✕

Iran, altri due uomini giustiziati per le proteste. Erano accusati di avere ucciso un basij

Il processo a Mohammad Karami e Mohammad Hosseini (afp)
Sono stati identificati come Mohammad Karami e Mohammad Hosseini: con le loro sono quattro le condanne a morte eseguite per la ribellione dopo la morte di Mahsa Amini. L'avvocato: "Negato il diritto alla difesa e a vedere la famiglia un'ultima volta". Metsola invoca "una reazione europea e globale più forte al regime"
1 minuti di lettura

"Papà, hanno emesso la sentenza: sono stato condannato a morte. Non dirlo alla mamma". Il 12 dicembre Mohammad Mehdi Karami aveva telefonato a suo padre Mashallah dal braccio della morte nella prigione di Karaj in cui era detenuto. Poche parole, la preoccupazione di proteggere la famiglia dal dolore che li avrebbe travolti. Mashallah ha tentato di tutto per salvarlo: "Sono un venditore ambulante - disse qualche giorno dopo in un video girato con la moglie nel salotto della loro casa umile - , l'ho cresciuto con le mani callose di lavoro come un ragazzo onesto, è innocente, dategli l'ergastolo ma non toglietegli la vita". Mohammah aveva 21 anni, era un campione di karate: è stato impiccato ieri mattina insieme a Seyyed Mohammad Hosseini, 39 anni, orfano di padre e madre. Accusati entrambi di aver partecipato all'omicidio di un paramilitare basiji, Ruhollah Ajamian, durante una manifestazione a Karaj.

Per quel reato altre tre persone…

"Papà, hanno emesso la sentenza: sono stato condannato a morte. Non dirlo alla mamma". Il 12 dicembre Mohammad Mehdi Karami aveva telefonato a suo padre Mashallah dal braccio della morte nella prigione di Karaj in cui era detenuto. Poche parole, la preoccupazione di proteggere la famiglia dal dolore che li avrebbe travolti. Mashallah ha tentato di tutto per salvarlo: "Sono un venditore ambulante - disse qualche giorno dopo in un video girato con la moglie nel salotto della loro casa umile - , l'ho cresciuto con le mani callose di lavoro come un ragazzo onesto, è innocente, dategli l'ergastolo ma non toglietegli la vita". Mohammah aveva 21 anni, era un campione di karate: è stato impiccato ieri mattina insieme a Seyyed Mohammad Hosseini, 39 anni, orfano di padre e madre. Accusati entrambi di aver partecipato all'omicidio di un paramilitare basiji, Ruhollah Ajamian, durante una manifestazione a Karaj.

Per quel reato altre tre persone sono state condannate a morte, ma tutte le organizzazioni per i diritti civili denunciano processi farsa, confessioni estorte con la tortura e diritti di base negati agli imputati. Karami non ha potuto scegliersi un suo avvocato, e quello d'ufficio non rispondeva nemmeno alle telefonate, ha denunciato il papà. Il legale che seguiva il caso di Hosseini, Ali Sharifzadeh Ardakani, aveva dichiarato il 18 dicembre che l'uomo era stato torturato, "picchiato con mani e piedi legati, preso a calci in testa fino a farlo svenire e sottoposto a scosse elettriche in diverse parti del corpo". Sono stati uccisi senza che potessero prima vedere le loro famiglie, come pure prevede la legge iraniana.

Sono quattro finora i manifestanti impiccati da quando il 16 settembre scorso sono iniziate le proteste per la morte di Mahsa Amini, ma Amnesty International teme che le esecuzioni possano essere decine nelle prossime settimane: almeno altre 26 persone sono state condannate a morte in quelli che l'organizzazione definisce "processi fittizi progettati per intimidire i manifestanti".

Le impiccaggioni hanno sollevato un'ondata di sdegno nel mondo, gli Stati Uniti condannano "nella maniera più forte possibile", la presidente del Parlamento Ue Metsola invoca "una reazione europea e globale più forte al regime in Iran", Parigi definisce le impiccagioni "disgustose", si muovono le star di Hollywood. Ma le autorità iraniane non sembrano intenzionate a fare passi indietro.

Tutt'altro. La scelta di Khamenei di nominare un nuovo capo della polizia va in direzione contraria. Ahmad-Reza Radan, ex membro dei Guardiani della Rivoluzione, è un integralista: in passato ha chiesto leggi più dure per il rispetto dell'obbligo del velo e della "moralità pubblica" ed è stato uno dei principali responsabili della repressione dell'onda Verde nel 2009, sanzionato da Usa e Ue.