Putin-Lukashenko, il summit di propaganda a Minsk tra i due alleati che non si fidano uno dell'altro
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniVladimir Putin è arrivato oggi a Minsk per la sua prima visita in tre anni in Bielorussia: in agenda ci sono “questioni di sicurezza e misure congiunte per rispondere alle sfide emergenti”. Ma non è detto che la missione vada oltre un valore simbolico e propagandistico. Il presidente russo incontra il suo omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko, con il quale ha già avuto colloqui a Mosca in settembre e dal quale ha ricevuto pieno sostegno per l’invasione dell’Ucraina. Finora, tuttavia, Lukashenko è apparso riluttante a partecipare direttamente al conflitto con le sue truppe: "Parleremo della situazione militare nella regione e di cooperazione economica", ha affermato stamane, avvertendo però subito che "la nostra sovranità e indipendenza non si discutono, voglio sottolineare ancora una volta che nessuno, eccetto noi, governa la Bielorussia". Da parte russa, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov me…
Vladimir Putin è arrivato oggi a Minsk per la sua prima visita in tre anni in Bielorussia: in agenda ci sono “questioni di sicurezza e misure congiunte per rispondere alle sfide emergenti”. Ma non è detto che la missione vada oltre un valore simbolico e propagandistico. Il presidente russo incontra il suo omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko, con il quale ha già avuto colloqui a Mosca in settembre e dal quale ha ricevuto pieno sostegno per l’invasione dell’Ucraina. Finora, tuttavia, Lukashenko è apparso riluttante a partecipare direttamente al conflitto con le sue truppe: "Parleremo della situazione militare nella regione e di cooperazione economica", ha affermato stamane, avvertendo però subito che "la nostra sovranità e indipendenza non si discutono, voglio sottolineare ancora una volta che nessuno, eccetto noi, governa la Bielorussia". Da parte russa, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov mette le mani avanti: l'idea che questo viaggio serva a coinvolgere la Bielorussa nella guerra, ha detto atterrando a Minsk, "è infondata e stupida".
L'avventura militare
Da un lato, il presidente bielorusso teme che la guerra possa finire male per la Russia e, pur avendo concesso alle truppe russe di passare dal suo territorio e ai jet russi di decollare dalle sue basi, non ha dunque interesse a sacrificare i propri soldati per un’avventura militare dagli esiti assai incerti. Aggiungere uno scontento interno per le conseguenze della guerra al dissenso nei suoi confronti, represso brutalmente dopo le elezioni truffa di due anni fa, sarebbe rischioso per un uomo soprannominato dalle diplomazie occidentali “l’ultimo dittatore d’Europa".
Il sostegno di Mosca
Dall’altro, Lukashenko ha bisogno del sostegno di Mosca nel caso che nuove rivolte popolari minaccino il suo sistema autocratico. Come ha riportato l‘agenzia Tass alla vigilia della visita, Putin ha comunicato a Minsk che “qualunque attacco contro la Bielorussia verrà considerato da Mosca come un attacco contro la Russia”, una formula analoga a quella della Nato. Naturalmente non è chiaro chi potrebbe attaccare la Bielorussia, se la Bielorussia non attacca per prima, per esempio prendendo parte all’invasione dell’Ucraina. Ma Lukashenko sottolinea che l’Alleanza Atlantica avrebbe “ammassato truppe lungo i nostri confini con la Polonia e la Lituania”.
Il fine della propaganda
In sostanza l’incontro di oggi sembra servire ai due leader più che altro come propaganda. Putin vuole usarlo per intimorire l’Ucraina e la Nato, paventando la possibilità che la Bielorussia partecipi al conflitto; e al tempo stesso, sul fronte interno, vuole dare un’impressione di unità fra le ex-repubbliche slave dell’Urss. Lukashenko vuole utilizzare la visita come monito all’opposizione interna e assicurazione a Mosca che può contare sul suo appoggio, sia pure più a parola che nei fatti. In realtà i due non si fidano l’uno dell’altro. Putin sa che la preparazione e il morale delle truppe bielorusse sono ancora più scarsi di quelli delle truppe russe, dunque non avrebbe grande aiuto su quel fronte. Il suo obiettivo a lungo termine è riunificare la Bielorussia con la Russia, se non proprio annettendola, almeno formando una sorta di confederazione. Lukashenko è perfettamente consapevole di questo piano e cerca di mantenere un delicato equilibrio fra dimostrare amicizia al capo del Cremlino e stare bene attentato a mantenere la propria indipendenza. Due autocrati, il bielorusso al potere da trent'anni, il russo da ventidue anni, che come due furbi volponi cercano di manipolarsi a vicenda, anche se una delle volpi è molto più grossa e potente dell’altra.