Brasile: Lula sceglie Marina Silva, paladina dell'Amazzonia, per il ministero dell'Ambiente
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoPiù che una novità è un ritorno. Esattamente 20 anni dopo (1 gennaio 2003), Marina Silva, classe 58, nata nella piantagione di Bagaçoa, 70 chilometri da Rio Branco, capitale dello Stato di Acre, Amazzonia profonda, riappare come ministra per l'Ambiente del governo Lula. Una carica che aveva già ricoperto nel primo mandato del leader della sinistra brasiliana e dalla quale si era dimessa per le scelte di politica energetiche della sua eterna rivale, l'allora ministra delle Miniere e dell'Energia Dilma Rousseff.
Nata in una famiglia poverissima, sorella di altri nove fratelli, a 15 anni si becca un'epatite che, scambiata per malaria, la porta a un passo dalla tomba. È l'inizio della sua fortuna. Arriva in città per essere curata e qui viene iscritta a un corso di alfabetizzazione che nel giro di un anno la porterà a imparare a leggere e scrivere. Continua a studiare, si laurea in Storia. Il suo tuffo nell&…
Più che una novità è un ritorno. Esattamente 20 anni dopo (1 gennaio 2003), Marina Silva, classe 58, nata nella piantagione di Bagaçoa, 70 chilometri da Rio Branco, capitale dello Stato di Acre, Amazzonia profonda, riappare come ministra per l'Ambiente del governo Lula. Una carica che aveva già ricoperto nel primo mandato del leader della sinistra brasiliana e dalla quale si era dimessa per le scelte di politica energetiche della sua eterna rivale, l'allora ministra delle Miniere e dell'Energia Dilma Rousseff.
Nata in una famiglia poverissima, sorella di altri nove fratelli, a 15 anni si becca un'epatite che, scambiata per malaria, la porta a un passo dalla tomba. È l'inizio della sua fortuna. Arriva in città per essere curata e qui viene iscritta a un corso di alfabetizzazione che nel giro di un anno la porterà a imparare a leggere e scrivere. Continua a studiare, si laurea in Storia. Il suo tuffo nell'impegno politico nasce dall'incontro con Chico Mendes, un nome che diventerà l'icona dei seringueiros, i raccoglitori di gomma naturale, ucciso da due sicari dei latifondisti il 22 dicembre del 1998.
La battaglia contro la deforestazione
Marina raccoglie il suo scettro, si iscrive al Partito dei Lavoratori fondato da Lula, a 36 anni viene eletta come la più giovane senatrice del Brasile. Come ministra dell'Ambiente riesce a ridurre del 59 per cento la deforestazione ma deve fare i conti con la pupilla del capo che da ministra delle Miniere rilancia l'economia del gigante dell'America Latina scoprendo il petrolio nell'Atlantico del Sud e garantendo l'autosufficienza energetica grazie alla produzione del bioetanolo.
Lo scontro con Dilma Rousseff
Dilma e Marina litigano in continuazione. Non basta la mediazione del ministro della Casa Civile, una sorta di primo ministro, José Dirceu che fatica a metterle d'accordo. Quando poi incappa nello scandalo Mensalão, la compravendita di voti al Congresso vitale per mantenere una maggioranza traballante, finisce anche la tregua e le due donne, ormai avviate su strade opposte, ricominciano a litigare. Il 13 maggio del 2008, Martina Silva si dimette, lascia il Pt, si affilia al Partido Verde e si candida alle presidenziali del 2010 per sfidare apertamente la Rousseff. Attacca la sua rivale da sinistra, rilancia la battaglia ambientalista sull'Amazzonia ma si fa anche portatrice della battaglia degli evangelici contro l'aborto. Da profonda credente non cede a uno dei valori fondanti delle tante chiese che iniziano a pullulare in tutto il Brasile, soprattutto tra le favelas e i quartieri più poveri. Si proclamerà favorevole all'unione gay, ma davanti alla levata di scudi degli stessi evangelici sarà costretta a smentire sé stessa.
La rottura con i Verdi
Rompe con i verdi, tenta di lanciare il nuovo partito da lei fondato, Rede Sustentabilidade, ma non riesce a raccogliere le 500 mila firme necessarie per registrarlo. Non ha altra scelta che candidarsi come vicepresidente di Eduardo Campos, già ministro della Scienza e Tecnologia con il primo governo Lula, in quel momento governatore dello Stato di Pernambuco ereditato come base elettorale assieme alla leadership del Partido socialista brasiliano (Psb) dal nonno paterno Eduardo Campos, vecchio marpione della politica brasiliana. Campos è dato al 10 per cento; il vero sfidante di Dilma è Aécio Neves, del Psdb, centro destra. I sondaggi lo attestano attorno al 20 per cento, troppo lontano dal 34 di Dilma che corre decisa verso la vittoria.
Il fato cambia ancora una volta il futuro. Campos muore in un incidente aereo, Marina Silva si ritrova proiettata verso la corsa alla presidenza. In poche settimane scavalca Neves e a un mese dal voto raggiunge addirittura la Rousseff. Le due donne si trovano ancora una volta di fronte come avversarie. Per Dilma, Marina Silva è un vero incubo. Dovrà misurarsi con la sua rivale fino all'ultimo. Prevarrà al ballottaggio per un soffio.
La separazione politica da Lula
La ministra dell'Ambiente del terzo governo Lula ha carisma, buca lo schermo, convince persino i mercati che alla vigilia del confronto decisivo fanno balzare la Borsa e proiettano crescite vertiginose nelle previsioni economiche. Paragonata a un Modì del Brasile, considerata l'Obama dell'Amazzonia, Marina subisce soprattutto i durissimi attacchi di Lula: la definisce l'"emblema dell'antipolitica", l'accusa di bloccare la ricerca petrolifera, arriva a farle piangere lacrime amare. La rottura con il grande leader è totale. I due si dividono, non si parlano per anni. Solo con la condanna e poi il carcere, Marina Silva si riavvicina. Solidarizza con il padre della sinistra brasiliana. E Lula ricambia, la cerca, la coccola. Ha bisogno del suo sostegno. Sa che quella donna, così simile a lui per origini e vita piena di sofferenze e sacrifici, è essenziale nella battaglia per sconfiggere Bolsonaro. Le chiede di buttarsi di nuovo nell'arena politica, le propone il ministero dell'Ambiente. Lo annuncia ufficialmente al vertice del Cop 27 di Sharm, lo conferma due giorni prima del giuramento.
Ampi poteri
Marina Silva è un messaggio chiarissimo sulla nuova politica ambientale di Lula. Avrà ampi poteri. Poche ore dopo l'insediamento ha già varato una raffica di decreti che aboliscono quelli che avevano aperto la foresta pluviale all'invasione dei garimpeiros e allo sfruttamento selvaggio delle aree protette. E' una delle dieci donne dei 37 ministri dell'Esecutivo. Lavorerà a stretto contatto con la ministra dei Popoli Indigeni, Sônia Guajajara, la prima indigena eletta senatrice al Congresso.