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Assalto a Capitol Hill, ecco perché la Commissione chiede che Trump venga incriminato

(reuters)
Le 845 pagine del rapporto sostengono che l'ex leader aveva “un piano multiplo per ribaltare le elezioni presidenziali del 2020” e che quelle morti non ci sarebbero state se lui avesse fermato i rivoltosi. Lo proverebbe anche la testimonianza della figlia Ivanka
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NEW YORK - Un uomo solo al comando che decise di non comandare, per non fermare un’insurrezione che aveva “seguito” fin dalla vigilia, e poi infiammato con il rovente comizio nell’area della Casa Bianca. Per questo motivo Donald Trump “va interdetto da ogni incarico pubblico”, a cominciare da quello di presidente degli Stati Uniti, per cui si è di nuovo candidato. Nelle 845 pargine del report conclusivo presentato dalla Commissione d’inchiesta della Camera sull’insurrezione del 6 gennaio 2021, il verdetto è duro: Trump aveva portato avanti ciò che viene definito un “un piano multiplo per ribaltare le elezioni presidenziali del 2020”.

NEW YORK - Un uomo solo al comando che decise di non comandare, per non fermare un’insurrezione che aveva “seguito” fin dalla vigilia, e poi infiammato con il rovente comizio nell’area della Casa Bianca. Per questo motivo Donald Trump “va interdetto da ogni incarico pubblico”, a cominciare da quello di presidente degli Stati Uniti, per cui si è di nuovo candidato. Nelle 845 pargine del report conclusivo presentato dalla Commissione d’inchiesta della Camera sull’insurrezione del 6 gennaio 2021, il verdetto è duro: Trump aveva portato avanti ciò che viene definito un “un piano multiplo per ribaltare le elezioni presidenziali del 2020”.

Prima della pubblicazione integrale dei documenti, avvenuta giovedì notte, la commissione a maggioranza democratica aveva anticipato le responsabilità di Trump, e “consigliato” al dipartimento Giustizia di procedere nei suoi confronti per quattro reati federali, tra cui istigazione all’insurrezione e ostruzione all’attività del Congresso.

Cosa dice il rapporto della Commissione sul 6 gennaio

Ma la lettura del report, stilato dopo diciotto mesi di inchiese e più di mille testimonianze raccolte, fa emergere la figura dell’”uomo solo” promotore di tutto. “La causa centrale del 6 gennaio - scrivono i membri della commissione - è stato un uomo, l’ex presidente Donald Trump, al quale molti altri sono seguiti”. “Nessuno degli eventi del 6 gennaio - aggiungono - sarebbe successo senza di lui”. Le accuse verranno analizzate dal dipartimento di Giustizia e non è così automatico che vengano accettate, ma il messaggio del report è un segnale forte: mai nessun presidente era stato tratteggiato come il capo di un complotto. “Le nostre istituzioni - ha commentato la vicepresidente, la repubblicana del Wyoming Liz Cheney - sono forti fino a che chiederemo conto a chi si è mostrato infedele verso la nostra Costituzione”. A inchiodare le responsabilità di Trump, secondo la commissione, non sono soltanto le molteplici testimonianze e gli imbarazzi mostrati da membri dello staff del tycoon, ma la reazione degli stessi familiari.

La testimonianza di Ivanka

La figlia Ivanka, nella sua testimonianza, ha dato alla commissione ciò che cercava: il ritratto di un uomo immobile visto dalla persona a lui più vicina. La figlia di Trump era apparsa “visibilmente sconvolta” quando il 6 gennaio, con migliaia di persone che stavano assediando il Congresso, aveva tentato di convincere il padre a fermare i rivoltosi. Ivanka, che faceva parte della stretta cerchia dei consiglieri del presidente, a un certo punto aveva dovuto chiudersi nella stanza del marito, Jared Kushner, altro consigliere alla Casa Bianca, “perché aveva bisogno di rimettersi in sé” dopo quello a cui aveva assistito. Testimoni hanno raccontato che la figlia aveva avuto una “dura conversazione” con il padre. Molti avevano provato a convincere Trump a fare qualcosa, ma lui si era limitato a seguire gli scontri, guardando la televisione. “Ricordo - ha raccontato alla commissione la consigliera Cassidy Hutchinson - che Ivanka voleva che suo padre mandasse tutti gli insurrezionisti a casa”. Trump lo avrebbe fatto soltanto tre ore dopo, quando c’erano già stati i primi morti e feriti, e gli edifici del Congresso erano stati dissacrati dai vandali, alcuni dei quali avevano defecato nelle sale.

L'intervista di Trump al "New York Magazine"

Trump ha sempre negato qualsiasi responsabilità. Al New York Magazine, in un’intervista uscita a poche ore dalla pubblicazione del report, il tycoon ha detto di non aver mai pensato al rischio incriminazione, nel momento in cui ha deciso di ricandidarsi nel 2024. “Il rischio giudiziario non ha svolto nessun ruolo nella decisione”, ha spiegato. L’ex presidente è coinvolto in altre inchieste, dal tentativo di sovvertire il voto in Georgia alla frode fiscale su cui indaga la procura federale di New York. Al centro del ciclone giudiziario e politico, Trump continua a fare il Trump e a negare: “Non so - ha confessato al magazine - come puoi essere incriminato se non hai commesso niente. E io non ho fatto niente”.