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Meloni rassicura Washington, ma l'Italia sta inviando meno armi all'Ucraina

(reuters)

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Da ottobre i voli dei cargo dell'Aeronautica sulla base polacca di Rzeszów - l'hub logistico della Nato a soli ottanta chilometri dal confine - sono drasticamente diminuiti
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Una serie di comunicati, sincronizzati e in parte coordinati, hanno segnato nelle scorse 48 ore la nuova fase del sostegno alla resistenza ucraina. Francia, Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno annunciato per la prima volta l'invio di mezzi corazzati da combattimento: complessivamente, si tratterà di circa 150 Bradley americani, Marder tedeschi, Amx-10 francesi e forse Warrior britannici, che in un paio di mesi potenzieranno le brigate mobili in vista della temuta offensiva russa. In questa concertazione occidentale, spicca l'assenza del governo di Roma.

L'Italia sembra infatti avere perso il treno per Kiev, quello in cui a giugno Mario Draghi si era mostrato protagonista con Macron e Scholz al fianco. Giorgia Meloni in tutte le sedi ha ribadito la volontà di proseguire sulla stessa linea del predecessore, approvando la proroga delle forniture e provocando tre giorni fa un durissimo attacco di Mosca per la posizione "inequivocabile e molto …

Una serie di comunicati, sincronizzati e in parte coordinati, hanno segnato nelle scorse 48 ore la nuova fase del sostegno alla resistenza ucraina. Francia, Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno annunciato per la prima volta l'invio di mezzi corazzati da combattimento: complessivamente, si tratterà di circa 150 Bradley americani, Marder tedeschi, Amx-10 francesi e forse Warrior britannici, che in un paio di mesi potenzieranno le brigate mobili in vista della temuta offensiva russa. In questa concertazione occidentale, spicca l'assenza del governo di Roma.

L'Italia sembra infatti avere perso il treno per Kiev, quello in cui a giugno Mario Draghi si era mostrato protagonista con Macron e Scholz al fianco. Giorgia Meloni in tutte le sedi ha ribadito la volontà di proseguire sulla stessa linea del predecessore, approvando la proroga delle forniture e provocando tre giorni fa un durissimo attacco di Mosca per la posizione "inequivocabile e molto aggressiva nei confronti della Russia".

Alle parole della premier, però, finora non sono seguiti fatti concreti. Il sesto decreto di aiuti militari all'Ucraina, inizialmente previsto per metà dicembre, continua a slittare nell'agenda dell'esecutivo. Nella telefonata a Zelensky del 27 dicembre Meloni ha detto che l'invio di sistemi contraerei "sta venendo valutato". E, pur nel segreto che circonda la materia, tutti i segnali indicano una frenata nel trasferimento di equipaggiamenti a Kiev.

Da ottobre i voli dei cargo dell'Aeronautica sulla base polacca di Rzeszów - l'hub logistico della Nato a soli ottanta chilometri dal confine - sono drasticamente diminuiti: il frenetico via-vai di Boeing ed Hercules cominciato a marzo si è ridotto, tanto che negli ultimi due mesi il monitoraggio di Flightradar24 ne ha registrati soltanto due. Nel frattempo gli altri Paesi europei hanno aumentato l'impegno, soprattutto per proteggere le città dai raid di Putin: i missili terra-aria donati da Berlino e Madrid sono già in azione. Paradossalmente, gli Aspide spagnoli sono identici a quelli mandati in pensione dalle nostre forze armate, che restano chiusi nei magazzini. E nei depositi dell'Esercito ci sono decine di blindati Centauro, simili a quelli che consegnerà Parigi, inutilizzati da anni. La nostra Difesa ha pochi strumenti hi-tech, ma contrariamente ad altri Paesi europei ha conservato distese di mezzi corazzati della Guerra Fredda: armi semplici da utilizzare, preziose per la sopravvivenza ucraina, che restano ad arrugginire sotto la pioggia.