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Iran, la campionessa di scacchi gioca senza velo e sfida il regime

Sara Khademalsharieh ad Almaty senza velo e, velata, in una precedente occasione 

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Ai mondiali di Almaty, in Kazakistan, Sara Khademalsharieh si è presentata senza il copricapo. Un gesto che è stato subito interpreto come di solidarietà con le manifestazioni di protesta che stanno infiammando il Paese. Non è la prima volta che prende una posizione politica. Intanto Tajani convoca l'ambasciatore
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La storia di Sara Khademalsharieh è la storia di come in cento giorni una intera generazione iraniana ha preso la parola sfidando la teocrazia al potere e rivendicando il proprio diritto alla libertà. Enfant prodige degli scacchi, la prima a guadagnarsi il grado di gran maestra femminile e quello di maestra internazionale, Khademalsharieh si è presentata senza velo al mondiale in corso ad Almaty, in Kazakistan, nonostante la Repubblica Islamica lo imponga a tutte le sue atlete anche in trasferta all'estero. 


Le immagini di lei che guarda in camera con i capelli lunghi che scorrono sul maglione blu, i gomiti appoggiati …

La storia di Sara Khademalsharieh è la storia di come in cento giorni una intera generazione iraniana ha preso la parola sfidando la teocrazia al potere e rivendicando il proprio diritto alla libertà. Enfant prodige degli scacchi, la prima a guadagnarsi il grado di gran maestra femminile e quello di maestra internazionale, Khademalsharieh si è presentata senza velo al mondiale in corso ad Almaty, in Kazakistan, nonostante la Repubblica Islamica lo imponga a tutte le sue atlete anche in trasferta all'estero. 


Le immagini di lei che guarda in camera con i capelli lunghi che scorrono sul maglione blu, i gomiti appoggiati sul tavolo della scacchiera, sono state pubblicate da due giornali, Khabarvarzeshi ed Etemad, e hanno presto fatto il giro della rete: un gesto che è stato naturalmente interpretato come di solidarietà con il movimento pro-democrazia che da più di cento giorni scuote le fondamenta della Repubblica Islamica.

Chi è Sara Khademalsharieh

Khademalsharieh non è nuova a prese di posizione politica. Nel 2016, quando l'Iran si preparava ad ospitare per la prima volta il torneo internazionale di scacchi, e alcune atlete americane si rifiutarono di partecipare in protesta contro le violazioni dei diritti delle donne, Sara si schierò in difesa della partecipazione: "Boicottare le competizioni nel 2017 non aiuterà le atlete iraniane. Al contrario", disse. Due anni fa contestò l'uso del velo obbligatorio, fu convocata e interrogata.


Ha iniziato a giocare quando aveva 8 anni, a 12 era già campionessa del mondo. "Ero solo il terzo iraniano ad aver vinto quel titolo. Dopo per me è diventata una professione", raccontò qualche anno fa ad Al Jazeera. Khademalsharieh  è sposata da diversi anni con Ardeshir Ahmadi, regista e presentatore iraniano-canadese già finito nel mirino delle autorità nel 2015. Noto per i suoi documentari sulla musica pop e rap in Iran, era stato arrestato il 26 dicembre 2014, con accuse poco chiare. Rilasciato su cauzione, era stato trattenuto per diverse settimane nel carcere di Evin.

Cento giorni di repressione

Le proteste che dalla morte di Mahsa Amini il 16 settembre scorso attraversano l'Iran segnano una delle sfide più audaci alla leadership iraniana dalla rivoluzione del 1979, e hanno coinvolto iraniani di ogni classe ed estrazione sociale. Le donne hanno svolto un ruolo di primo piano, togliendosi e bruciando il velo. Diverse atlete iraniane si sono unite alle proteste come l'arrampicatrice Elnaz Rekabi, che ha gareggiato in Corea del Sud senza velo, dicendo però in seguito di averlo fatto involontariamente.


A novembre, un'arciera iraniana ha dichiarato di non essersi accorta che il suo hijab le era caduto durante una cerimonia di premiazione a Teheran, dopo che era apparso un video che la mostrava mentre lasciava cadere il velo in quella che era stata considerata una dimostrazione di sostegno ai manifestanti. Secondo l'agenzia di stampa attivista Human Rights Activists News Agency, i manifestanti uccisi sono più di 500, di cui 69 minorenni. Anche sessantasei membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi negli scontri. Più di 18mila persone sono state arrestate. Due ragazzi di 23 anni sono stati giustiziati, e almeno altri 11 rischiano la pena di morte. Nonostante tutto, il presidente Raisi ha ribadito che la Repubblica Islamica "non mostrerà misericordia " nei confronti "dei nemici".

La decisione di Tajani

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha intanto convocato per domani alle 12 l'ambasciatore designato iraniano. Il diplomatico non ha ancora presentato le credenziali al Quirinale, ma la gravità della situazione in Iran ha indotto il governo a fare questo passo, viene riferito dalla Farnesina.