NEW YORK - «Come va il tuo Paese?». È la prima domanda che pone, Donald Trump, quando accoglie l’amico Paolo Zampolli al suo tavolo, durante la festa di Capodanno organizzata a Mar a Lago. Sa che c’è un nuovo governo, e vuole capire quali sarebbero i margini per lavorarci insieme, nel caso fra due anni tornasse alla Casa Bianca. L’amico ambasciatore all’Onu gli risponde che l’esecutivo guidato da Meloni è solido, e la conversazione scivola sul fatto che Roma vuole comunque mantenere un rapporto forte di alleanza con Washington, a partire dalla difesa. Si informa sul ministro che gestisce l’apparato militare, e annuisce all’idea che in questo settore la collaborazione tra i due Paesi deve restare stretta, in particolare con l’aria che tira nel mondo.
NEW YORK - «Come va il tuo Paese?». È la prima domanda che pone, Donald Trump, quando accoglie l’amico Paolo Zampolli al suo tavolo, durante la festa di Capodanno organizzata a Mar a Lago. Sa che c’è un nuovo governo, e vuole capire quali sarebbero i margini per lavorarci insieme, nel caso fra due anni tornasse alla Casa Bianca. L’amico ambasciatore all’Onu gli risponde che l’esecutivo guidato da Meloni è solido, e la conversazione scivola sul fatto che Roma vuole comunque mantenere un rapporto forte di alleanza con Washington, a partire dalla difesa. Si informa sul ministro che gestisce l’apparato militare, e annuisce all’idea che in questo settore la collaborazione tra i due Paesi deve restare stretta, in particolare con l’aria che tira nel mondo.
Una volta a tavola Trump si rilassa, davanti alla sua insalata preferita al blue cheese, il formaggio erborinato; un tocco italiano con i ravioli, e fiumi di Diet Coke, a parte due dita di Champagne per la mezzanotte. «La guerra in Ucraina, se fossi rimasto presidente, non sarebbe mai scoppiata. È assurdo parlare del rischio di uno scontro nucleare, stiamo correndo rischi enormi per il mondo e l’economia globale. Spero che il 2023 porti la pace».