Kosovo: giù la prima barricata, ma la tensione resta alta
di Salvatore Giuffrida , di Salvatore GiuffridaSarebbero state rimosse due barricate a Zubin Potok, comune nel Nord del Kosovo a maggioranza serba, e una a Ridare, nei pressi del capoluogo Mitrovica. A riferirlo è l’emittente televisiva locale N1 citata dall'agenzia Nova. Sono comunque ore decisive le prossime 48 ore in Kosovo, la tregua è appesa a un filo: il presidente serbo Aleksandr Vucic ha revocato il massimo livello di prontezza alla guerra per l’esercito e il leader dei serbi kosovari Goran Rakic dovrebbe dare il via entro oggi alla rimozione delle 11 barricate erette a Mitrovica e nei comuni a maggioranza serba nel nord del paese. Ma per il momento l’unica barricata dismessa è quella di Merdare eretta al valico fra Serbia e Kosovo. Lo stesso Vucic (stesso partito di Rakic) precisa che “rimuovere le barricate non è facile e non possono essere rimosse in due ore”: Belgrado stima che ci vorranno 24 o 48 ore. Durante le quali tutto può ancora…
Sarebbero state rimosse due barricate a Zubin Potok, comune nel Nord del Kosovo a maggioranza serba, e una a Ridare, nei pressi del capoluogo Mitrovica. A riferirlo è l’emittente televisiva locale N1 citata dall'agenzia Nova. Sono comunque ore decisive le prossime 48 ore in Kosovo, la tregua è appesa a un filo: il presidente serbo Aleksandr Vucic ha revocato il massimo livello di prontezza alla guerra per l’esercito e il leader dei serbi kosovari Goran Rakic dovrebbe dare il via entro oggi alla rimozione delle 11 barricate erette a Mitrovica e nei comuni a maggioranza serba nel nord del paese. Ma per il momento l’unica barricata dismessa è quella di Merdare eretta al valico fra Serbia e Kosovo. Lo stesso Vucic (stesso partito di Rakic) precisa che “rimuovere le barricate non è facile e non possono essere rimosse in due ore”: Belgrado stima che ci vorranno 24 o 48 ore. Durante le quali tutto può ancora succedere.
La tregua è molto fragile, nel nord del Kosovo. A far erigere le barricate dieci giorni fa è stato l’arresto dell’ex agente di polizia serbo, Dejan Pantic, accusato di terrorismo: adesso Pantic è a casa e la minoranza serba ha ottenuto autonomia e libertà di movimento rispetto alla polizia kosovara. Ma tutte le questioni amministrative rimangono congelate: le due comunità usano targhe diverse, il paese non ha un prefisso internazionale, la minoranza serba reclama l’autonomia dal governo centrale di Pristina.
L’albero di Natale si staglia su via Madre Teresa, la strada principale che porta fino al Parlamento con le statue di Ibrahim Rugova e dell’eroe nazionale albanese Skanderbeg; dall’altra parte la cattedrale su via Clinton che porta fino all’aeroporto. Tutto in Kosovo, persino i nomi delle strade, hanno un significato simbolico che riporta alle diverse fasi di scontro tra serbi e albanesi. La guerra del ’99 resta una ferita ancora aperta.
“Bisogna calmare le acque e puntare sul bene comune per tutti: nelle minoranze si misura la capacità della maggioranza di portare avanti un processo democratico”, spiega nella cattedrale di Pristina don Luj, biografo di Madre Teresa e consigliere del vescovo della diocesi di Pristina e Prizen di cui è stato vicario per anni.
Francia e Germania hanno proposto un accordo per normalizzare i rapporti fra le due comunità serbe e albanesi e il Kosovo, indipendente sulla carta, ma di fatto presieduto dalle forze di pace Kfor sotto l’egida Nato e Onu. Sullo sfondo ci sono i percorsi di ingresso di Kosovo e Serbia nell’Onu e nella Unione Europea: entrambi i paesi hanno fatto formale domanda di adesione all’Europa, ma non si riconoscono. E poi c'è la Russia storica alleata di Belgrado.
La data da tenere a mente è il 24 febbraio in cui dovrebbe esserci la firma per l’accordo di pace fra le due comunità. Difficile che ci si arrivi. “La pressione Ue e Usa su Serbia e Kosovo sta montando e i prossimi due mesi saranno decisivi, i consiglieri di Scholz e Macron di Germania e Francia a gennaio saranno a Pristina, le lancette dell’orologio stanno scorrendo”, spiega Paolo Bergamaschi esperto dei Balcani e consigliere per 25 anni presso la commissione esteri del Pe.