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Ucraina, il treno ospedale Msf che soccorre i feriti di guerra

(Foto: Andrii Ovod, Msf) 
Da quando ha cominciato a viaggiare, a fine aprile, ha trasportato più di duemila persone. A bordo del convoglio della compagnia nazionale ucraina ci sono chirurghi e infermieri, sale operatorie e unità di terapia intensiva
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ZAPORIZHZHIA - Da quando a fine aprile ha cominciato a viaggiare sulla ferrovia ucraina, l’ospedale su rotaia ha soccorso e trasportato più i duemila feriti di guerra. Duemiladieci, per l’esattezza. È il dato aggiornato a oggi dell’attività del treno di Medici Senza Frontiere, un vecchio convoglio anni Ottanta della compagnia nazionale Ukrzalinznycja riadattato a clinica mobile. A bordo non ci sono controllori, ma dottori. E chirurghi, infermieri, personale di Msf.

Dove c’erano i sedili e le cuccette per i passeggeri hanno trovato posto i letti della degenza per i pazienti. Hanno 50 letti, due sale operatorie, tre unità di terapia semi-intensiva e un’unità di terapia intensiva che può ospitare cinque pazienti. È stato installato un generatore e delle batterie di emergenza, per evitare che le strumentazioni rimangano senza corrente. Hanno costruito anche un sistema di tubature, inserito nell…

ZAPORIZHZHIA - Da quando a fine aprile ha cominciato a viaggiare sulla ferrovia ucraina, l’ospedale su rotaia ha soccorso e trasportato più i duemila feriti di guerra. Duemiladieci, per l’esattezza. È il dato aggiornato a oggi dell’attività del treno di Medici Senza Frontiere, un vecchio convoglio anni Ottanta della compagnia nazionale Ukrzalinznycja riadattato a clinica mobile. A bordo non ci sono controllori, ma dottori. E chirurghi, infermieri, personale di Msf.

Dove c’erano i sedili e le cuccette per i passeggeri hanno trovato posto i letti della degenza per i pazienti. Hanno 50 letti, due sale operatorie, tre unità di terapia semi-intensiva e un’unità di terapia intensiva che può ospitare cinque pazienti. È stato installato un generatore e delle batterie di emergenza, per evitare che le strumentazioni rimangano senza corrente. Hanno costruito anche un sistema di tubature, inserito nelle lamiere dei vagoni, per garantire ossigeno ad alto flusso alla terapia intensiva, prodotto da sette generatori di ossigeno.

(Foto: Andrii Ovod, Msf) 

In Ucraina la ferrovia funziona benissimo, non si ferma neanche durante l’allerta aerea o i bombardamenti. I treni al massimo ritardano un po’, ma partono sempre. E arrivano. Dunque l’idea di utilizzarne uno per trasportare i pazienti lontano dalle zone dove si combatte è stata buona e funziona. Quello di Msf ha la particolarità di raggiungere le aree più complicate del Paese, ad esempio la città di Pokrovsk nel Donbass o Kharkiv a Nord, caricare i feriti, sia civili che militari, che giungono alle stazioni con le ambulanze, e trasferirli a ovest, nella più tranquilla Leopoli.

(Foto: Andrii Ovod, Msf) 

“Trasportiamo feriti di guerra, la maggioranza a seguito di esplosioni, abbiamo fratturati e amputati, abbiamo evacuato anche anziani da case di riposo, bambini da orfanotrofi, malati oncologi che avevano bisogno di cure che gli ospedali vicini alla linea del fronte non riuscivano a garantire”, spiegano gli operatori di Msf. Oltre il 40 per cento dei pazienti-passeggeri è rappresentato da anziani e bambini che hanno riportato ferite da esplosione, schegge, armi da fuoco. Dal 24 aprile sono stati fatti 65 trasferimenti. Il più piccolo a salire sul treno di Msf è stato un bambino di 6 anni. Il giorno della vigilia di Natale il treno ospedale compirà otto mesi.

Alessia Gaudenzi, 36 anni, infermiera nella Rianimazione dell'ospedale di Pesaro, ci ha lavorato per tre mesi, da maggio a giugno. "Facevamo viaggi di continuo, eravamo come una grande famiglia. Partivamo da Leopoli e stavamo via 72 ore. Dnipro, Kharkiv, Kramatorsk... Nelle prime 36 ore eravamo vuoti e facevamo i corsi di aggiornamento, le successive 36 prendevamo i pazienti. I momenti più rischiosi erano alle stazioni, avevamo pochissimo tempo per caricare la gente perché potevamo essere attaccati coi missili. Ci sono stati giorni in cui abbiamo assistito 50 persone contemporaneamente, più le loro famiglie, e i cani e i gatti che avevano con sé". 

(Foto: Ondrii Ovod, Msf)