Il Papa si impegna con le famiglie di quattro ragazzi israeliani nelle mani di Hamas
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco ha promesso di attivarsi per la restituzione delle salme di due soldati israeliani e il rilascio di due ragazzi israeliani con problemi mentali, tutti nelle mani di Hamas nella Striscia di Gaza, nel corso di un incontro con le famiglie dei quattro giovani avvenuto oggi in Vaticano.
“Non posso neanche immaginare il dolore di una madre che perde il figlio e non sa più dov’è”, ha detto il Pontefice argentino tenendo per tutto il tempo la mano della madre di Oron Shaul, un giovane soldato colpito nel 2014. Durante un’azione militare nella Striscia di Gaza, il soldato è stato attaccato da Hamas contro un veicolo corazzato dell’esercito israeliano che trasportava sette soldati, ed è stato poi rapito. Alla fine del mese di luglio 2014, l’esercito israeliano ne ha dichiarato il decesso. “Farò di tutto per farlo portare indietro”, ha assicurato Francesco a quanto riferito dalla madre.
Papa Francesco ha promesso di attivarsi per la restituzione delle salme di due soldati israeliani e il rilascio di due ragazzi israeliani con problemi mentali, tutti nelle mani di Hamas nella Striscia di Gaza, nel corso di un incontro con le famiglie dei quattro giovani avvenuto oggi in Vaticano.
“Non posso neanche immaginare il dolore di una madre che perde il figlio e non sa più dov’è”, ha detto il Pontefice argentino tenendo per tutto il tempo la mano della madre di Oron Shaul, un giovane soldato colpito nel 2014. Durante un’azione militare nella Striscia di Gaza, il soldato è stato attaccato da Hamas contro un veicolo corazzato dell’esercito israeliano che trasportava sette soldati, ed è stato poi rapito. Alla fine del mese di luglio 2014, l’esercito israeliano ne ha dichiarato il decesso. “Farò di tutto per farlo portare indietro”, ha assicurato Francesco a quanto riferito dalla madre.
Udienza più lunga del previsto
Le famiglie Shaul, Goldin, Mengistu e al-Sayed sono a Roma per una iniziativa promossa dal ministero degli Esteri israeliano in collaborazione con il ministero della Difesa finalizzata alla sensibilizzazione a livello internazionale sulla questione degli ostaggi israeliani a Gaza. I famigliari dei quattro ragazzi erano accompagnati dall’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Raphael Schutz, e dal direttore della divisione per la Diaspora e gli Affari religiosi del ministero degli Esteri israeliano, Shuli Davidovitch. Dopo l’udienza dal Papa, le quattro famiglie, accompagnate dall’ambasciatore israeliano in Italia, Alon Bar, sono state ricevute dal ministro e vicepremier Matteo Salvini, il quale ha espresso loro vicinanza e solidarietà. Domani infine incontreranno la vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, e il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana.
L’udienza privata del Papa è durata 45 minuti, più del previsto. Francesco ha ascoltato ogni famiglia, “con pazienza, senza mai dare l’impressione di avere fretta: ci siamo sentiti molto a nostro agio”, raccontano i genitori di Hisham Al-Sayed. Famiglia araba musulmana della comunità beduina israeliana, non vedono il figlio da quasi otto anni. Hisham, oggi 34enne, soffre di problemi mentali. “Nel 2010 è entrato nella Striscia di Gaza perché aveva sentito che c’era un soldato israeliano prigioniero e voleva che lo liberassero e facessero la pace”, racconta oggi il padre. Hamas all’epoca lo interrogò, lo trattenne tre giorni e poi lo rilasciò. Nel 2016 il ragazzo ha di nuovo sconfinato dentro il territorio israeliano, ma questa volta non ne hanno saputo più niente fino a pochi mesi fa. Ora sanno almeno che è vivo: “Perché lo trattengono?”, domanda il padre.
La lettera di Natale ai leader mondiali
Con le quattro famiglie il Pontefice argentino ha espresso solidarietà, ha promesso di adoperarsi per la liberazione dei due ragazzi e la restituzione dei cadaveri dei due giovani soldati. Francesco ha chiesto a tutti di fargli avere per iscritto i dettagli dei quattro casi. Ed ha anche ricordato ai suoi ospiti di avere inviato proprio per Natale una lettera a tutti i capi di Stato del mondo per chiedere loro “un gesto di clemenza verso quei nostri fratelli e sorelle privati della libertà che essi ritengano idonei a beneficiare di tale misura”.
Simile a quella di Hisham Al-Sayed è la situazione di Avera Mengistu, paziente psichiatrico, oggi 35 anni. Immigrato in Israele con la sua famiglia dall’Etiopia quando aveva 5 anni, è scomparso nel settembre del 2014, dopo aver attraversato la barriera che separa Israele del sud dal nord della Striscia di Gaza. “Era convinto che poteva andare e tornare, non ha valutato il rischio, abbiamo vicini arabi musulmani e per lui era normale”, spiega ora il padre. Le sue ultime immagini sono quelle catturate dalle telecamere di sicurezza israeliane mentre attraversa il confine. Da allora, “otto anni di incertezza assoluta”, racconta il fratello. La madre dice di sentirsi impotente: “Non sappiamo a chi rivolgerci”.
La quarta famiglia è quella di Hadar Goldin, morto il primo agosto del 2014 due ore dopo la concessione del cessate-il-fuoco tra Israele e Hamas. Nonostante l’accordo per sospendere le ostilità, Hamas ha attaccato tre soldati israeliani e ha rapito il corpo di Goldin. Il fratello e la madre sottolineano che è una violazione palese del diritto internazionale, oltre che dell’umana pietà.
"La sua influenza è mondiale, può parlare con leader musulmani"
Perché queste famiglie israeliane, tre di religione ebraica e una di religione musulmana, si rivolgono a un leader religioso cristiano per ottenere giustizia? “Siamo stati in giro per il mondo, anche alle Nazioni Unite, ma è molto importante essere qui per sottolineare l’aspetto valoriale e morale del nostro caso”, spiega il fratello di Goldin. “Non riusciamo a penetrare il cuore di Hamas, a suscitare la loro pietà per avere qualche informazione, sapere se nostro figlio è vivo o morto, dove sta, in che condizioni”, dice da parte sua la madre di Avera Mengistu: la famiglia spera che il Papa “possa parlare con i leader religiosi del mondo arabo che si interessano delle questioni umanitarie”. Il padre di Hisham Al-Sayed è netto: “Non ricoprendo alcun ruolo politico può guardare in faccia i leader musulmani e dire loro: voi dite di rappresentare l’islam, perché vi comportate così? Per l'islam maltrattare una persona malata non è perdonato da Dio”. Per la famiglia beduina, il Papa "ha un'influenza maggiore rispetto agli altri leader mondiali“. "So che è una buona persona, ha un buon cuore”, afferma la madre di Oron Shaul, “ed ha rapporti in tutto il mondo, contatti che non valgono meno dei contatti politici, anzi”.
In serata, le quattro famiglie hanno preso parte all’accensione delle luci di Hanukkah presso il Tempio Maggiore insieme alla presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello. Ieri hanno partecipato alla cerimonia presso la residenza dell’ambasciatore israeliano Bar, con la partecipazione del capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, e dell'addetto per la Difesa dell’Ambasciata d’Israele in Italia, colonnello Liad Zak.