KRAMATORSK - La tregua unilaterale di trentasei ore dopo undici mesi di guerra per il Natale ortodosso del 7 gennaio coincide anche con un'ondata di gelo che investe in pieno il Donbass e fa scendere la temperatura a meno quindici gradi.
Alla sera della Vigilia la strada in direzione del fronte è occupata da convogli militari ucraini che si muovono al buio. L'esercito di Kiev sfrutta il cessate il fuoco ordinato da Mosca per spostare uomini e mezzi perché è sicuro che dall'altra parte della linea di contatto i soldati russi stanno facendo lo stesso. C'è una colonna di blindati nuovi di zecca di fabbricazione straniera, ci sono vecchi camion a luci spente con i soldati ammucchiati sul cassone che si tengono le coperte strette al mento e non hanno nient'altro per ripararsi, ci sono blindati ucraini contro i quali è un attimo andare a sbattere sulla carreggiata infarinata di bianco.
La tregua è cominciat…
KRAMATORSK - La tregua unilaterale di trentasei ore dopo undici mesi di guerra per il Natale ortodosso del 7 gennaio coincide anche con un'ondata di gelo che investe in pieno il Donbass e fa scendere la temperatura a meno quindici gradi.
Alla sera della Vigilia la strada in direzione del fronte è occupata da convogli militari ucraini che si muovono al buio. L'esercito di Kiev sfrutta il cessate il fuoco ordinato da Mosca per spostare uomini e mezzi perché è sicuro che dall'altra parte della linea di contatto i soldati russi stanno facendo lo stesso. C'è una colonna di blindati nuovi di zecca di fabbricazione straniera, ci sono vecchi camion a luci spente con i soldati ammucchiati sul cassone che si tengono le coperte strette al mento e non hanno nient'altro per ripararsi, ci sono blindati ucraini contro i quali è un attimo andare a sbattere sulla carreggiata infarinata di bianco.
La tregua è cominciata a mezzogiorno. Quarantacinque minuti più tardi le sirene dell'allarme aereo sono scattate in tutte le regioni dell'Ucraina perché i sistemi di sorveglianza hanno visto un Mig-31K e un Beriev A-50 russi alzarsi in volo da una base in Bielorussia. Il primo è un aereo che può bombardare le città ucraine con i missili, il secondo è un grande e panciuto aereo comando che si occupa di confondere le difese aeree, non è possibile dire che cosa faranno ma è una formazione che di solito precede i raid russi e quindi nell'incertezza: allarme aereo dappertutto, in alcune città la gente scende nei rifugi.
Il cessate il fuoco, se pure reggesse, non è visto da parte ucraina come la prova generale di un'interruzione più lunga e solida della guerra. Piuttosto il contrario, è visto come una finzione minore da parte di Mosca che accompagna la finzione più grande: quella che il presidente russo Putin voglia davvero negoziare una pace. Da un momento all'altro in Ucraina ci si aspetta una nuova mobilitazione russa che questa volta punterà ad arruolare mezzo milione di reclute, da aggiungere alle trecentomila reclute già mobilitate a settembre. Se ne parla da settimane, ieri lo ha ripetuto anche il vice dell'intelligence militare ucraina, il generale Vadym Skibitsky. È il segno che Putin vuole continuare il conflitto a oltranza per sfiancare Kiev e gli alleati occidentali.
Per capire la diffidenza degli ucraini basta guardare a cosa succede in questi giorni a Kherson, la città liberata a novembre che da settimane è punita dall'artiglieria russa. Il 24 dicembre i cannoni - che sono piazzati a cinque chilometri, appena al di là del fiume Dnipro - hanno sparato contro la centralissima piazza della Libertà a metà mattinata e hanno ucciso dieci civili. È lo stesso luogo dove il 14 novembre il presidente Zelensky era apparso a sorpresa per dire che era "l'inizio della fine della guerra". Pochi giorni dopo i russi hanno sparato otto razzi contro l'ospedale pediatrico Knp sempre a Kherson. Il vice direttore dell'ospedale, Maschenko Oleksiy Viktorovych, 31 anni, spiega a Repubblica che il giorno prima, proprio temendo un bombardamento di Capodanno - "i russi amano le ricorrenze" - avevano spostato tutti i bambini nei sotterranei e che questo ha evitato una strage. Indica con il braccio la facciata dell'edificio, due buchi lasciati nel cemento dai razzi, la raggiera delle schegge, tutte le finestre sfondate dall'onda d'urto. Ci sono bersagli militari nelle vicinanze? "No, non c'è nulla, come potrebbe essere, siamo nel centro della città".
Il giorno dopo, quindi ieri e poche ore prima dell'inizio della tregua, i russi hanno colpito una seconda stazione dei vigili del fuoco sempre a Kherson e questa volta hanno ucciso un pompiere e ne hanno ferito altri quattro. Il sospetto è che vogliano smantellare i servizi d'emergenza della città per poi procedere a bombardare con più efficienza: senza vigili del fuoco, nessuno potrà spegnere gli incendi. Questo è il contesto nel quale sono cominciate le trentasei ore di interruzione della guerra annunciate dal presidente Putin.