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Brasile, il ritorno triste di Lula nei giorni del lutto nazionale per Pelé

Domani la cerimonia d'insediamento del presidente a Brasilia, in tono sommesso e tra forti misure di sicurezza per il rischio di violenze, proprio nelle ore in cui a Santos viene allestita la camera ardente per O Rei
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Il silenzio tra le lacrime. Un misto di sconforto, di tristezza, di nostalgia. L’intero Brasile piange la scomparsa del suo Re. Sprofonda nella depressione, nei ricordi, è avvolto dalla saudade. Tre giorni di lutto nazionale renderanno omaggio al campione di tutti i tempi: a Edson Arantes do Nascimento, il grande Pelé, morto a 82 anni per un tumore al colon che lo ha inchiodato a letto nell’ultimo mese in un reparto dell’ospedale Albert Einstein di San Paolo. Si ferma tutto il Paese, si annulla ogni manifestazione. Persino Capodanno passerà in sordina. Intanto Jair Bolsonaro vola a Orlando per trascorrere qualche settimana in Florida. Diserterà la cerimonia che insedia Luiz Inácio Lula da Silva presidente. Non ha alcuna intenzione di consegnargli la fascia verde-oro. Non ha mai riconosciuto la vittoria del suo eterno rivale. Il fondatore del Pt resta un nemico, il peggior incubo della sua esistenza.

Il silenzio tra le lacrime. Un misto di sconforto, di tristezza, di nostalgia. L’intero Brasile piange la scomparsa del suo Re. Sprofonda nella depressione, nei ricordi, è avvolto dalla saudade. Tre giorni di lutto nazionale renderanno omaggio al campione di tutti i tempi: a Edson Arantes do Nascimento, il grande Pelé, morto a 82 anni per un tumore al colon che lo ha inchiodato a letto nell’ultimo mese in un reparto dell’ospedale Albert Einstein di San Paolo. Si ferma tutto il Paese, si annulla ogni manifestazione. Persino Capodanno passerà in sordina. Intanto Jair Bolsonaro vola a Orlando per trascorrere qualche settimana in Florida. Diserterà la cerimonia che insedia Luiz Inácio Lula da Silva presidente. Non ha alcuna intenzione di consegnargli la fascia verde-oro. Non ha mai riconosciuto la vittoria del suo eterno rivale. Il fondatore del Pt resta un nemico, il peggior incubo della sua esistenza.

L’ex capitano prende il largo. Proclama il lutto nazionale per la morte di O Rei; resta lontano da Brasilia e dalle tensioni della vigilia. Se accadrà qualcosa il primo gennaio non sarà roba che lo riguarda. Anzi: nessuno potrà accusarlo di aver istigato i suoi seguaci che continuano a presidiare i quartier generali delle Forze armate chiedendo l’intervento dei militari. Preferisce andare a Mar-a-Lago e incontrare il suo vecchio amico Donald Trump. 

E poi c’è il lutto per Pelé. Una morte prevista, esorcizzata a lungo e poi giunta quasi inaspettata. Distrae, aiuta ad offuscare un momento che Lula voleva festeggiare alla grande. La fine di quattro anni di terrore, il ritorno di un Brasile tollerante, democratico, pacifico. Niente di tutto questo. C’è l’ansia di qualche gesto folle, di un attentato: torna ad aleggiare lo spettro della rivolta del Campidoglio a Washington. La polizia ha vietato per 24 ore l’uso e il possesso di armi nel Paese. L’area attorno all’Esplanada dos Ministérios a Brasilia, il cuore del potere politico, è transennata. Le bombe scoperte in alcuni punti della capitale e a bordo di un camion cisterna addetto al rifornimento degli aerei nello scalo della città hanno allarmato gli uomini della sicurezza del nuovo presidente. 

La magistratura ha ordinato un blitz che ha portato all’arresto di una ventina di militanti di estrema destra per la loro partecipazione all’assalto della sede centrale della Polizia Federale dodici giorni dopo la vittoria di Lula. Un’azione preventiva. Ma non basta a scongiurare le continue minacce che arrivano dai tanti comitati di protesta. Veri golpisti. Fascisti nell’animo. Metà Brasile continua a odiare il tre volte presidente, farà di tutto per boicottarlo. Il fondatore del Pt rende omaggio all’eterno numero 10 della Seleçao e del Santos e annuncia gli ultimi 10 ministri del suo futuro governo. Sono 37 in tutto, il più grande esecutivo nella storia del Paese. Undici donne tra cui due ex nemiche: Marina Silva tornerà a guidare il dicastero per l’Ambiente; Simone Tebet, centrodestra, espressione dell’agrobusiness del Mato Grosso, giunta terza alle elezioni di ottobre, sarà ministra della Panificazione e Bilancio. È stata premiata per il contributo decisivo alla vittoria dell’ex tornitore metalmeccanico. Nasce anche il ministero per l’Indigeno e verrà retto dalla prima indigena eletta al Senato, l’attivista Sonia Guajajara. Lula dovrà rinunciare al giro sulla Rolls Royce scoperta come aveva fatto il suo predecessore. Lo staff della sicurezza ha consigliato un’auto chiusa e blindata. In Brasile si spara, ci sono oltre 3 milioni di armi in circolazione regolarmente denunciate. 

Con la morte di Pelé c’è poco da festeggiare. Si accedono luci e candele, le bandiere sono a mezz’asta, i social sono invasi dal cordoglio. Três Corações, Tre cuori, il paese del Minas Gerais dove è nato O Rei, sarà a lutto per una settimana. La salma verrà esposta lunedì Primo gennaio a Santos, 70 chilometri da San Paolo. La camera ardente durerà 24 ore per consentire a tutti di salutare il loro idolo. Il feretro farà poi il giro della città, passerà davanti alla casa della madre di Pelé, Celeste, 100 anni compiuti da poco, e sarà sepolto nel cimitero che si affaccia su Vila Belmiro, lo stadio dove il numero 10 ha esordito da ragazzino dando i primi calci al pallone e facendo conquistare al club 19 trofei. Ci sarà tutto il tempo per piangere. E per sorridere. Pelé era sinonimo di forza, sogno, speranza, successo, trionfo. Con la sua morte il Brasile ha voglia di tutto questo. Risorgere, per tornare ad essere un gigante.