Israele, Netanyahu nella bufera per la proposta degli alleati di estrema destra di cancellare le leggi che vietano le discriminazioni anti-Lgbtq
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinSono i diritti Lgbtq il primo nodo del nuovo governo a guida Benjamin Netanyahu. L’esecutivo non si è ancora insediato e già infuriano le polemiche, con una parte di società israeliana pronta a combattere per mantenere il carattere liberale dello Stato ebraico. Nei giorni scorsi infatti è emerso che l’accordo raggiunto tra il Likud e il Partito Sionista Religioso prevede tra l'altro di modificare la legge che vieta agli esercizi commerciali di rifiutare i propri servizi a clienti su base religiosa. Un accordo difeso dalla parlamentare Orit Strock che in un’intervista alla radio pubblica Kan ha rincarato la dose, suggerendo come anche i medici dovrebbero avere il diritto di rifiutare di condurre trattamenti contrari al proprio credo, a patto che possano essere forniti da un altro dottore.
"Le leggi contro la discriminazione sono giuste quando creano una società giusta, equa, aperta e inclusiva, ma c’è una …
Sono i diritti Lgbtq il primo nodo del nuovo governo a guida Benjamin Netanyahu. L’esecutivo non si è ancora insediato e già infuriano le polemiche, con una parte di società israeliana pronta a combattere per mantenere il carattere liberale dello Stato ebraico. Nei giorni scorsi infatti è emerso che l’accordo raggiunto tra il Likud e il Partito Sionista Religioso prevede tra l'altro di modificare la legge che vieta agli esercizi commerciali di rifiutare i propri servizi a clienti su base religiosa. Un accordo difeso dalla parlamentare Orit Strock che in un’intervista alla radio pubblica Kan ha rincarato la dose, suggerendo come anche i medici dovrebbero avere il diritto di rifiutare di condurre trattamenti contrari al proprio credo, a patto che possano essere forniti da un altro dottore.
"Le leggi contro la discriminazione sono giuste quando creano una società giusta, equa, aperta e inclusiva, ma c’è una certa devianza in cui la fede religiosa viene calpestata e vogliamo risolvere il problema”, ha detto Strock, che dovrebbe ricevere un ministero senza portafoglio nel nuovo esecutivo. Le dichiarazioni della parlamentare – una delle 9 donne sui 64 parlamentari della coalizione che sostiene Netanyahu – hanno scatenato un putiferio. A insorgere non solo i membri dell’opposizione, ma anche il presidente Isaac Herzog, che in una rara presa di posizione politica si è dichiarato “molto preoccupato”. “Una situazione in cui i cittadini israeliani si sentono minacciati a causa della loro identità o fede mina i valori democratici e morali fondamentali dello Stato di Israele”, le parole di Herzog. “Le dichiarazioni razziste sentite nei giorni scorsi contro la comunità Lgbtq e in generale contro diversi settori e comunità mi preoccupano e mi turbano molto”.
Le parole di Strock sono solo l’ultimo di una lunga serie di episodi anti-Lgbtq. L’attuale maggioranza include un parlamentare, Avi Maoz, eletto sotto le insegne di un partito apertamente anti-gay, cui dovrebbe essere affidato il dipartimento responsabile dell’identità ebraica e delle iniziative educative presso l’Ufficio della Presidenza del Consiglio. Partito che avrebbe compilato anche delle liste di figure di sinistra ed Lgbtq in Israele per scopi non chiari, secondo quanto riportato dal quotidiano Ynet.
Israele è tradizionalmente considerato un Paese all’avanguardia per i diritti Lgbtq. Il Gay Pride di Tel Aviv è uno dei più iconici al mondo, e sebbene nel Paese non esista matrimonio civile le coppie dello stesso sesso possono registrare le proprie nozze celebrate all’estero alla stregua di quelle eterosessuali. Nell’ultimo anno inoltre è stato consentito anche a individui single, gay e trans di avere figli tramite madri surrogate. Forse per questa ragione l’idea che un albergo possa rifiutare di vendere una camera a una coppia Lgbtq come ipotizzato da un altro parlamentare del Partito Sionista Religioso, Simcha Rothman, ha suscitato malcontento anche tra gli elettori di destra laici e tradizionalisti che costituiscono la base elettorale di Netanyahu. Il quale ha però assicurato che non permetterà alcuna forma di discriminazione. “Le parole della parlamentare Orit Strock sono inaccettabili per me e per i miei colleghi del Likud,” ha dichiarato in una nota. Il Likud garantirà che non ci saranno danni alle persone Lgbtq o a qualsiasi cittadino israeliano.”
Ma la reazione più forte è arrivata dalla società civile. Bank Discount, uno dei maggiori gruppi israeliani, ha dichiarato che cambierà le proprie linee guida per negare accesso al credito a società o individui che discriminano contro clienti sulla base di religione, razza, genere o orientamento sessuale. Un esempio seguito da diverse società finanziarie e high tech. Il vero quesito rimane cosa farà Netanyahu, se sarà cioè in grado di forzare la mano agli alleati, evitando come già in passato di concretizzare alcune delle promesse stipulate al momento di entrare in coalizione. Oppure, come prevede l’opposizione, si troverà costretto a cedere, provocando ulteriori gravi spaccature nella società.