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Usa, ennesima bocciatura per l'aspirante Speaker McCarthy. Fumata nera anche nell'11ma votazione. Seduta di nuovo aggiornata

(reuters)
Il deputato repubblicano non ha raggiunto la maggioranza. La ribellione degli ultra-conservatori non si placa. E il ribelle Gaetz candida Trump, ma il tycoon ha ottenuto un solo voto
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NEW YORK - Dopo tre giorni di votazioni andate a vuoto e di bambini stremati in aula, in attesa di vedere mamma o papà giurare nelle mani dello Speaker, la grande frustrazione americana è un regalo a Vladimir Putin. Non solo le schermaglie all’interno dei Repubblicani hanno lasciato gli Stati Uniti senza Congresso, perché in assenza dello Speaker non possono essere approvati i regolamenti, gli eletti non sono formalmente in carica e non possono essere approvate leggi e risoluzioni; ma hanno mostrato divisioni allarmanti in vista dei prossimi mesi, quando la guerra in Ucraina entrerà nella fase decisiva.

I Repubblicani non sembrano in grado di governare la Camera. Chiunque verrà eletto al ruolo di Speaker avrà qualcuno che aspetterà la prima occasione per metterlo in difficoltà. Non c’è solo l’Ucraina , ma Taiwan, i negoziati sul nucleare con l’Iran. Kevin McCarthy, l’uomo dal perenne sor…

NEW YORK - Dopo tre giorni di votazioni andate a vuoto e di bambini stremati in aula, in attesa di vedere mamma o papà giurare nelle mani dello Speaker, la grande frustrazione americana è un regalo a Vladimir Putin. Non solo le schermaglie all’interno dei Repubblicani hanno lasciato gli Stati Uniti senza Congresso, perché in assenza dello Speaker non possono essere approvati i regolamenti, gli eletti non sono formalmente in carica e non possono essere approvate leggi e risoluzioni; ma hanno mostrato divisioni allarmanti in vista dei prossimi mesi, quando la guerra in Ucraina entrerà nella fase decisiva.

I Repubblicani non sembrano in grado di governare la Camera. Chiunque verrà eletto al ruolo di Speaker avrà qualcuno che aspetterà la prima occasione per metterlo in difficoltà. Non c’è solo l’Ucraina , ma Taiwan, i negoziati sul nucleare con l’Iran. Kevin McCarthy, l’uomo dal perenne sorriso ortopedico mostrato, è uscito sconfitto per undici volte, nonostante i messaggi di ottimismo sparsi davanti alle telecamere e ai giornaliisti. “Ce la faremo”. “Avremo i numeri”. “Ho buone sensazioni”. I cronisti hanno registrato le sue dichiarazioni con aria annoiata. McCarthy è sicuro di avere i numeri, ma non ha mai spiegato come. La seduta è stata aggiornata alle 18  (ora italiana) di venerdì 6 gennaio.

Mercoledì sera, dopo aver incassato la sesta bocciatura, aveva ottenuto che la settima venisse rinviata al giorno dopo, per permettere agli “sherpa” inviati nei corridoi di Capitol a trattare con i venti ribelli. Hanno mercanteggiato su tutto: offerto posti chiave in commissione, promesso di non sovvenzionare con le casse del partito altri candidati alle primarie nei collegi sicuri. Qualcuno, come ultima carta disperata, ha proposto il mandato a termine di McCarthy. Il quale, dopo l’ottava umiliazione, ha dichiarato: “Otterrò i voti quando troveremo l’accordo”. Poi sono arrivate la nona e la decima sconfitta.  Ma lui non moll: la candidatura del leader repubblicano è stata riproposta per un'undicesima votazione.

Dopo la risicata vittoria alle elezioni di novembre, il Partito repubblicano ha riconquistato la maggioranza alla Camera, con 222 seggi su 435 (in realtà 434 perché un rappresentante democratico della Virginia è morto a novembre, poco dopo essere stato rieletto), gliene bastavano 218, la metà più uno degli eletti, per diventare Speaker. Poteva perdere quattro voti, ne ha persi venti.

Anche ieri McCarthy ne ha visti evaporare cinque dopo i primi ottanta voti espressi, e si è fermato a 201 alla settima e ottava votazione (e a 200 alla nona e alla decima), superato per l’ennesima volta dal candidato dei Democratici, Hukeem Jeffries, al quale sono andati ancora una volta tutti e 212 i voti dei progressisti presenti, prova di compattezza in contrasto con il disagio dei conservatori.

Alla settima e molto attesa votazione, in apertura di seduta, quella che avrebbe dovuto rappresentare la svolta a favore di McCarthy dopo un’altra notte di trattative, sono sempre stati venti i voti contrari, ma in modo beffardo: uno è andato a Donald Trump. Lo ha dato Matt Gaetz, rappresentante della Florida inseguito da storie controverse di incontri sessuali con minorenni, fedelissimo trumpiano ma allo stesso tempo leader degli “irriducibili” nonostante l’ex presidente avesse rivolto l'appello a votare McCarthy per “non trasformare un grande trionfo in una gigantesca e imbarazzante sconfitta”.

Quel voto per Trump (che intanto non ha trovato di meglio che postare sul social Truth un fotomontaggio che lo ritrae mentre deride Joe Biden. Nell'immagine, che rievoca il discorso sullo stato dell'Unione, si vede il tycoon che fa le boccacce alle spalle del presidente dallo scranno riservato allo speaker. Al suo fianco la vicepresidente Kamala Harris, che presiede anche il Senato) è sembrato il modo di Gaetz di sottolineare pubblicamente l’affetto per l’anziano tycoon, che ha poi  candidato per l'11mo round. Ma per l'ex capo della Casa Bianca è arrivato un solo voto. “O McCarthy si ritira - ha commentato poi - o gli costruiremo una camicia di forza da cui non potrà scappare”. Linguaggio più consono alle bande. Alla prima occasione, eletto lo Speaker, le divisioni riaffioreranno. Un Congresso così lacerato è un regalo inatteso per Putin alla vigilia del Natale ortodosso che si appresta a celebrare.