Riabilitato Oppenheimer, il padre della bomba atomica. L'amministrazione Biden: il processo per spionaggio fu errato
di Massimo Basile , di Massimo BasileNew York - Non era una spia sovietica, ma uno scienziato preoccupato delle conseguenze delle scoperte tecnologiche, Sessantotto anni dopo, J. Robert Oppenheimer, il più importante scienziato del governo americano negli anni ‘40, l’uomo che portò alla creazione della bomba atomica utilizzata nella Seconda guerra mondiale, è stato riabilitato in modo ufficiale. La segreteria dell’Energia ha cancellato la decisione presa dal governo nel ’54, che aveva escluso lo scienziato da tutti i laboratori federali, privato degli accessi a qualsiasi segreto sull’atomica, perché sospettato di essere una spia al servizio di Mosca. La condanna venne presa in un periodo segnato dal maccartismo, quello della "caccia alle streghe" comuniste in cui gli americani vedevano un agente sovietico anche nella casa dei vicini e nelle confezioni di pomodori rossi. Ma per arrivare a riscrivere la storia di uno degli scienziati più importanti della storia, nel bene e nel male, sono dovuti passare sessantotto anni e tredici presidenti degli Stati Uniti.
La vita
Nato a New York nel 1904 da una famiglia di intellettuali e imprenditori del tessile, cresciuto a Riverside Drive, laureato ad Harvard, lo studioso era stato in Europa prima di rientrare negli Stati Uniti per insegnare fisica all’università di Berkeley, in California. Tunnel quantistici e positroni, ma anche un certo stile. Da giovane aveva fatto un incidente con la macchina, mentre provava a gareggiare con un treno. La sua fidanzata era svenuta. Il padre, per risarcire dei danni del figlio, le aveva regalato un quadro di Cézanne. La madre di Oppenheimer era un’esperta d’arte con atelier a New York. Il comunismo, però, c’era. Negli anni ’30, come molti liberali, lo scienziato si era unito a gruppi d’intellettuali guidati da comunisti, ma la sua carriera fu molto orientata sull’America tradizionale: a Los Alamo, in New Mexico, negli anni ’40 aveva portato avanti, in gran segreto, studi che avrebbero portato alla creazione della bomba atomica.
Lo scienziato venne isolato dai suoi stessi colleghi, uno dei quali, Edward Teller, disse alla commissione del Congresso: “Mi sentirei personalmente più sicuro se elementi di interesse pubblico restassero nelle nostre mani”, in controllo americano e lontane da quelle di Oppenheimer. La rilettura postuma delle testimonianze davanti alla commissione mise in luce come i dubbi espressi dallo scienziato non fossero politici, o legati a Mosca, ma sostenuti da valide valutazioni “tecniche e militari”. Ma sono dovuti passare altri otto anni prima di restituire ufficialmente dignità a uno scienziato considerato controverso, seppure difeso subito da personalità come Albert Einstein. Venne confermato alla guida del dipartimento di studi avanzati di Princeton, e nel ’63 gli venne conferito dal presidente Lyndon Johnson il Premio Enrico Fermi, come risarcimento, ma finì la sua esistenza in solitudine. Morirà nel ’67 in uno stato di profonda umiliazione, senza l’assoluzione ufficiale del governo degli Stati Uniti. Aveva 62 anni.