Bruxelles - "La questione è molto seria. Occorre indagare e fare chiarezza: cosa è successo, chi ha partecipato, chi è il corruttore, chi è il corrotto". La Commissione europea non tira si indietro. Dopo le rivelazioni di Repubblica sul coinvolgimento nel "Qatargate" anche di funzionari del Seae, il Servizio per l'azione esterna dell'Ue (una sorta di ministero degli Esteri), l'esecutivo dell'Unione, attraverso un suo portavoce, conferma di "avere piena fiducia nella magistratura belga". E di voler però "attendere i risultati delle indagini".
Per la Commissione, se questi risultati saranno "concreti" allora "agiremo di conseguenza". Anzi, proprio Josep Borrell, l'Alto Rappresentante Ue a capo del Seae, ieri ha confermato a chiare lettere la linea della trasparenza dopo un incontro con il ministro degli Esteri qatarino Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani: "Abbiamo d…
Bruxelles - "La questione è molto seria. Occorre indagare e fare chiarezza: cosa è successo, chi ha partecipato, chi è il corruttore, chi è il corrotto". La Commissione europea non tira si indietro. Dopo le rivelazioni di Repubblica sul coinvolgimento nel "Qatargate" anche di funzionari del Seae, il Servizio per l'azione esterna dell'Ue (una sorta di ministero degli Esteri), l'esecutivo dell'Unione, attraverso un suo portavoce, conferma di "avere piena fiducia nella magistratura belga". E di voler però "attendere i risultati delle indagini".
Per la Commissione, se questi risultati saranno "concreti" allora "agiremo di conseguenza". Anzi, proprio Josep Borrell, l'Alto Rappresentante Ue a capo del Seae, ieri ha confermato a chiare lettere la linea della trasparenza dopo un incontro con il ministro degli Esteri qatarino Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani: "Abbiamo discusso di temi bilaterali e sfide regionali, nonché di altre questioni, tra cui le accuse contro alcuni membri e personale del Parlamento europeo. Abbiamo concordato sulla necessità che le indagini in corso facciano piena chiarezza". "È una vergogna - gli ha fatto eco Paolo Gentiloni, commissario agli Affari economici - e per prevenire una tale vergogna penso che dobbiamo aumentare la nostra trasparenza. Dobbiamo riconoscere il fatto che Bruxelles rappresenta, forse dopo Washington, la più grande concentrazione di lobbisti, lobby internazionali, economiche, globali ed è necessario avere regole più severe per evitare che questo genere di cose si ripeta. È in gioco la reputazione del Parlamento europeo".
Anche solo l'ipotesi che nell'inchiesta possa finire anche la Commissione, ha comunque messo sul chivalà tutte le istituzioni europee. Una sorta di terremoto in una città poco abituata ai sobbalzi. Nello stesso tempo, i vertici comunitari non nascondono l'allarme sulle conseguenze diplomatiche di questo "caso". In particolare con il Qatar con il quale l'Unione mantiene rapporti costanti e che ha rappresentato una risorsa dal punto di vista dei rifornimenti energetici in seguito alla guerra in Ucraina.
"Per quella che è la mia esperienza - è il monito di Ville Itala, direttore dell'Olaf, l'Ufficio europeo antifrode - più c'è trasparenza e meno corruzione c'è. Sarà il Parlamento europeo a decidere cosa fare e dovremo vedere naturalmente cosa potremo fare insieme. Stiamo già collaborando". Eppure qualcosa evidentemente non funziona nei meccanismi di controllo dell'Europarlamento. Appena dieci mesi fa, infatti, a Strasburgo era stato approvato il "Rapporto sulle ingerenze straniere nei processi democratici dell'Unione europea". E nell'elenco dei Paesi attivi in questo campo figuravano il Qatar e il Marocco.
La premessa di quel dossier è illuminante: "Vi è una palese mancanza di norme giuridicamente vincolanti e di applicazione del registro delle attività di lobbying dell'UE" e "attualmente non vi è alcun modo di monitorare sforzi di lobbying negli Stati membri, che influenzano la legislazione e la politica estera in seno al Consiglio europeo". Non solo. "Paesi come la Cina, la Russia, il Qatar, gli Emirati arabi uniti e la Turchia - si legge - hanno investito massicciamente negli sforzi di lobbying a Bruxelles". E poi prosegue: "Si condanna l'uso massiccio e illegale del software di sorveglianza Pegasus del gruppo Nso da parte di enti pubblici di paesi quali il Marocco, l'Arabia Saudita, l'Ungheria, la Polonia, il Bahrein, gli Emirati arabi uniti e l'Azerbaigian". Insomma, il Parlamento europeo era avvertito. Anche in riferimento al Qatar e al Marocco. Ma nulla è stato fatto, almeno in via preventiva.