Kosovo, Kurti: "La Russia indebolita in Ucraina cerca spinta bellica a Belgrado"
a cura della redazione Esteri , a cura della redazione EsteriIl premier kosovaro Albin Kurti evoca il rischio Russia per il suo Paese. "Credo che il timore dei nostri partner ed amici occidentali risieda nei legami tra Belgrado e Mosca. Non sappiamo in che modo questi possano diventare operativi nel caso di un aumento delle tensioni verso una escalation nella parte settentrionale del Paese", ha dichiarato, esprimendo il timore che Mosca possa fomentare le tensioni tra il suo paese e la Serbia a fronte di uno sforzo bellico in Ucraina che non ha dato i risultati sperati.
"Credo che la loro più grande preoccupazione sia questa: ora che la Russia emerge fortemente indebolita in Ucraina a seguito della sua invasione ed aggressione, è interessata…
Il premier kosovaro Albin Kurti evoca il rischio Russia per il suo Paese. "Credo che il timore dei nostri partner ed amici occidentali risieda nei legami tra Belgrado e Mosca. Non sappiamo in che modo questi possano diventare operativi nel caso di un aumento delle tensioni verso una escalation nella parte settentrionale del Paese", ha dichiarato, esprimendo il timore che Mosca possa fomentare le tensioni tra il suo paese e la Serbia a fronte di uno sforzo bellico in Ucraina che non ha dato i risultati sperati.
"Credo che la loro più grande preoccupazione sia questa: ora che la Russia emerge fortemente indebolita in Ucraina a seguito della sua invasione ed aggressione, è interessata ad una possibile estensione. Ha interesse ad appaltare all'esterno, nei Balcani, dove ha un cliente che sta a Belgrado, la sua spinta bellica", ha affermato, citato dal quotidiano inglese The Guardian.
Le tensioni nel Nord del Kosovo
Le tensioni sono in costante aumento da mesi nel nord del Kosovo, dove da oltre una settimana i serbi - etnia maggioritaria in quella parte del Paese - hanno allestito barricate che impediscono la libera circolazione delle autorità kosovare, malgrado i ripetuti e inascoltati appelli di Stati Uniti e UE per lo smantellamento dei blocchi illegali.
Un folto gruppo di membri della Narodne Patrole, un'organizzazione nazionalista serba con legami con il gruppo paramilitare russo Wagner, si era anche riunito domenica sul versante serbo del confine tra Serbia e Kosovo. Il leader kosovaro ha fatto presente di aver acconsentito a concedere alle truppe a guida Nato, la Kfor, il tempo di convincere i responsabili a smantellare le barricate, sottolineando però che non si potrà permettere loro di restare ancora a lungo, ed ha definito le barricate un passo in direzione della spartizione del Paese, indipendente dalla Serbia dal 2008.
"Rimuovere le barricate"
"La nostra preoccupazione - ha spiegato Kurti - è che la rimozione di queste barricate non possa escludere che vi saranno vittime". "Ed è per questo che vogliamo essere il più attenti possibile, per assicurarci che non vi sarà alcuna destabilizzazione, ma un consolidamento della pace e della sicurezza. Tuttavia, non possiamo consentire che prosegua per sempre questa violazione della legalità e della costituzionalità. Quindi, sì, deve finire, e prima è meglio è. UE e Stati Uniti sono d'accordo sul fatto che le barricate debbano essere rimosse. Ma sono anche preoccupati di come questo possa finire per essere usato da Belgrado".
Vucic chiede di inviare mille agenti
Il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha usato il suo diritto - ai sensi di una risoluzione delle Nazioni Unite - per chiedere alla Nato il permesso di inviare mille tra poliziotti e unità dell'esercito in zona, citando la necessità di proteggere le comunità serbe. La richiesta avanzata formalmente da Belgrado venerdì, la prima di questo tipo dalla fine della guerra in Kosovo nel 1999, sarà quasi certamente respinta, ma il timore è che possa rappresentare il primo passo in direzione di una scelta unilaterale su uno schieramento.