✕

Rinviata l'estradizione: “A Bruxelles carceri sovraffollate"

Slitta al 3 gennaio la decisione sul destino di Silvia Panzeri, figlia dell’ex eurodeputato. Lunedì i giudici avevano dato il via libera alla consegna di sua madre alle autorità del Belgio
1 minuti di lettura

Brescia - L'argomento non aveva convinto, due giorni fa, i giudici della Corte d'Appello di Brescia. Le preoccupazioni sullo stato delle carceri in Belgio, sollevate dalla difesa di Maria Dolores Colleoni, non sono bastate a evitare il via libera alla consegna alle autorità di Bruxelles della moglie dell'ex eurodeputato Pd Antonio Panzeri. Un'eccezione fondata sugli stessi rilievi ("una serie di problemi persistenti nelle carceri belghe, tra cui il sovraffollamento di lunga data e la carenza di personale") ha invece portato un diverso collegio della Corte bresciana a rinviare a una nuova udienza la decisione per la figlia della coppia, Silvia Panzeri.

Due differenti posizioni che ora potrebbero divaricare il destino processuale di madre e figlia, accusate di concorso in associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. La prima - salvo decisione differente della Cassazione, alla quale si rivolgeranno i suoi avvocati - verrebbe trasferita in B…

Brescia - L'argomento non aveva convinto, due giorni fa, i giudici della Corte d'Appello di Brescia. Le preoccupazioni sullo stato delle carceri in Belgio, sollevate dalla difesa di Maria Dolores Colleoni, non sono bastate a evitare il via libera alla consegna alle autorità di Bruxelles della moglie dell'ex eurodeputato Pd Antonio Panzeri. Un'eccezione fondata sugli stessi rilievi ("una serie di problemi persistenti nelle carceri belghe, tra cui il sovraffollamento di lunga data e la carenza di personale") ha invece portato un diverso collegio della Corte bresciana a rinviare a una nuova udienza la decisione per la figlia della coppia, Silvia Panzeri.

Due differenti posizioni che ora potrebbero divaricare il destino processuale di madre e figlia, accusate di concorso in associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. La prima - salvo decisione differente della Cassazione, alla quale si rivolgeranno i suoi avvocati - verrebbe trasferita in Belgio, prima in carcere, poi eventualmente ai domiciliari. La seconda attenderà l'udienza del 3 gennaio, quando arriverà alla Corte la valutazione del Ministero della giustizia italiano sulle condizioni dei penitenziari belgi. La carta giocata dagli avvocati Angelo De Riso e Nicola Colli, che difendono Colleoni e Silvia Panzeri, si basa su un report di un organo del Consiglio d'Europa, il "Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti", pubblicato a novembre. E, nonostante la sussistenza dei "gravi indizi di colpevolezza" imputati a Colleoni, punta a impedirne il trasferimento.

Il focus belga evidenzia "una diffusa obsolescenza delle carceri" in Belgio. Ed evidenzia come il sovraffollamento sia "un problema in tutte le carceri visitate, anche se in misura diversa", e che ci sono problemi legati "alla carenza e insufficiente presenza di personale". Vengono citati gli istituti di Anversa (qui "la situazione più drammatica") e Lantin, quello di Saint-Gilles, la prigione di Ypres. Dove, sintetizza il documento, "celle da dodici metri quadrati a uso singolo sono occupate da due detenuti", e "celle originariamente a doppia occupazione da quattordici metri quadrati ospitavano fino a quattro detenuti". Tanto che le autorità belghe avrebbero fornito nuovi letti a castello aggiuntivi "per garantire che nessun detenuto dormirà su un materasso posto sul pavimento".

Diversa la situazione del carcere di Haren, alla periferia nord-orientale di Bruxelles, inaugurato a fine settembre, dove invece potrebbero finire le due donne, e dove è detenuta l'ex vicepresidente del Parlamento europeo, la greca Eva Kaili. Una struttura da mille e duecento posti, che poco prima dell'inaugurazione ha anche ospitato un progetto "immersivo": un esperimento con cinquanta tra pm, giudici e tirocinanti che hanno trascorso all'interno del penitenziario trenta ore per vivere in prima persona la condizione di detenuti.