Corruzione Ue, l'eurodeputato spagnolo Urbán: "Quando Cozzolino, per fare un favore al Marocco, indicò ai socialisti di votare con l'estrema destra"
di Alessandro Oppes , di Alessandro Oppes“È molto strano che siano coinvolti solo italiani, e solo di un gruppo politico”, riflette Miguel Urbán, eurodeputato del movimento spagnolo Anticapitalistas che aderisce al gruppo della Sinistra. “Quando monti una trama di queste caratteristiche, la cosa normale è che, se sei un Paese che spende molto denaro e che corre tutti i rischi di un’operazione illegale di queste dimensioni, è stranissimo che decida di comprare solo i deputati di un gruppo. È talmente strano che il capogruppo popolare, Manfred Weber, quando gli hanno chiesto se c’era qualche deputato del suo gruppo implicato, ha risposto che “per ora no””.
Lei ha spesso denunciato le interferenze del Marocco nei lavori delle istituzioni europee. È rimasto sorpreso dall’esplosione di questo scandalo?
“Sorprendono sempre gli scandali. Quel che non era una sorpresa era l’attività abbastanza aggressiva di…
“È molto strano che siano coinvolti solo italiani, e solo di un gruppo politico”, riflette Miguel Urbán, eurodeputato del movimento spagnolo Anticapitalistas che aderisce al gruppo della Sinistra. “Quando monti una trama di queste caratteristiche, la cosa normale è che, se sei un Paese che spende molto denaro e che corre tutti i rischi di un’operazione illegale di queste dimensioni, è stranissimo che decida di comprare solo i deputati di un gruppo. È talmente strano che il capogruppo popolare, Manfred Weber, quando gli hanno chiesto se c’era qualche deputato del suo gruppo implicato, ha risposto che “per ora no””.
Lei ha spesso denunciato le interferenze del Marocco nei lavori delle istituzioni europee. È rimasto sorpreso dall’esplosione di questo scandalo?
“Sorprendono sempre gli scandali. Quel che non era una sorpresa era l’attività abbastanza aggressiva di certe ambasciate sull’attività del Parlamento e delle istituzioni comunitarie. In particolare abbiamo visto come la rappresentanza diplomatica marocchina faceva valere la propria posizione sulla questione dell’occupazione illegale del Sahara occidentale. O il fatto che il Parlamento non mettesse in discussione le violazioni dei diritti umani o gli attacchi ai giornalisti da parte di Rabat”.
Ricorda qualche caso concreto?
“Ci sono state alcune votazioni sorprendenti. Ad esempio quando, lo scorso anno, abbiamo presentato come Sinistra la candidatura di un’attivista saharawi, Sultana Khaya, per il premio Sakharov e speravamo che potesse almeno essere finalista. Ci fu un pareggio con la candidata dell’estrema destra, presentata da Vox e Fratelli d’Italia, l’ex presidente golpista della Bolivia, Jeanine Áñez. Nella seconda votazione, eravamo sicuri che sarebbe passata, perché avevamo un accordo con i liberali, ma i socialisti decisero di appoggiare la candidata di estrema destra. Qualcosa di incomprensibile. E credo che quella indicazione di voto venne dal presidente della delegazione per i rapporti con il Maghreb, Andrea Cozzolino”.
Che spiegazione vi siete dati?
“Ci sembrò qualcosa di sconcertante. Non pensi mai che alcuni deputati possano essere stati comprati, come si sta scoprendo ora. Tutti sappiamo che alcuni Paesi offrono viaggi, un tema che non è per niente regolato, ed è una mancanza grave, ma non ti immagini che ci possano essere colleghi con sacchi di denaro in casa”.
Un tema oggetto di forte controversia è stato l’accordo commerciale tra la Ue e il Marocco.
“Nella scorsa legislatura i socialisti e i popolari, quando era in discussione l’accordo Ue-Marocco, si opposero a un mio emendamento in cui chiedevo che, prima di votare, si chiedesse agli avvocati del Parlamento un rapporto giuridico che determinasse se fosse legale secondo il diritto comunitario. Perché, incorporando un territorio secondo l’Onu occupato come è il Sahara occidentale, potevano correre il rischio di votare un accordo illegale. E infatti poi il Tribunale di Lussemburgo ci ha dato ragione, dichiarandolo illegale. È stata una decisione cosciente, o frutto di interferenze? Non lo sappiamo”.
Lei ha denunciato che, per vent’anni, i socialisti hanno bloccato sistematicamente qualsiasi risoluzione di condanna del Marocco sui diritti umani e la situazione del Sahara.
“Sì. Eppure, restando a quell’area, solo nelle ultime due legislature sono state approvate almeno quattro risoluzioni sull’Egitto, due sulla Tunisia, tre sull’Algeria. Quando ce n’è stata una, lo scorso anno durante la crisi con la Spagna che aveva accolto il leader saharawi Brahim Ghali, non era direttamente sul Marocco ma una risoluzione circoscritta al tema dei minori non accompagnati che erano entrati a Ceuta. Ma tutti, socialisti e popolari, si rifiutarono di toccare il tema dei diritti umani”.
Nel maggio dello scorso anno, qualcuno ha fatto irruzione nella sua casa di Madrid. Si è detto che potrebbe essere stata opera dei servizi d’intelligence marocchini.
“Non ci sono prove concrete. L’unica cosa certa è che non sono entrati per rubare, neppure cercavano qualcosa in particolare. La conclusione alla quale siamo arrivati con i servizi di sicurezza del Parlamento europeo è che si sia trattato di una minaccia. Tutto quello che c’era di qualche valore l’hanno tirato fuori dagli armadi e dai cassetti ed esposto sul letto. Chi sia stato non lo sappiamo. Mi è stato detto che quello è il modus operandi tipico dei servizi segreti marocchini, adottato in genere nei confronti degli oppositori. Ma in quel momento avevo anche una polemica molto forte in corso con la famiglia Bolsonaro: e proprio quattro giorni dopo quell’episodio Eduardo, il figlio dell’ex presidente brasiliano, mi dedicò un video di 20 minuti con gravi minacce. Però mi piacerebbe che un giorno si conoscesse la verità: perché se fosse provato che sono stati davvero i servizi di intelligence marocchini, vedremmo che – fatto salvo il diritto di Panzeri e gli altri alla presunzione d’innocenza – quelli che non riescono a comprare, li minacciano”.