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Brasile: sarà ministra Sonia Guajajara, la paladina degli indigeni dell'Amazzonia

Sonia Guajajara 
"Time" l'ha inserita tra le persone più influenti nel mondo. La sua nomina segno della svolta di Lula sui temi ambientali e sulla protezione dei diritti dei nativi
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La rivista “Time” l’ha inserita tra le persone più influenti a livello internazionale nel 2022 e il mondo ha scoperto il suo volto. Ma Sônia Guajajara, 48 anni, era già un nome nell’Amazzonia brasiliana. E’ una delle donne leader del Movimento per i diritti degli indigeni, un’organizzazione che nel giro di un paio d’anni si è imposta nel paese e oggi raccoglie tutte le 307 tribù presenti dentro e attorno l’enorme bacino della foresta pluviale. 

Dal 2018, da quando Jair Bolsonaro è arrivato al potere, ha lottato ogni giorno per difendere i diritti e le terre che la Costituzione assegna ai gruppi ancestrali. Si è candidata alle ultime elezioni, è stata eletta al Congresso come deputata e si è unita al piccolo, ma consistente drappello di parlamentari per la prima volta entrati nell’Olimpo del potere. Sônia adesso sarà qualcosa di più. E’ sta…

La rivista “Time” l’ha inserita tra le persone più influenti a livello internazionale nel 2022 e il mondo ha scoperto il suo volto. Ma Sônia Guajajara, 48 anni, era già un nome nell’Amazzonia brasiliana. E’ una delle donne leader del Movimento per i diritti degli indigeni, un’organizzazione che nel giro di un paio d’anni si è imposta nel paese e oggi raccoglie tutte le 307 tribù presenti dentro e attorno l’enorme bacino della foresta pluviale. 

Dal 2018, da quando Jair Bolsonaro è arrivato al potere, ha lottato ogni giorno per difendere i diritti e le terre che la Costituzione assegna ai gruppi ancestrali. Si è candidata alle ultime elezioni, è stata eletta al Congresso come deputata e si è unita al piccolo, ma consistente drappello di parlamentari per la prima volta entrati nell’Olimpo del potere. Sônia adesso sarà qualcosa di più. E’ stata indicata come nuova ministra degli Indigeni, un dicastero del tutto nuovo che Lula si era impegnato a formare durante la campagna elettorale; lo ha confermato proprio in questi giorni di intense trattative in vista dell’insediamento ufficiale del primo gennaio. 

“E’ un momento storico”, ha detto la donna durante la visita che ha compiuto la settimana scorsa nello Stato di Rondônia, ovest del Brasile, ai confini con la Bolivia. “Non c’è mai stato un ministro indigeno per gli indigeni. Ora ci sarà. Stiamo parlando di democrazia. Ma la vera democrazia si realizza solo se sono presenti le diversità di tutti i popoli e delle culture del Brasile. Altrimenti è solo une bella copia del colonialismo sciovinista e razzista del passato”.

Questa icona delle tribù amazzoniche, scrive il Guardian che l’ha seguita nel suo giro in vista della nomina, è stata testimone sin da piccola della costante distruzione della foresta. Ai tempi della dittatura militare aveva solo 4 anni. “Ma ricordo molto bene il via vai di camion carichi di legname, di alberi di noce, di vecchie sequoie e di ciliegi”, rievoca tornando indietro nel tempo quando viveva nel territorio di Araribóia, nello Stato di Maranhão. “Trascorrevo la mia infanzia osservando questi mezzi, enormi, che sollevavano polvere e terra. File infinite, anche quaranta al giorno”. Oggi, denuncia la donna, “l’Araribóia ha perso il 60 per cento della sua vegetazione originaria”.

Sônia non si faceva illusioni. Sapeva che solo lottando e mobilitando tutte le tribù avrebbe avuto qualche speranza di contrastare le politiche distruttive di Jair Bolsonaro sull’ambiente. Ha assillato le istituzioni locali, ha chiesto e richiesto centinaia di volte l’intervento delle forze di sicurezza. Ha manifestato davanti al Parlamento, si è scontrata con la polizia durante le furibonde battaglie a colpi di frecce e lance. E’ stata ricevuta. Ma “l’energico intervento del governo” che sollecitava “non è mai arrivato”. Sono rimasti invece i taglialegna illegali, seguiti dai garimpeiros e i minatori che bruciano con il mercurio il verde attorno ai fiumi e i pescatori di frodo che saccheggiano i pesci prelibati e più richiesti dai mercati asiatici. Si trattava di difendere i territori assegnati agli indigeni: terre protette, essenziali al ricambio di ossigeno che fa respirare il mondo. Per farlo bisognava riavviare il processo di demarcazione congelato già prima dell’arrivo dell’ex capitano di estrema destra. 

I membri del team di Lula impegnati nel passaggio dii consegne con l'amministrazione precedente hanno individuato 13 territori che il presidente eletto si è impegnato a delimitare nei primi 100 giorni del suo governo. Cinque si trovano in Amazzonia, cinque nel nord-est e tre nel sud. La futura ministra non ha parole di condanna nei confronti dei tagliaboschi illegali. Conosce la realtà della giungla e sa bene che si tratta, nella maggioranza dei casi, “di semplici lavoratori che cercavano di mantenere le loro famiglie”. Senza più politiche sociali di aiuto, eliminate dal governo Bolsonaro, i minatori non hanno avuto scelta. “Si tratta di riattivare i meccanismi di sostegno”, spiega Guajajara, “e di punire in modo severo la rete criminale che sfrutta questa gente”. Le multe previste per le violazioni non sono mai state inflitte. Ci sono stati quattro anni di tolleranza e di abbandono. Chi doveva controllare è stato licenziato, gli organismi statali di assistenza e vigilanza sciolti. C’è stato l’assalto dissennato alla foresta. 

L’Amazzonia va recuperata e difesa. Bisogna darle il tempo di rinascere e di curare le sue ferite. Non sarà facile. La ministra in pectore Sônia Guajajara ne è consapevole. “Questa è una grande sfida e anche una grande opportunità per noi indigeni”, riconosce. “Non la sprecherò”.