterà di nuovo a Kiev". Ma gli esperti non vedono conferme dell'apertura di un fronte Nord. Resta il rischio dell'escalation nucleare. La linea rossa è la Crimea
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MOSCA - Quando lo scorso ottobre sembrava che le autorità russe stessero aprendo a negoziati con l'Ucraina, fonti vicine al Cremlino avevano messo in guardia: Vladimir Putin non aveva alcuna intenzione di porre fine alla sua "operazione militare speciale", voleva soltanto guadagnare tempo per addestrare i "mobik", le nuove reclute arruolate grazie alla "mobilitazione parziale" lanciata lo scorso settembre, e per racimolare nuovi armamenti ed equipaggiamenti in vista di una nuova "offensiva su larga scala" da lanciare tra febbraio e marzo. Scenario che ora inizia a preoccupare anche i vertici occidentali e ucraini. E che potrebbe vedere ancora una volta il coinvolgimento della Bielorussia che lunedì prossimo sarà teatro dell'ottavo faccia a faccia del 2022 tra Putin e Aleksandr Lukashenko.

MOSCA - Quando lo scorso ottobre sembrava che le autorità russe stessero aprendo a negoziati con l'Ucraina, fonti vicine al Cremlino avevano messo in guardia: Vladimir Putin non aveva alcuna intenzione di porre fine alla sua "operazione militare speciale", voleva soltanto guadagnare tempo per addestrare i "mobik", le nuove reclute arruolate grazie alla "mobilitazione parziale" lanciata lo scorso settembre, e per racimolare nuovi armamenti ed equipaggiamenti in vista di una nuova "offensiva su larga scala" da lanciare tra febbraio e marzo. Scenario che ora inizia a preoccupare anche i vertici occidentali e ucraini. E che potrebbe vedere ancora una volta il coinvolgimento della Bielorussia che lunedì prossimo sarà teatro dell'ottavo faccia a faccia del 2022 tra Putin e Aleksandr Lukashenko.

L'allarme sulla "nuova offensiva di primavera"

Il primo ad averlo segnalato è stato una settimana fa il segretario generale della Nato. "Vediamo che la Russia sta cercando di congelare il conflitto, almeno per un breve periodo, in modo da potersi riorganizzare, proteggere, riprendersi e poi provare a lanciare un'offensiva più grande la prossima primavera", ha detto Jens Stoltenberg a un evento organizzato dal quotidiano londinese Financial Times.

Ora anche il generale ucraino Valerii Zaluzhnyi, in un'intervista al settimanale britannico The Economist, ha confermato che l'esercito russo sta cercando di guadagnare tempo: "Stanno addestrando circa 200mila nuove truppe. Non ho dubbi che tenteranno nuovamente di prendere Kiev". Preoccupazione condivisa anche dal ministro della Difesa ucraina Oleksii Reznikov in un'intervista al Guardian.

Sebbene le affermazioni di Zaluzhnyi e Reznikov potrebbero far parte di un tentativo coordinato di Kiev di mantenere alta la pressione sugli alleati occidentali, anche esperti militari indipendenti concordano su un punto: la fine del conflitto è ancora lontana.

Che cosa succede in Bielorussia?

Il fatto che lunedì Putin volerà a Minsk per incontrare Lukashenko rinfocola i timori dell'apertura di un fronte Nord. I colloqui, ha riferito il Cremlino, si concentreranno sullo sviluppo del "partenariato strategico" tra Minsk e Mosca, in particolare sull'"integrazione" nel quadro dell'Unione Russia-Bielorussa, l'alleanza che lega le due ex Repubbliche sovietiche dal 1996. Unione che Putin vorrebbe vedere pienamente attuata a dispetto della riluttanza di Lukashenko, al potere dal 1994, che anche ieri ha definito "incrollabile" la sovranità del Paese.

