Nei primi anni 2000 Blair voleva Putin al tavolo dei leader globali: lo rivelano nuovi documenti riservati
di Enrico Franceschini , di Enrico Franceschini“La migliore risposta, si p…
“La migliore risposta, si può ottenere da Putin trattandolo con rispetto e al tempo stesso impedendogli di dividere i membri europei della Nato dagli Usa”, nota un memorandum del 2001 su un colloquio con il vicepresidente americano Dick Cheney, riflettendo il pensiero del leader laburista. Blair si rendeva conto che c’erano perplessità sul capo del Cremlino sia a Washington che all’interno dello stesso governo britannico. Putin era salito al potere da appena due anni, vincendo le elezioni con il sostegno del suo predecessore Boris Eltsin, con il quale l’Occidente aveva avuto buoni rapporti dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ma il suo atteggiamento nella guerra in Cecenia, la repubblica autonoma repressa da Mosca con bombardamenti a tappeto e violazioni dei diritti umani, e altri segnali sul fronte interno russo, creavano scetticismo nei suoi confronti da parte degli analisti occidentali, che non si fidavano di lui.
Ciononostante, Blair era incline a tenere la porta aperta a Putin in quella fase, ritenendolo il metodo migliore per incoraggiare la democrazia a Mosca. Una posizione analoga a quella di Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio in Italia, come rivela il memorandum di una riunione della Nato a Roma nel 2002. Al summit, Berlusconi consigliò ai leader dell’Alleanza perfino di “delegare Putin a parlare” a loro nome alle autorità di India e Pakistan a un imminente incontro in Kazakhistan come parte degli sforzi internazionali per impedire che le due potenze nucleari asiatiche arrivassero a un conflitto. Ma la proposta, giudicata dal segretario di stato americano Condoleezza Rice “un’idea terribile”, fu respinta.