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Qatargate, Maria Arena si smarca dall'ex amico Panzeri: "Sono allibita e profondamente arrabbiata"

L'eurodeputata socialista belga è tra i nomi travolti dallo scandalo corruzione. "Le mie posizioni politiche nei confronti dei Paesi che non rispettano i diritti umani non sono mai state ambigue" ha ribadito anche se da alcune deposizioni spunta un "cadeau" ricevuto dall'emiro
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Non risulta indagata e per lei non è arrivata una richiesta di revoca dell’immunità parlamentare. Però il nome di Maria Arena, ex ministro belga ed eurodeputata socialista, è circolato fin da subito in relazione allo scandalo Qatargate. Perché si trova nelle carte dell’inchiesta e perché da presidente della commissione per i diritti umani sedeva proprio là dove si discutevano i dossier importanti per Marocco e Qatar. Adesso esce allo scoperto, con una dichiarazione pubblica in cui si dichiara estranea a tutto, dichiarandosi “allibita e profondamente arrabbiata con gli autori di questi atti di corruzione che danneggiano il nostro lavoro parlamentare a vantaggio di alcuni paesi o interessi particolari”.

Affronta tutti gli argomenti Arena, cominciando dal quello più spinoso, ovvero la sua vicinanza con Panzeri. “Il mio rapporto con il signor Panzeri è stato quello che definirei un'amiciz…

Non risulta indagata e per lei non è arrivata una richiesta di revoca dell’immunità parlamentare. Però il nome di Maria Arena, ex ministro belga ed eurodeputata socialista, è circolato fin da subito in relazione allo scandalo Qatargate. Perché si trova nelle carte dell’inchiesta e perché da presidente della commissione per i diritti umani sedeva proprio là dove si discutevano i dossier importanti per Marocco e Qatar. Adesso esce allo scoperto, con una dichiarazione pubblica in cui si dichiara estranea a tutto, dichiarandosi “allibita e profondamente arrabbiata con gli autori di questi atti di corruzione che danneggiano il nostro lavoro parlamentare a vantaggio di alcuni paesi o interessi particolari”.

Affronta tutti gli argomenti Arena, cominciando dal quello più spinoso, ovvero la sua vicinanza con Panzeri. “Il mio rapporto con il signor Panzeri è stato quello che definirei un'amicizia professionale basata, per quanto mi riguarda, sul rispetto reciproco per le nostre convinzioni spesso diverse, ma che ritenevo guidate dal comune interesse per il progresso dei diritti umani – ha detto Arena - Questa amicizia professionale è stata costruita durante la precedente legislatura ed è poi proseguita nel contesto dei contatti con l'onorevole Panzeri nell'ambito della sua organizzazione “Fight Impunity”. Non c’è mai stata alcuna questione di pressione, politica o finanziaria, tra di noi e spesso le nostre posizioni, quando divergevano, rimanevano tali. Ad esempio, la mia posizione ostile sull’accordo commerciale di pesca e agricoltura con il Marocco”.

Arena respinge anche le accuse che riguardano il merito del lavoro parlamentare fatto negli anni, in particolare per quanto riguarda il tema dei diritti umani. “Le mie posizioni politiche nei confronti dei Paesi che non rispettano i diritti umani non sono mai state ambigue e né il Qatar, né il Marocco né altri Paesi hanno beneficiato di un trattamento privilegiato”. Arena - che secondo quanto dichiarato da Panzeri a verbale avrebbe ricevuto un non meglio precisato “cadeau” dagli emiri - ha poi giustificato il suo voto contro la richiesta di una risoluzione sull’emirato nella plenaria, spiegando che “non è stato per proteggere il Qatar, ma piuttosto per favorire un lavoro più rigoroso che era stato avviato nel quadro della Sottocommissione per i diritti umani (DROI) e che avrebbe dovuto portare a una risoluzione e/o a un rapporto d'iniziativa Qatar/Diritti umani all'inizio del 2023 con l’obiettivo di condannare il Qatar per le numerose violazioni dei diritti umani”.

Per Arena sono false anche l’ipotesi che la commissione per i Diritti Umani fosse condizionata da servizi segreti o paesi stranieri. “Tutte le decisioni della Sottocommissione DROI vengono prese durante le riunioni dei coordinatori i quali rappresentano tutti i gruppi politici. Inoltre, queste decisioni vengono convalidate dal Comitato AFET (Affari Esteri) seguendo lo stesso processo, ovvero l'informazione è presentata alle riunioni dei coordinatori AFET i quali rappresentano, anche loro, tutti i gruppi politici. Esiste quindi un doppio controllo politico sulle decisioni prese. (…) Screditare questa sottocommissione, il suo segretariato e la sua presidente sarebbe contrario proprio agli obiettivi di lotta contro le interferenze straniere. Darebbe ragione a tutti coloro che vogliono metterci a tacere sulle violazioni dei diritti umani nel mondo”.