Bolivia, tensioni dopo l'arresto del governatore di Santa Cruz che appoggiò il golpe anti-Morales
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoCortei spontanei, duri scontri con la polizia, gli uffici della Procura assaltati e dati alle fiamme. E poi altre manifestazioni che cingono d’assedio l’aeroporto e bloccano gli accessi. Si accende improvvisa la protesta in Bolivia dopo l’arresto del governatore di Santa Cruz de La Sierra, regione orientale del Paese sudamericano, da sempre feudo della media e alta borghesia bianca.
Chi è Camacho
Luis Fernando Camacho, leader del fronte che raggruppa i partiti della destra di “Creemos”, è accusato di aver sostenuto e protetto i protagonisti del golpe che nel 2019, al termine delle ultime, contestate elezioni presidenziali, presero il potere e minacciarono di arrestare il tre volte pr…
Cortei spontanei, duri scontri con la polizia, gli uffici della Procura assaltati e dati alle fiamme. E poi altre manifestazioni che cingono d’assedio l’aeroporto e bloccano gli accessi. Si accende improvvisa la protesta in Bolivia dopo l’arresto del governatore di Santa Cruz de La Sierra, regione orientale del Paese sudamericano, da sempre feudo della media e alta borghesia bianca.
Chi è Camacho
Luis Fernando Camacho, leader del fronte che raggruppa i partiti della destra di “Creemos”, è accusato di aver sostenuto e protetto i protagonisti del golpe che nel 2019, al termine delle ultime, contestate elezioni presidenziali, presero il potere e minacciarono di arrestare il tre volte presidente Evo Morales. Furono giorni di fortissima tensione, con la polizia e l’esercito che si schierarono con i golpisti. La Bolivia si spaccò in due e gli atavici e mai risolti conflitti con la popolazione indigena, legata al leader del Mas, storico sindacalista dei cocaleros, i coltivatori delle piante di foglie di coca, esplosero con violenti scontri. L’esercito usò la mano pesante; si contarono 24 morti e almeno 500 feriti, oltre a decine di arresti.
Il golpe del 2019
Il Paese restò per due settimane in bilico, con i risultati elettorali contestati e senza un presidente. Un governo provvisorio nominò Jeanine Añez, un’avvocatessa e politica conservatrice, come capo di Stato a interim. Evo Morales, eletto per la quarta volta consecutiva nonostante un referendum popolare si fosse opposto al suo ennesimo mandato così come prevedeva la Costituzione, si dimise per rasserenare gli animi. Ma il gesto servì a poco. Il fondatore del Mas si rintanò a La Paz, protetto dai suoi fedelissimi. La polizia gli suggerì di lasciare il Paese perché rischiava di essere arrestato. Iniziò così una fuga rocambolesca verso il più vicino aeroporto e solo per evitare che scoppiasse una vera guerra civile venne imbarcato in fretta e furia su un volo privato.
Morales puntò sul Messico, che gli aveva concesso asilo politico, ma nessun Paese che avrebbe dovuto attraversare era disposto ad autorizzare il sorvolo. Iniziò così una lunga trattativa mediata dall’Organizzazione degli Stati Americani che si concluse con il via libera di Perú, Ecuador e Brasile, che consentirono il passaggio del velivolo lungo i rispettivi confini. L’ex presidente venne accolto da Obrador e dopo un paio di mesi raggiunse l’Argentina in attesa di rientrare in Bolivia, cosa che fece in modo trionfale quando delle nuove elezioni nominarono Luis Arce, anche lui del Mas, legittimo presidente.
Il ritorno di Morales
La chiara sconfitta della destra anche in questa seconda tornata mise in crisi il governo della Añes. L’ondata di entusiasmo che aveva contagiato la parte conservatrice, bianca, con malcelate venature razziste nei confronti della maggioranza indios, si spense nel giro di sette mesi. La presidente incaricata non fu all’altezza della situazione, il governo nominato si divise tra personalismi e gelosie, il golpe apparve per quello che era, cioè privo di legittimità costituzionale, e il trionfo del Mas di Morales cambiò radicalmente il quadro politico.
La Procura generale aprì un’inchiesta, vennero arrestati i protagonisti della rivolta, la stessa Añes sbattuta in carcere in attesa di un processo per insurrezione, strage e corruzione. Un ordine di cattura fu emesso anche nei confronti di Luis Fernando Camacho e dopo due anni è stato eseguito. La gente di Santa Cruz ha subito reagito bloccando l’entrata dell’aeroporto per impedire che il loro governatore fosse trasferito a La Paz. Non si sa dove sia detenuto. “È stato rapito in un’operazione di polizia completamente illegale, va subito rilasciato”, ha sostenuto il portavoce di Creemos. Soddisfatto Evo Morales: “Finalmente Camacho dovrà rispondere del colpo di Stato che provocò morti, persecuzioni, arresti e furti”. La situazione resta tesa e incerta.