Il paradosso bellico della Germania: mezzi hi-tech che in battaglia vanno in tilt
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonTroppi gadget e poca affidabilità, con il rischio di finire in officina senza avere sparato un colpo. La Germania si trova alle prese con un paradosso bellico, simile a quello che potrebbe affliggere tutti gli eserciti della Nato: i mezzi da combattimento più recenti, carichi di strumentazioni hi-tech, non reggono alla prova della battaglia e vanno subito in tilt. La stessa situazione verificata dagli ucraini sulle trincee del Donbass: le artiglierie occidentali di ultima generazione, come i semoventi francesi Caesar, hanno bisogno di manutenzioni accurate e difficili da gestire nelle campagne fangose del Donbass.
L'imbarazzo di Berlino è il più forte, perché ha dovuto rinunciare ai veicoli corazzati per la Forza di Reazione Rapida dell'Alleanza Atlantica, che quest'anno viene guidata dai militari tedeschi. Un dispositivo con 11.500 soldati destinato a intervenire nelle zone della crisi, rimasto teorico fino all'invasione d…
Troppi gadget e poca affidabilità, con il rischio di finire in officina senza avere sparato un colpo. La Germania si trova alle prese con un paradosso bellico, simile a quello che potrebbe affliggere tutti gli eserciti della Nato: i mezzi da combattimento più recenti, carichi di strumentazioni hi-tech, non reggono alla prova della battaglia e vanno subito in tilt. La stessa situazione verificata dagli ucraini sulle trincee del Donbass: le artiglierie occidentali di ultima generazione, come i semoventi francesi Caesar, hanno bisogno di manutenzioni accurate e difficili da gestire nelle campagne fangose del Donbass.
L'imbarazzo di Berlino è il più forte, perché ha dovuto rinunciare ai veicoli corazzati per la Forza di Reazione Rapida dell'Alleanza Atlantica, che quest'anno viene guidata dai militari tedeschi. Un dispositivo con 11.500 soldati destinato a intervenire nelle zone della crisi, rimasto teorico fino all'invasione dell'Ucraina: la scorsa primavera invece è stato per la prima volta mobilitato e sotto il comando francese ha preso posizione in Romania. Alla vigilia del passaggio di consegne alla Germania, invece, si è scoperto che il nucleo più avanzato di veicoli da combattimento era inutilizzabile.
A metà dicembre Der Spiegel ha rivelato il rapporto scritto dal generale Ruprecht Horst von Butler, a capo della Decima Panzerdivision, sui Puma entrati in servizio da pochi anni: "I diciotto mezzi schierati sono andati fuori uso rapidamente: dopo soli otto giorni di esercitazione non ce n'era più uno efficiente". I Puma appartengono alla categoria degli IFV, Infantry Fighting Vehicle ossia veicolo da combattimento della fanteria: sono cingolati dotati di una torretta con una mitragliera a tiro rapido da 30 millimetri, con uno scafo protetto per ospitare una pattuglia di fanti. Si tratta del sistema più moderno in Europa, costruito da aziende tedesche: il governo ha stanziato tre miliardi di euro per comprarne quattrocento. A partire dal 2015 ne sono stati consegnati 350 e già è stato varato un programma per l'upgrade degli apparati di bordo. Ma i test condotti dal generale von Butler li hanno definiti "un fallimento totale" e Frankfurter Allgemeine ha parlato di "imbarazzo nazionale", proprio perché i Puma dovevano formare la punta di lancia della task force atlantica.
La realtà della guerra scatenata da Putin si sta rivelando una doccia fredda per i comandi atlantici, che devono capire se una generazione di armamenti hi-tech possa funzionare in un conflitto totale o vada rottamata. Questi strumenti hanno bisogno di una manutenzione minuziosa e frequente, con scorte limitate e costose di pezzi di ricambio. C'è poi il peso di un'altra moda dell'ultimo periodo: preferire i mezzi su ruote a quelli cingolati. Ovviamente hanno prezzi inferiori ma i video di autoblindo e obici imprigionati nella melma fanno comprendere quanto sia problematico spostare un semovente da trenta tonnellate anche con otto ruote motrici: vanno benissimo sulle strade, dove però rischiano di essere un bersaglio facile per i droni nemici, ma quando entrano nei boschi o nei campi fangosi le prestazioni non brillano.
Tante lezioni che ossessionano il dibattito dei generali, spingendoli a recuperare dai magazzini quello che resta delle armate concepite per fermare l'Unione Sovietica e a rivedere tutti i programmi in gestazione, come quello del nascente tank europeo. Le riflessioni riguardano pure gli aeroplani: intercettori e cacciabombardieri fino agli anni Ottanta erano in grado di decollare da piste improvvisate, come pezzi di strade o addirittura prati. Adesso i fantascientifici stealth hanno bisogno di pavimentazioni speciali per alzarsi in volo.
Nonostante la débâcle dei Puma, i tedeschi hanno però preso il comando della Forza di Risposta Rapida della Nato attivando un contingente che fa perno sulla 37ma brigata di fanteria corazzata per riunire reparti olandesi, norvegesi, sloveni, lettoni, cechi e lituani: l'avanguardia di un complesso che può mobilitare 40mila soldati, con navi e aerei. Con loro un battaglione di carri Leopard 2 e di cannoni semoventi Pzh 2000, affiancati da uno squadrone di commandos. La struttura è stata creata nel 2014, all'indomani dell'occupazione russa della Crimea, ma è stata attivata soltanto l'anno scorso. Il segretario generale dell'Alleanza Jens Stoltenberg ritiene invece che servano ranghi più potenti e la scorsa estate ha chiesto a tutte le nazioni di studiare uno schieramento all'altezza delle nuove minacce.