Austria, il caso delle piste killer: 13 morti dall'inizio della stagione sciistica
di Rita Monaldi e Francesco Sorti , di Rita Monaldi e Francesco SortiVIENNA - È l'"estate, fredda, dei morti". Così viene da ribattezzare, con lugubre parallelo mutuato da Pascoli, la stagione sciistica in corso in Austria. Temperature primaverili, certamente più adatte a molli passeggiate che a slalom natalizi sui ghiacciai, dove ormai la neve è all'80% artificiale e, sparata dai cannoni la sera per il pomeriggio del giorno seguente già scivola verso il centro delle piste e quella poca che resta ai bordi gela, preparando insidie mortali.
Questo inizio 2023 registra la cifra di incidenti letali più alta da dieci anni ad oggi. Numeri terrificanti, li definisce la Orf, tv pubblica austriaca, mostrando un inequivocabile grafico che confronta i dati bimestrali novembre-dicembre dell'ultimo decennio e schizza in alto per il 2022.
VIENNA - È l'"estate, fredda, dei morti". Così viene da ribattezzare, con lugubre parallelo mutuato da Pascoli, la stagione sciistica in corso in Austria. Temperature primaverili, certamente più adatte a molli passeggiate che a slalom natalizi sui ghiacciai, dove ormai la neve è all'80% artificiale e, sparata dai cannoni la sera per il pomeriggio del giorno seguente già scivola verso il centro delle piste e quella poca che resta ai bordi gela, preparando insidie mortali.
Questo inizio 2023 registra la cifra di incidenti letali più alta da dieci anni ad oggi. Numeri terrificanti, li definisce la Orf, tv pubblica austriaca, mostrando un inequivocabile grafico che confronta i dati bimestrali novembre-dicembre dell'ultimo decennio e schizza in alto per il 2022.
Il primo gennaio, stesso copione: sulle piste del ghiacciaio Hintertuxer una turista olandese 28enne è slittata per oltre 100 metri, ha sfondato una rete di contenimento, è volata per altri 20 metri finendo la sua breve vita contro un albero. La sua amica quasi contemporaneamente è caduta in un tratto poco innevato da cui spuntavano le rocce. Ma è sopravvissuta. Stesso tratto, mezz'ora dopo: incidente ad una 55enne tedesca, anche lei ce l'ha fatta per un soffio. Pochi giorni prima era morta a Fügenberg una bambina di 12 anni, pure lei olandese e figlia di turisti: fuori dalla pista con lo snowboard contro un albero. Inutili i soccorsi e il ricovero.
Già 13 incidenti mortali, di cui 11 in Tirolo, dall'inizio della stagione sciistica. Le cifre sono "vistose", commenta preoccupato il quotidiano viennese Der Standard (il tutto senza calcolare slavine e cadute degli alpinisti). Fino ad ora tenuti "bassi" dai media, confinando i singoli casi più nella stampa regionale che in quella nazionale, gli incidenti sono quasi vorprogrammiert, fanno quasi parte del programma, ammette Viktor Horvath, dirigente della polizia alpina tirolese. Ma perché le piste non sono state chiuse di fronte a tante morti? Risposta del Soccorso alpino austriaco: "Quando ci sono incidenti in autostrada, si chiude forse il traffico auto?".
Peter Paal, il capo della Ökas, è filosofico: "Nella vita è tutto sempre multicausale". È vero: al momento, a fianco delle piste "non c'è neve su cui si possa atterrare morbidamente", ma quest'anno vi sarebbero in giro "più sciatori inesperti" e inoltre "in Occidente aumenta il sovrappeso e diminuisce la forma fisica". "Non possiamo rendere del tutto sicure le vite né le piste".