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"Tutti o nessuno": gli studenti afghani lasciano le aule in solidarietà con le compagne cacciate dalle università

A Kandahar e Nangarhar gli studenti protestano contro il divieto deciso dai talebani di vietare alle donne di andare all'università. Preoccupazione nella comunità internazionale, il segretario dell'Onu Antonio Guterres si è detto "profondamente allarmato"
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Non siete sole. È questo il messaggio che un gruppo di studenti di medicina dell'università di Nangarhar, in Afghanistan, ha voluto mandare alle compagne di corso cacciate dagli atenei per volontà dei talebani. Nella lettera inviata ieri dal ministro dell'Istruzione a tutte le università del Paese si legge che la sospensione durerà fino "a nuovo ordine" ma per le studentesse afghane il messaggio è chiaro: le porte universitarie si sono definitivamente chiuse.

La scena, ripresa e postata sui social network da Pamir News, mostra gli studenti dell'ateneo di Kandahar con addosso ancora il camice che lasciano l'aula m…

Non siete sole. È questo il messaggio che un gruppo di studenti di medicina dell'università di Nangarhar, in Afghanistan, ha voluto mandare alle compagne di corso cacciate dagli atenei per volontà dei talebani. Nella lettera inviata ieri dal ministro dell'Istruzione a tutte le università del Paese si legge che la sospensione durerà fino "a nuovo ordine" ma per le studentesse afghane il messaggio è chiaro: le porte universitarie si sono definitivamente chiuse.

La scena, ripresa e postata sui social network da Pamir News, mostra gli studenti dell'ateneo di Kandahar con addosso ancora il camice che lasciano l'aula mentre all'esterno un gruppo di ragazze, tutte velate, li accoglie con un lungo applauso. Tra i giovani anche qualche professore che partecipa in disparte alla protesta. Nelle università di Kabul e Kunduz diversi professori hanno annunciato le dimissioni.

Il divieto all'istruzione universitaria è solo l'ultima delle mille promesse tradite dal regime dei talebani. Il 15 agosto 2021, giorno della presa di Kabul, la volontà di un possibile riconoscimento internazionale aveva spinto i miliziani a rassicurare la popolazione con speranze rivelatesi presto vane. A marzo il ministro Neda Mohammad Nadeen aveva rinviato l'apertura delle scuole femminili secondarie (medie e liceo) perché "le uniformi, adegate alle norme della Sharia, non erano ancora pronte". A maggio il leader supremo Hibatullah Akhundzada aveva decretato un ulteriore salto indietro nel tempo obbligando tutte le donne ad indossare il burqa in pubblico.

Tanti i diritti negati, tante le proteste sedate con la violenza. A quasi un anno dalla ascesa politica dei fondamentalisti islamici alcune donne avevano marciato per le strade urlando "Cibo, lavoro e libertà" ma in pochi minuti alcuni miliziani avevano disperso la folla sparando in aria colpi di kalashnikov e picchiando le partecipanti con il calcio del fucile. A inizio dicembre invece la prima esecuzione pubblica tramite impiccagione. Nella provincia di Farah, ad ovest del paese, un uomo è stato giustiziato per omicidio di fronte alla comunità e le autorità locali dopo che a novembre il leader supremo aveva ordinato ai giudici di applicare la legge islamica con rigore.

La comunità internazionale ha espresso un'ulteriore preoccupazione per la situazione femminile nel paese. "La persecuzione di genere è un crimine contro l'umanità" ha ribadito l'Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, mentre il primo ministro britannico ha ammonito Kabul: "Il mondo sta guardando. Giudicheremo i talebani dalle loro azioni". Dal Palazzo di Vetro di New York la portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite ha fatto sapere che "Guterres esorterà le autorità de facto del Paese a garantire uguale accesso per donne e bambine all'istruzione a tutti i livelli". Anche l'ex presidente afghano Hamid Karzai ha chiesto ai talebani di "riaprire immediatamente scuole e univesità a ragazze e donne" mentre il portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, ha definito il nuovo divieto "contro lo spirito dell'Islam".