La visita di Putin a Minsk segue peraltro quella del ministro russo Sergej Shojgu dello scorso mese che portò alla sigla di emendamenti mai divulgati al Trattato dell'Unione sulla "fornitura congiunta della sicurezza regionale", nonché la creazione sempre in ottobre di una forza militare congiunta sul territorio bielorusso. Nei giorni scorsi, inoltre, l'esercito di Minsk ha condotto un'ispezione a sorpresa delle sue forze per valutarne la prontezza di combattimento.

I dubbi degli esperti sul "fronte Nord"

Ciononostante gli esperti, non ultimi gli analisti dell'American Institute for the Study of War (Isw), continuano a ritenere improbabile che Minsk possa partecipare direttamente al conflitto in Ucraina nel prossimo futuro sia perché le sue forze sono troppo esigue per rappresentare una reale minaccia, sia "a causa delle dinamiche interne" di un Paese che soltanto due anni fa è stato teatro di oceaniche proteste antigovernative. Il vantaggio militare sarebbe esiguo a fronte dell'altissimo rischio di destabilizzazione politica.

Anche Konrad Muzyka, analista del Rochan Consulting, invita alla cautela: "L'afflusso di forze russe in Bielorussia è costante, ma sinora non abbiamo visto alcuna indicazione che queste forze vengano spostate nelle zone di confine. Nonostante il clamore su Twitter, le forze russe non sono nelle fasi finali dei preparativi per attaccare l'Ucraina da Nord".

La stessa Ucraina pensa che Minsk stia deliberatamente intensificando le attività al confine soltanto per distogliere la sua attenzione dal fronte Est. “La Bielorussia non è che una distrazione per noi”, ha detto in diretta YouTube Aleksej Arestovich, consigliere del presidente ucraino Zelensky.

Kiev non esclude però che, in vista della controffensiva del 2023, la Bielorussia possa servire nuovamente da base di retroguardia per le truppe russe come avvenne già lo scorso 24 febbraio. Ipotesi che però - avvertono sempre gli esperti - soltanto movimenti consistenti di truppe potrebbero confermare. E al momento non ci sono.

Addestramento e droni

Quel che è certo è che Mosca intanto continua ad addestrare il personale recentemente mobilitato e accumulare nuove armi. Secondo un'inchiesta congiunta di Reuters, iStories.ru e del British Institute for Defence Research, sarebbe persino riuscita ad aggirare le sanzioni e ad acquistare tramite intermediari i microchip di fabbricazione straniera per il drone Orlan-10 che usa in Ucraina già dal 2014.

I tre scenari del conflitto in Ucraina

La sensazione è che si stia preparando ad "allungare il fronte", bombardando Kherson, cercando di sceneggiare movimenti nel Nord, muovendo verso Bakhmut e facendo pressione nel Sud della regione di Donetsk. Con l'obiettivo di lanciare una controffensiva da Sud-Est che punti quantomeno a conquistare le quattro regioni ucraine formalmente ma unilateralmente annesse da Mosca.

L'esperto militare Michael Kofman del Center for Naval Analysis, intervenendo la scorsa settimana a un incontro moderato da Sergej Radchenko al Bologna Institute for Policy Research della John Hopkins University, ha prefigurato tre scenari. Primo, lo scenario "ottimista": un'offensiva ucraina di successo che riesca a costringere la Russia a negoziare sullo status della Crimea, la penisola annessa già nel 2014.

Secondo, uno "status quo dinamico" dove non c'è spazio per i negoziati: non uno stallo, ma un conflitto d'attrito dove il fronte cambia in maniera graduale, senza grandi avanzate né ritirate, ma non abbastanza perché una delle due parti ceda a compromessi.

Infine lo scenario "fatalista ottimista" con l'Ucraina che riesce a riconquistare i territori già occupati dai russi nel 2014 compresa la Crimea e Mosca che però, messa alle strette, opta per il nucleare. È il timore che circola da mesi negli ambienti Nato e che ieri un membro dell'amministrazione Biden ha ammesso durante un incontro riservato ai parlamentari statunitensi. Come ha detto Kofman, "quest'ultimo è lo scenario che potrebbe portare verso strade che il mondo non vorrebbe percorrere".