Oleksandra Drik: "Un tribunale per il crimine di aggressione per punire la Russia di Putin"
di Paolo Brera , di Paolo BreraOleksandra Drik, coordinatrice ucraina del Centro di cooperazione internazionale per le libertà civili premiato quest'anno con il Nobel per la pace, gira il mondo con un'unica, difficile missione: "Far pagare alla Russia di Putin la madre di tutti i reati. Abbiamo documentato 27mila crimini russi in Ucraina. Ognuno di questi scaturisce dal crimine di aggressione, ma nessuna istituzione al mondo può perseguirlo. Sosteniamo la creazione di un Tribunale speciale che colmi questa lacuna: se non sarà sancita la responsabilità per l'aggressione all'Ucraina, ce ne saranno sicuramente altre".
L'abbiamo incontrata a Roma, nella sede della Luiss, al convegno organizzato dal master in Giornalismo. All'alba i russi avevano lanciato l'ennesimo attacco di massa alle infrastrutture energetiche.
È preoccupata?
"Sto cercando di contattare la mia famiglia, le persone a cui voglio bene a Kiev, e non sono ancora riuscita…
Oleksandra Drik, coordinatrice ucraina del Centro di cooperazione internazionale per le libertà civili premiato quest'anno con il Nobel per la pace, gira il mondo con un'unica, difficile missione: "Far pagare alla Russia di Putin la madre di tutti i reati. Abbiamo documentato 27mila crimini russi in Ucraina. Ognuno di questi scaturisce dal crimine di aggressione, ma nessuna istituzione al mondo può perseguirlo. Sosteniamo la creazione di un Tribunale speciale che colmi questa lacuna: se non sarà sancita la responsabilità per l'aggressione all'Ucraina, ce ne saranno sicuramente altre".
L'abbiamo incontrata a Roma, nella sede della Luiss, al convegno organizzato dal master in Giornalismo. All'alba i russi avevano lanciato l'ennesimo attacco di massa alle infrastrutture energetiche.
È preoccupata?
"Sto cercando di contattare la mia famiglia, le persone a cui voglio bene a Kiev, e non sono ancora riuscita a sentirli tutti. Non riuscirò mai ad abituarmi alla paura di perdere qualcuno. Mi scuso se sembro preoccupata. È perché sì, lo sono".
Qual è la sua battaglia?
"Andare ovunque per sostenere l'Ucraina. In queste ultime settimane sono stata a Berlino, Parigi, Washington, New York, Londra e Bruxelles, sensibilizzando e promuovendo l'istituzione di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione. Da anni sosteniamo la difesa dei diritti umani violati in Ucraina. Analizziamo la documentazione e raccogliamo testimonianze sui crimini commessi dai militari russi, e ricordo bene la mia prima volta. Ero in un piccolo villaggio nella regione di Bucha, andammo da una signora che aveva visto i soldati russi sparare tre volte a suo marito e due volte al vicino di casa. Solo perché si trovavano fuori casa mentre passavano i soldati russi. Mi guardò e chiese: "Perché?". Tra le strade di questo paesino, non trovai una sola famiglia che non avesse qualcuno ucciso, torturato o la cui casa non fosse stata distrutta. Questi sono i crimini che abbiamo documentato per nove mesi".
"Vogliamo giustizia per tutte le vittime. Abbiamo documento torture, uccisioni, filtrazioni, deportazioni, rapimenti. Abbiamo utilizzato ogni strumento disponibile per assicurare che si perseguissero i responsabili. Abbiamo lavorato con le autorità nazionali, con la Corte penale internazionale, con la rete di giustizia europea, con il Moscow Mechanism dell'Osce. Sono stata all'assemblea generale dell'Onu, ho parlato con presidenti, parlamenti, governi e autorità di ogni paese in Europa, negli Usa e anche in Africa, perché abbiamo bisogno di supporto per la risoluzione sull'attribuzione delle responsabilità, che arriverà presto in assemblea. Ma questo non basta".
Perché non basta?
