Parigi, tra le vittime dell’attentato anche la leader delle attiviste curde. Il movimento sospetta dei turchi
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Una delle vittime dell'attacco di William M., il macchinista che ieri ha sparato sul centro Ahmet-Kaya, era la reponsabile del movimento delle donne curde in Francia. "È la ragione per cui crediamo ci sia un elemento politico e un carattere terroristico", dice Agit Polat, portavoce del Conseil Démocratique Kurde en France (Cdkf). A poche ore dalla sparatoria nel decimo arrondissement, esplode la rabbia della comunità curda. Il ministro dell'Interno ha evocato un movente razzista ma i militanti del Cdkf non ci stanno. "Nessuno provi a farci credere che si tratta di un semplice attentato orchestrato dall'estrema destra", commenta il portavoce.
PARIGI - Una delle vittime dell'attacco di William M., il macchinista che ieri ha sparato sul centro Ahmet-Kaya, era la reponsabile del movimento delle donne curde in Francia. "È la ragione per cui crediamo ci sia un elemento politico e un carattere terroristico", dice Agit Polat, portavoce del Conseil Démocratique Kurde en France (Cdkf). A poche ore dalla sparatoria nel decimo arrondissement, esplode la rabbia della comunità curda. Il ministro dell'Interno ha evocato un movente razzista ma i militanti del Cdkf non ci stanno. "Nessuno provi a farci credere che si tratta di un semplice attentato orchestrato dall'estrema destra", commenta il portavoce.
La leader uccisa ieri era una figura di spicco della diaspora Oltralpe, impegnata per chiedere verità sulla morte delle tre compagne ucccise quasi dieci anni fa, non lontano dal luogo dell'attacco. Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio 2013, i corpi di tre attiviste curde erano stati scoperti in un piccolo appartamento di rue La Fayette. Le tre donne erano state colpite da diversi proiettili alla testa. Una di loro era la trentenne Fidan Dogan, soprannominata "la diplomatica", responsabile della comunicazione politica del Pkk, ricevuta all'epoca anche dal presidente François Hollande. Leyla Saylemez, 25 anni, con brillanti studi in Germania, era responsabile del movimento giovanile mentre Sakine Cansiz, 54 anni, era una stretta collaboratrice di Abdullah Öcalan, leader del movimento. Imprigionata per dodici anni e torturata negli anni Ottanta, Cansiz era diventata una leggenda della resistenza per i curdi.
Il presunto sospetto del triplice omicidio, Omer Güney, era stato arrestato e incarcerato per "omicidio in relazione a associazione terroristica". Il movente politico era stato subito evidenziato dai magistrati, nel mezzo dei negoziati di pace tra Ankara e la resistenza curda. Ma secondo gli attivisti del Pkk lo scandalo di un omicidio politico in territorio francese è stato insabbiato dalle autorità per non frenare l'indispensabile cooperazione di Ankara nella lotta della Francia contro i jihadisti. Omer Güney è morto a Parigi nel dicembre 2016, pochi mesi prima del processo davanti alla Corte d'Assise Speciale. L'inchiesta è stata riaperta nel 2019 da alcune rivelazioni sui legami con i servizi turchi ma procede a rilento anche a causa - accusano i militanti turchi - del rifiuto della Francia di attivarsi per togliere l'immunità diplomatica su alcuni personaggi legati all'ambasciata turca a Parigi.
"Dieci anni fa, quasi alla stessa data, tre donne leader curde sono state assassinate nel centro di Parigi. Basta!", ha twittato Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, secondo cui non si può parlare di semplice "coincidenza". L'attentato in rue d'Enghien, proseguono i militanti del Cdkf, si inserisce "nella scia delle molteplici minacce della Turchia, alleata dell'Isis". Quindici giorni fa, i responsabili dell'associazione culturale avevano allertato sul rischio sicurezza. La comunità curda è ben radicata in Francia e conta circa 250mila persone, soprattutto nelle regioni di Parigi, Lione e Alsazia.
"Ci aspettiamo che le autorità francesi facciano piena luce", è l'appello dell'avvocato David Andic, che ha seguito l'affaire del triplice omicidio del 2013. Il movimento delle donne curde ha pubblicato un comunicato ancora più esplicito: "Proprio come nel caso dell'utilizzo di armi chimiche da parte dello Stato turco, la Germania e la Francia stanno palesemente ignorando le norme sui diritti umani e il diritto internazionale e ancora una volta chiudono un occhio sugli attacchi contro il popolo curdo".