Tunisia, gli elettori boicottano le urne, al voto meno del 9%: L'opposizione chiede le dimissioni di Saied
di Leonardo Martinelli , di Leonardo MartinelliSabato mattina il presidente tunisino Kais Saied, accusato di spingere il suo Paese verso un regime autoritario, aveva lanciato un appello ai suoi concittadini, ad andare a votare al primo turno delle legislative, che si è tenuto in giornata: "È un'opportunità storica per ritrovare i vostri diritti legittimi", erano state le sue parole. Ma in serata l'uomo politico, che sperava nella consultazione per ottenere una conferma del sostegno della popolazione, ha raccolto un magro risultato: appena l'8,8% degli iscritti alle liste elettorali si era presentato alle urne entro le 18, quando quasi tutti i seggi sono stati chiusi (il dato definitivo non sarà molto più elevato). Si tratta del tasso di partecipazione più basso mai registrato dopo la rivoluzione dei gelsomini del 2011, quando i tunisini avevano conquistato la democrazia.
Sabato mattina il presidente tunisino Kais Saied, accusato di spingere il suo Paese verso un regime autoritario, aveva lanciato un appello ai suoi concittadini, ad andare a votare al primo turno delle legislative, che si è tenuto in giornata: "È un'opportunità storica per ritrovare i vostri diritti legittimi", erano state le sue parole. Ma in serata l'uomo politico, che sperava nella consultazione per ottenere una conferma del sostegno della popolazione, ha raccolto un magro risultato: appena l'8,8% degli iscritti alle liste elettorali si era presentato alle urne entro le 18, quando quasi tutti i seggi sono stati chiusi (il dato definitivo non sarà molto più elevato). Si tratta del tasso di partecipazione più basso mai registrato dopo la rivoluzione dei gelsomini del 2011, quando i tunisini avevano conquistato la democrazia.
Alle legislative del 2014 era stato addirittura il 68% a votare. Come si è arrivati al risultato attuale? La popolazione è sicuramente "distratta" da altre priorità, una crisi economica gravissima, mentre prodotti come il latte, il riso e lo zucchero mancano regolarmente nei supermercati. Ma soprattutto non crede più in Saied, che aveva vinto da outsider le presidenziali delle 2019, suscitando la speranza che un uomo fuori dal sistema politico (e dalla sua corruzione) potesse ridare slancio al Paese. Proprio contando sulla propria popolarità, il 25 luglio del 2021 il presidente aveva sospeso le attività del Parlamento, sciolto poi definitivamente il marzo successivo. Nel frattempo aveva preparato il testo di una nuova Costituzione, con l'obiettivo di passare da un regime parlamentare "all'italiana" a uno iperpresidenzialista. Il nuovo testo fondamentale è stato approvato in un referendum popolare lo scorso 25 luglio dal 96% dei votanti. Allora aveva partecipato alla consultazione il 30,5% degli iscritti alle liste elettorali.
La crociata contro i partiti
Quel dato corrispondeva nella sostanza alla parte della popolazione che ancora appoggiava Saied: in calo ma si trattava comunque di quasi un terzo degli elettori. Sulla base della Costituzione sono state stabilite le nuove regole per le legislative e i poteri della Camera dei deputati. Questi sono davvero irrisori: non deve dare la fiducia ai nuovi Governi, né può votare mozioni di sfiducia. Non solo: la Costituzione, sulla base della volontà di Saied, ha previsto che a queste legislative le formazioni politiche non potessero presentare propri candidati, ma che questi dovessero essere "a titolo individuale".
L'Ugtt, la potente federazione sindacale, che inizialmente era abbastanza conciliante con Saied, ha invitato la popolazione a non andare a votare. Populista, il presidente crede solo alla "volontà del popolo" e non al sistema dei partiti. E anche questi, nella maggior parte dei casi, hanno deciso di boicottare la consultazione. Come candidati si sono presentati una schiera di illustri sconosciuti, perlopiù oscuri sostenitori del presidente. Insomma, il colore del nuovo Parlamento (il secondo turno si terrà a febbraio) è già previsto: assolutamente pro Saied.
Così, l'unico elemento significativo di queste legislative restava il tasso di partecipazione, perché a votare sarebbero andati solo i sostenitori di Saied. Ebbene, questi sono rimasti apparentemente molto, molto pochi... Sabato sera, a commento della debole partecipazione, Faruk Bouasker, presidente dell'Isie, l'autorità elettorale, ha parlato di un "tasso modesto ma non vergognoso" e lo ha spiegato "con l'assenza totale di voti comprati con finanziamenti stranieri". Come se, per spingere i tunisini a votare, potessero servire solo i soldi di potenze estere... Le sue parole, d'altra parte, sono in sintonia con quelle di Saied che allude spesso a complotti stranieri nei propri confronti, soprattutto di un Occidente presunto anti-arabo.
L'opposizione chiede le dimissioni
Il leader della coalizione 'Fronte di salvezza nazionale', Nejib Chebbi, ha definito un "fiasco" la consultazione di ieri e ha chiesto proteste di massa per ottenere elezioni presidenziali anticipate. "Quello che è successo è un terremoto, da questo momento consideriamo Saied un presidente illegittimo e chiediamo che si dimetta dopo questo fiasco", ha dichirato Chebbi.
La debolezza del presidente non è un elemento incoraggiante in un contesto socio-economico difficilissimo. L'inflazione è galoppante (al 9,8% in novembre). Lo stipendio medio viaggia sui mille dinari, circa 300 euro. E la disoccupazione è oltre il 15%. Intanto la Tunisia, con un debito pubblico che ha superato il 100% del Pil, sta rischiando seriamente da mesi il default. Per evitare la catastrofe, il Governo sta negoziando un prestito con il Fondo monetario internazionale, che aveva dato un primo via libera in ottobre a 1,9 miliardi di dollari (appena il necessario per salvare il salvabile). E l'Fmi aveva messo all'ordine del giorno del suo Cda, che si riunisce lunedì, l'ok definitivo al prestito. Ma il punto, nei giorni scorsi, è misteriosamente scomparso dalla lista dei temi da dibattere. È probabile che al Fondo dubitino della capacità (e della volontà) di Saied di realizzare le riforme richieste per concedere i fondi previsti. Ma Tunisi ha un maledetto bisogno di quei soldi.