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“Già firmato l’addio in caso di malattia”: ma il Papa allontana l’ipotesi dimissioni

(ansa)
Bergoglio rivela al quotidiano spagnolo Abc l’esistenza di un documento scritto a inizio pontificato “Pronto a lasciare in caso di impedimento”. Poi precisa: “Si governa con la testa, non con le ginocchia”
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Ottantasei anni e non sentirli. Nel giorno del compleanno papa Francesco parla della sua possibile rinuncia con parole che hanno una doppia lettura: una eventualità, certo, che però non è alle viste. Cosa succede, gli domandano i giornalisti del quotidiano spagnolo Abc che lo hanno intervistato, se un pontefice resta improvvisamente impedito da problemi di salute o da un incidente? Non sarebbe opportuna una norma per questi casi? "Io ho già firmato la mia rinuncia", risponde Jorge Mario Bergoglio. Non si tratta di un'iniziativa recente, ma risale ai primi mesi del pontificato, "era quando Tarcisio Bertone era segretario di Stato", spiega Bergoglio: il salesiano andò in pensione lo stesso anno del Conclave, nel 2013, succeduto dall'attuale segretario di Stato, Pietro Parolin. "Ho firmato la rinuncia e gli ho detto: "In caso di impedimento medico o che so io, ecco la mia rinuncia. Ce l'hai". Non so a chi l…

Ottantasei anni e non sentirli. Nel giorno del compleanno papa Francesco parla della sua possibile rinuncia con parole che hanno una doppia lettura: una eventualità, certo, che però non è alle viste. Cosa succede, gli domandano i giornalisti del quotidiano spagnolo Abc che lo hanno intervistato, se un pontefice resta improvvisamente impedito da problemi di salute o da un incidente? Non sarebbe opportuna una norma per questi casi? "Io ho già firmato la mia rinuncia", risponde Jorge Mario Bergoglio. Non si tratta di un'iniziativa recente, ma risale ai primi mesi del pontificato, "era quando Tarcisio Bertone era segretario di Stato", spiega Bergoglio: il salesiano andò in pensione lo stesso anno del Conclave, nel 2013, succeduto dall'attuale segretario di Stato, Pietro Parolin. "Ho firmato la rinuncia e gli ho detto: "In caso di impedimento medico o che so io, ecco la mia rinuncia. Ce l'hai". Non so a chi l'abbia data Bertone", prosegue Francesco, con nonchalance, "ma io l'ho data a lui quando era segretario di Stato".

Non è la prima volta che il Papa argentino parla delle sue dimissioni, che non sarebbero una novità eclatante dopo lo storico passo indietro di Benedetto XVI nel 2013, ma è la prima volta che parla di questo documento: "Ora forse - chiosa ridendo, frecciata a chi in Vaticano accelererebbe lo scorrere del tempo - qualcuno andrà a chiedere a Bertone: "Dammi quella lettera"... Sicuramente lui l'avrà consegnata al nuovo segretario di Stato".

Non delegherà il suo potere alla Curia romana

Nella storia della Chiesa già altri Papi stilarono un documento con l'ipotesi della loro rinuncia: lo fece Paolo VI "e credo che anche Pio XII l'abbia fatto", puntualizza Bergoglio. Giovanni Paolo II valutò la cosa ma si risolse a rimanere al governo fino all'ultimo respiro. Una scelta dal sapore mistico, che ha avuto però risvolti problematici: vittima di un attentato tre anni dopo l'elezione, nel 1981, e poi negli ultimi anni con il Parkinson che avanzava, Karol Wojtyla delegò molte decisioni ad una Curia romana pervasiva e non priva di opacità. Anni dopo, il Papa venuto "quasi dalla fine del mondo", ha fatto pulizia e ridimensionato la burocrazia vaticana. Se c'è una certezza, è che non delegherà mai il "munus" petrino, assegnatogli dallo Spirito santo tramite i cardinali elettori, alla Curia romana, piuttosto si dimetterebbe. 

Ma lo farà non a tutti i costi, bensì - è il sottotesto del suo annuncio - "in caso di impedimento medico o che so io". Per indovinare quale può essere il contenuto esatto di questa affermazione un po' vaga si può risalire a quello che Benedetto XVI, ben prima di dimettersi, spiegò nel 2010 nel libro-intervista Luce del mondo con il giornalista tedesco Peter Seewald: "Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l'incarico affidatogli, allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi". Con quelle parole il Papa tedesco poneva le basi della sua futura decisione, ne allargava le maglie, ma al tempo stesso la perimetrava: un Papa si dimette per decisione autonoma, qualora il suo stato - fisico, mentale, spirituale - non gli consenta più di governare, "in un momento di serenità, o quando semplicemente non ce la si fa più", per dirla sempre con Benedetto XVI. 

Gli appuntamenti già in agenda per i prossimi anni

Non, ad esempio, per un problema di deambulazione: "Si governa con la testa, non con il ginocchio", ha ripetuto il Papa al giornale spagnolo. E tanto meno sotto pressioni: se è prevedibile che quando scomparirà Benedetto XVI, oggi 95 anni, aumenteranno le pressioni degli avversari affinché Francesco si ritiri e ne prenda il posto come papa emerito, già da oggi si sa che non sarà questa una variabile presa in considerazione dal Papa regnante.

Jorge Mario Bergoglio è ben consapevole che il suo pontificato ha scosso molti equilibri nella Chiesa. "Alcuni mi volevano morto, già preparavano il Conclave", commentò dopo l'operazione al colon del luglio 2021. E ora nell'intervista a Abc già segna nell'agenda dei prossimi anni un paio di appuntamenti, un probabile viaggio a Marsiglia "l'anno prossimo" e "tra due anni" la nomina di una donna a capo di un dicastero vaticano. Più in generale, in un'altra intervista trasmessa sempre ieri, Francesco fa un bilancio aperto della sue riforma: "Sta andando avanti", ha detto a Canale 5, ma ci sono ancora "cose da fare". In particolare, c'è il grande sinodo globale da concludere, con l'assemblea finale già fissata per l'ottobre 2024. Le dimissioni possono attendere.