✕

Iran, il coinquilino dell'ex studente di Bologna ucciso: “Sognava un Paese libero. Era tornato a casa perché la mamma era malata”

Alireza Hashemi racconta i due mesi in cui ha convissuto con Mehdi Zare Ashkzari un piccolo appartamento a Bologna: "Gli piaceva stare in Italia, parlava italiano davvero bene, ma era triste perché non vedeva sua madre da molto tempo ed era preoccupato per suo fratello più piccolo"  
2 minuti di lettura

"Mehdi sognava un Iran libero. Diceva sempre che se il nostro Paese avesse avuto rapporti normali con l'Europa, l'America e il resto del mondo, forse sua madre si sarebbe potuta curare con dei farmaci migliori e non avrebbe sofferto così tanto. Come tutti noi voleva un cambiamento politico e la democrazia in Iran".
Per due mesi, alla fine del 2020, Alireza Hashemi ha condiviso con Mehdi Zare Ashkzari un piccolo appartamento a Bologna, dove entrambi erano arrivati per studiare e costruirsi una vita fuori dall'Iran. Alireza ingegneria chimica, Mehdi farmacia.

Come vi siete conosciuti?
"Sono arrivato a Bologna nel 2019, l'ho conosciuto lì, da ottobre fino a fine novembre del 2020 abbiamo vissuto insieme. Era un ragaz…

"Mehdi sognava un Iran libero. Diceva sempre che se il nostro Paese avesse avuto rapporti normali con l'Europa, l'America e il resto del mondo, forse sua madre si sarebbe potuta curare con dei farmaci migliori e non avrebbe sofferto così tanto. Come tutti noi voleva un cambiamento politico e la democrazia in Iran".
Per due mesi, alla fine del 2020, Alireza Hashemi ha condiviso con Mehdi Zare Ashkzari un piccolo appartamento a Bologna, dove entrambi erano arrivati per studiare e costruirsi una vita fuori dall'Iran. Alireza ingegneria chimica, Mehdi farmacia.

Come vi siete conosciuti?
"Sono arrivato a Bologna nel 2019, l'ho conosciuto lì, da ottobre fino a fine novembre del 2020 abbiamo vissuto insieme. Era un ragazzo dolce, positivo. Si era iscritto a Farmacia, ma aveva dovuto lasciare gli studi dopo aver perso la borsa di studio: la sua famiglia non era ricca, era originario di Yazd ma vivevano a Piroozi, una zona povera di Teheran, non aveva i soldi per continuare gli studi e cominciò a lavorare in pizzeria. Amava il suo lavoro ed era diventato bravissimo a cucinare la pizza".



Gli piaceva vivere in Italia?
"Molto, parlava italiano davvero bene, ma era stanco e triste perché non vedeva sua madre da molto tempo ed era preoccupato per suo fratello più piccolo. A novembre del 2020 ha deciso di tornare perché la mamma si era aggravata, aveva un cancro e lui voleva vederla prima che morisse. Mi disse che si sarebbe dovuto occupare di suo fratello. Era arrabbiato perché sua madre aveva avuto molte difficoltà a curarsi, aveva dovuto cercare sul mercato nero alcune medicine".

Quando l'ha sentito l'ultima volta?
"Due settimane prima della morte di Mahsa Amini e dell'inizio delle proteste. Mi disse che aveva aperto una pizzeria a Teheran e ne era soddisfatto. Gli chiesi se aveva in mente di tornare in Italia, mi disse che forse sarebbe tornato per rinnovare il permesso di soggiorno, ma non ne era certo. Uno degli ultimi ricordi che ho con lui è di noi due seduti sul terrazzino a giocare a backgammon".



Come ha saputo della sua morte?
"Ho letto la notizia su Vahid. Ho provato a chiamare suo fratello ma non mi ha risposto. So che è stato arrestato e poi è caduto in coma. Non ho difficoltà a credere che abbia partecipato alle manifestazioni. Parlavamo di politica. Mehdi voleva un Iran libero, democratico, il sogno di tutti noi. Spero che questo sarà l'anno della liberazione dell'Iran".

È possibile un cambiamento politico così radicale senza una leadership e una organizzazione?
"I leader ci sono, Reza Pahlavi, Hamed Esmaelion, Masih Alinejad e tante altre persone capaci, all'interno e fuori dall'Iran, che vogliono una repubblica democratica".

Tornerà nel suo Paese?
"Se ci sarà un cambio di regime si, ma fino a quel momento no, non tornerò in Iran".