"Ci sono quattro tipi di crimini internazionali: i crimini di guerra, che a loro sono un insieme di crimini; quelli contro l'umanità; il genocidio e infine l'aggressione. Non c'è una sola istituzione al mondo che possa indagare la Russia come responsabile dell'aggressione. Eppure ogni altro crimine che abbiamo documentato scaturisce da lì. L'ucraina non è stata la prima: in Georgia, Moldavia, Cecenia, Mali, Libia, Siria e in una quantità di altri scenari il governo russo o i paramilitari russi commettono crimini di guerra. Se non sarà sancita la responsabilità russa per l'aggressione all'Ucraina, presto ce ne saranno altre".
"Sfortunatamente i crimini di guerra e quelli contro l'umanità sono estremamente difficili da perseguire risalendo la catena di comando. Potremmo combattere dieci anni per ottenere che alcuni soldati russi di rango inferiore siano processati, con completa impunità per Putin e i vertici. L'aggressione ha una procedura diversa, e riguarda gli Stati".
Ma le vittime sono gli ucraini, no?
"Non solo. Un rapporto ha calcolato che 1,6 miliardi di persone in 94 Paesi sono state colpite dalle conseguenze dell'aggressione russa. Insicurezza alimentare, finanziaria, energetica. La Russia ha usato il cibo e l'energia come armi. Il risultato sono i popoli che soffrono la fame in Africa, l'inflazione nell'America latina e in Europa, i fallimenti in Asia. Per questo non combatto solo per le vittime ucraine, e per questo chiediamo a tutti di supportare l'istituzione di questo tribunale".
Appoggerebbe un piano di pace?
"La società civile ha una precisa consapevolezza di cosa significhi la fine della guerra: l'uscita delle truppe russe dal territorio ucraino, la Russia perseguita per i crimini commessi, e il rimborso dei danni. Senza contare il resto, come la liberazione di tutti gli ostaggi civili".
"Deve esserlo. Questa idea del tribunale è nata nove mesi fa, immediatamente dopo l'invasione russa, e nessuno la considerava realistica. Ora vengo da Bruxelles, ho parlato con 20 rappresentanze permanenti diverse dei Paesi presso la Commissione europea, e abbiamo discusso come può essere istituito, quali istanze possono essere avanzate, a chi devono essere indirizzate, con quale procedura e con quali modalità. Ne abbiamo discusso seriamente e concretamente. Sono stata a Parigi e il Parlamento il giorno successivo ha votato una risoluzione in sostegno del Tribunale speciale. A Berlino c'è una bozza dell'opposizione e dopo il nostro incontro hanno detto che prepareranno un testo appoggiato da tutti i partiti che sarà adottato a gennaio. A Washington ho parlato al Congresso, e il processo per una risoluzione è in corso".
Quali crimini avete testimoniato?
"Trenta diversi tipi. Crimini diretti alle infrastrutture civili, uccisioni, torture, rapimenti e altro. Siamo a più di 27 mila, e ogni settimana ne documentiamo un altro migliaio commessi in territori oggi controllati dal governo ucraino. Possiamo immaginare ce ne siano molti, molti di più in quelli che non abbiamo ancora liberato".
"Facciamo indagini sul campo, parliamo ai testimoni, alle vittime e ai sopravvissuti: non spargiamo certo disinformazione".
Quale sarebbe la pena di Putin per l'aggressione?
"La deciderà la corte".
In base a quale giurisdizione?
"I crimini sono ben definiti, ma la Corte penale internazionale non può perseguire l'aggressione perché la Russia non ha ratificato lo Statuto di Roma, e ovviamente non lo farà. Dobbiamo prendere procedure e regole già esistenti per introdurre un tribunale speciale che persegua una ventina di persone in Russia politicamente responsabili dell'aggressione".
Sono molti i Paesi pronti a seguirvi su questa strada?
"Sì, molti hanno già votato risoluzioni e altri stanno per farlo".
C'è anche l'Italia?
"Credo non abbia ancora votato nulla in sostegno... ma siamo sempre in tempo".