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Austria, il caso delle piste killer: 13 morti dall'inizio della stagione sciistica

Piste da sci artificiali a St. Corona (reuters)

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Numeri mai così alti negli ultimi dieci anni, senza calcolare slavine e cadute degli alpinisti. La maggior parte degli incidenti è avvenuta in Tirolo dove ormai, con l'aumento delle temperature, si scia quasi soltanto sulla neve artificiale. Sui decessi indaga la polizia alpina
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VIENNA - È l'"estate, fredda, dei morti". Così viene da ribattezzare, con lugubre parallelo mutuato da Pascoli, la stagione sciistica in corso in Austria. Temperature primaverili, certamente più adatte a molli passeggiate che a slalom natalizi sui ghiacciai, dove ormai la neve è all'80% artificiale e, sparata dai cannoni la sera per il pomeriggio del giorno seguente già scivola verso il centro delle piste e quella poca che resta ai bordi gela, preparando insidie mortali.

Questo inizio 2023 registra la cifra di incidenti letali più alta da dieci anni ad oggi. Numeri terrificanti, li definisce la Orf, tv pubblica austriaca, mostrando un inequivocabile grafico che confronta i dati bimestrali novembre-dicembre dell'ultimo decennio e schizza in alto per il 2022.

VIENNA - È l'"estate, fredda, dei morti". Così viene da ribattezzare, con lugubre parallelo mutuato da Pascoli, la stagione sciistica in corso in Austria. Temperature primaverili, certamente più adatte a molli passeggiate che a slalom natalizi sui ghiacciai, dove ormai la neve è all'80% artificiale e, sparata dai cannoni la sera per il pomeriggio del giorno seguente già scivola verso il centro delle piste e quella poca che resta ai bordi gela, preparando insidie mortali.

Questo inizio 2023 registra la cifra di incidenti letali più alta da dieci anni ad oggi. Numeri terrificanti, li definisce la Orf, tv pubblica austriaca, mostrando un inequivocabile grafico che confronta i dati bimestrali novembre-dicembre dell'ultimo decennio e schizza in alto per il 2022.

Il colpo più duro è arrivato il 28 dicembre a Waidring, due passi dalla tirolese Kitzbühel. Due amiche diciassettenni. La curva un po' troppo veloce le ha portate entrambe fuori pista, un volo di 50-60 metri e lo schianto. Una duplice morte sul colpo. Inutile l'arrivo degli elicotteri, della Alpinpolizei, delle barelle. Due famiglie tedesche, in vacanza insieme, tornano a casa con una bara ognuna: le due ragazze vanno ad ingrassare l'atroce lista dei morti di quest'anno sulle piste da sci della felix Austria.

Il primo gennaio, stesso copione: sulle piste del ghiacciaio Hintertuxer una turista olandese 28enne è slittata per oltre 100 metri, ha sfondato una rete di contenimento, è volata per altri 20 metri finendo la sua breve vita contro un albero. La sua amica quasi contemporaneamente è caduta in un tratto poco innevato da cui spuntavano le rocce. Ma è sopravvissuta. Stesso tratto, mezz'ora dopo: incidente ad una 55enne tedesca, anche lei ce l'ha fatta per un soffio. Pochi giorni prima era morta a Fügenberg una bambina di 12 anni, pure lei olandese e figlia di turisti: fuori dalla pista con lo snowboard contro un albero. Inutili i soccorsi e il ricovero.

Già 13 incidenti mortali, di cui 11 in Tirolo, dall'inizio della stagione sciistica. Le cifre sono "vistose", commenta preoccupato il quotidiano viennese Der Standard (il tutto senza calcolare slavine e cadute degli alpinisti). Fino ad ora tenuti "bassi" dai media, confinando i singoli casi più nella stampa regionale che in quella nazionale, gli incidenti sono quasi vorprogrammiert, fanno quasi parte del programma, ammette Viktor Horvath, dirigente della polizia alpina tirolese. Ma perché le piste non sono state chiuse di fronte a tante morti? Risposta del Soccorso alpino austriaco: "Quando ci sono incidenti in autostrada, si chiude forse il traffico auto?".

Ma le autostrade sono infrastrutture essenziali, una sciata con la famiglia invece no. La Ökas, l'osservatorio della sicurezza alpina, cerca di tranquillizzare dando allo Standard le cifre complessive dei morti in montagna, che sarebbero in calo: al 30 dicembre"sono morte 265 persone, l'anno precedente nello stesso periodo erano state 313". Se nella piccola Austria le cifre sono queste, forse qualcosa non funziona. E comunque qui si parla non delle morti complessive, ma delle trappole letali che quest'anno come non mai si celano nelle stazioni sciistiche.

Peter Paal, il capo della Ökas, è filosofico: "Nella vita è tutto sempre multicausale". È vero: al momento, a fianco delle piste "non c'è neve su cui si possa atterrare morbidamente", ma quest'anno vi sarebbero in giro "più sciatori inesperti" e inoltre "in Occidente aumenta il sovrappeso e diminuisce la forma fisica". "Non possiamo rendere del tutto sicure le vite né le piste".

Dove la neve scarseggia, spuntano le rocce. In molte zone la neve è ormai quasi totalmente artificiale e viene sparsa con i cannoni sparaneve. Ma la crisi energetica ha fatto esplodere prezzi di skilift, illuminazione e cannoni. Nella mondanissima Kitzbühel si è proposto perfino di spegnere l'illuminazione pubblica alle 22, e tutti a letto. Che ci sia qualche ragione economica per la scarsità di neve sulle piste? La Alpinpolizei intanto indaga sulle troppe morti, si attendono le perizie e i referti medici.