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Euroscandalo, Moretti: "Sono stata a Doha, ma non ho mai favorito il Qatar"

Intervista all'europarlamentare del Pd: "Quando abbiamo votato la mozione mi sono presentata in aula con una fascia arcobaleno al braccio, in segno di dissenso per i diritti violati"
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Alessandra Moretti, eurodeputata del Partito democratico, dice: "Queste sono le risposte che darei a un magistrato, se mai qualcuno mi dovesse chiedere spiegazione".

Bene. Allora cominciamo da qui, dai magistrati. Nel mandato d'arresto per Panzeri e Giorgi scrivono che lei, insieme con il capogruppo Bonifei, era parte di "un gruppo di amici", sul quale potevano fare affidamento per favorire in Parlamento Qatar e Marocco. Quanto eravate amici?
"Ma non lo eravamo per niente. E la nostra distanza è dettata non dalle mie parole. Ma dei miei atti. Io e Pietro Bartolo abbiamo firmato un'interrogazione contro l'ambasciatore del Qatar. Io, nel giorno della votazione della mozione contro il Qatar, mi sono presentata in aula con una fascia arcobaleno al braccio come segno di profondo dissenso nei confronti di Doha che non tutela i diritti civili. Sfido a trovare un solo mio voto che vada in senso opposto al rispetto ai diritti delle minoranze: …

Alessandra Moretti, eurodeputata del Partito democratico, dice: "Queste sono le risposte che darei a un magistrato, se mai qualcuno mi dovesse chiedere spiegazione".

Bene. Allora cominciamo da qui, dai magistrati. Nel mandato d'arresto per Panzeri e Giorgi scrivono che lei, insieme con il capogruppo Bonifei, era parte di "un gruppo di amici", sul quale potevano fare affidamento per favorire in Parlamento Qatar e Marocco. Quanto eravate amici?
"Ma non lo eravamo per niente. E la nostra distanza è dettata non dalle mie parole. Ma dei miei atti. Io e Pietro Bartolo abbiamo firmato un'interrogazione contro l'ambasciatore del Qatar. Io, nel giorno della votazione della mozione contro il Qatar, mi sono presentata in aula con una fascia arcobaleno al braccio come segno di profondo dissenso nei confronti di Doha che non tutela i diritti civili. Sfido a trovare un solo mio voto che vada in senso opposto al rispetto ai diritti delle minoranze: donne, comunità Lgbt, lavoratori senza garanzie".

Onorevole, allora perché la ritengono una "amica"?
"Questo non lo so. Non avevo nemmeno particolari rapporti con Panzeri, anzi direi che non ne avevo".

Forse perché per due volte è stata in Qatar nell'ultimo anno e mezzo e ha avuto parole al miele per il modo con cui il Paese stava affrontando i mondiali di calcio, nonostante le polemiche sul rispetto dei diritti dei lavoratori?
"Io sono stata due volte, in Qatar, è vero".

Chi ha pagato i viaggi?
"La prima volta siamo stati invitati da un'associazione che si occupa di diritti umani. Non quella di Panzeri, eh. Un'altra. Che si muoveva con il patrocinio del Parlamento e dell'Unione europea. Non ero certo sola. C'erano decine di altri deputati, anche italiani, di altri gruppi parlamentari. In quell'occasione ci è stato spiegato che si stava lavorando a riforme a garanzia dei lavoratori, come effettivamente era, e di questo ho dato conto".

Ha ricevuto regali?
"No, non scherziamo. La seconda volta, invece, è stata una visita ufficiale, ho incontrato anche il nostro ambasciatore: ho lavorato, e ci siamo riusciti, a tirare fuori da Kabul, dopo la presa del potere dei talebani, trenta donne. Donne che sono state accolte proprio a Doha. In quel caso, come è possibile verificare dai documenti, trattandosi di una missione ufficiale, siamo stati a spese del Parlamento come avviene in queste situazioni".

C'era Panzeri?
"Sì, nel primo caso sì".

Le ha mai chiesto di ammorbidire o cambiare le sue posizioni sul Qatar o il Marocco?
"Mai. Nemmeno allusioni".

E lei, allora, non si è chiesta cosa ci facesse a Doha?
"Sapevo che era presidente di una Fondazione che si occupava di diritti umani. Me ne aveva parlato qualche volta, orgoglioso del fatto che nel board ci fossero personaggi assai prestigiosi".

Lei sapeva che la Ong di Panzeri non era iscritta nel registro trasparenza del Parlamento?
"No".

Significa che la Ong non era tenuta a depositare bilanci e a documentare, quindi, chi la finanziasse. Non le sembra almeno una grave leggerezza da parte vostra avere a che fare con un'organizzazione non trasparente?
"Credo che davanti a tutta questa schifezza che sta venendo fupri dall'indagine il Parlamento, e dunque anche il nostro gruppo, abbia solo una strada da percorrere: lavorare per separare il più possibile il confine tra i deputati e i lobbisti. Sulla Ong di Panzeri se leggerezza c'è stata, come credo, certo non è stata la nostra: io non ho mai avuto a che fare con l'organizzazione. Ma il Parlamento sì, visto che il centro di ricerche interne mi risulta ci abbia collaborato ufficialmente".