Usa, McCarthy eletto speaker alla Camera alla 15ma votazione. "Vinceremo la sfida con Partito comunista cinese"
dal nostro corrispondente
Paolo Mastrolilli
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dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli
(afp)
Alla 14ma votazione il capofila dell'ultradestra repubblicana Matt Gaetz, si era astenuto, determinando l'ennesima fumata nera. Questo travagliato passaggio parlamentare ha messo in luce la profonda spaccatura del Gop
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
New York - Si è rischiata la rissa, alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, ma al quindicesimo scrutinio il leader repubblicano Kevin McCarthy è stato eletto Speaker. Il danno però è ormai fatto, e anche se la terza carica dello Stato ha finalmente un nome, la spaccatura emersa all'interno del partito di maggioranza preannuncia una stagione caotica nel Congresso per i prossimi due anni. La destra estrema infatti ha dimostrato di avere i numeri per tenere il Gop in ostaggio, ha ottenuto significative concessioni procedurali e di potere, e ora potrà determinare o deragliare l'agenda legislativa. Lo stesso Donald Trump, che ha favorito questa deriva, ha dimostrato di non controllarla più.
La rissa sfiorata, poi l'elezione
Ieri mattina McCarthy era ancora stato bocciato dai suoi colleghi, ma aveva ridotto i voti contrari a solo sei, cioè Matt Gaetz della Florida, Lauren Boebert del Colorado, Andy Biggs ed Eli Crane d…
New York - Si è rischiata la rissa, alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, ma al quindicesimo scrutinio il leader repubblicano Kevin McCarthy è stato eletto Speaker. Il danno però è ormai fatto, e anche se la terza carica dello Stato ha finalmente un nome, la spaccatura emersa all'interno del partito di maggioranza preannuncia una stagione caotica nel Congresso per i prossimi due anni. La destra estrema infatti ha dimostrato di avere i numeri per tenere il Gop in ostaggio, ha ottenuto significative concessioni procedurali e di potere, e ora potrà determinare o deragliare l'agenda legislativa. Lo stesso Donald Trump, che ha favorito questa deriva, ha dimostrato di non controllarla più.
La rissa sfiorata, poi l'elezione
Ieri mattina McCarthy era ancora stato bocciato dai suoi colleghi, ma aveva ridotto i voti contrari a solo sei, cioè Matt Gaetz della Florida, Lauren Boebert del Colorado, Andy Biggs ed Eli Crane dell'Arizona, Bob Good della Virginia e Matt Rosendale del Montana. Quindi aveva riconvocato la Camera alle 10 di sera, perché pensava di aver trovato l'accordo per sbloccare l'imbarazzante stallo. Al momento della conta, però, Gaetz e Boebert hanno votato presente, cioè in sostanza si sono astenuti, abbassando il quorum, mentre gli altri quattro sono rimasti contrari. Ciò ha inferto a McCarthy una nuova sconfitta inattesa, e perciò anche più umiliante delle precedenti. Qualcuno infatti gli aveva mentito, ossia Boebert che aveva dato la parola di votarlo, e altri che avevano promesso di astenersi, come almeno Crane, Good e Rosendale. Per poco non è scoppiata la rissa, quando il deputato dell'Alabama Mike Rogers si è scagliato contro Gaetz, ed è stato fermato dal collega Richard Hudson che gli ha messo una mano sulla bocca, per evitare che si sentissero gli insulti. "Restate civili", ha urlato un altro parlamentare, mentre lo stesso McCarthy è dovuto intervenire per calmare gli animi.
A quel punto, precipitato ancora di più nel caos, il candidato ha deciso di aggiornare i lavori a lunedì, in modo da avere un altro paio di giorni per convincere gli ultimi rivoltosi. Il suo luogotenente Henry ha fatto votare la risoluzione per riprendere le votazioni la settimana prossima, che è stata approvata di misura. Ma è accaduto qualcosa che ha fatto cambiare la dinamica. McCarthy ha parlato con il leader dei ribelli Gaetz, e i suoi colleghi con gli altri rivoltosi, che sotto pressione, o in cambio di promesse politiche, hanno deciso di cambiare posizione. McCarthy a quel punto è corso al banco della presidenza con un cartellino rosso, per chiedere di cambiare i voti appena espressi per aggiornare la seduta a lunedì. Quella risoluzione è stata bocciata, e si è andati al quindicesimo scrutinio. Stavolta i conti erano giusti e gli ultimi sei ribelli hanno votato "presente", consentendo a McCarthy di coronare il suo sogno. Così dopo l'una di notte è stato scortato nella Camera per tenere il primo discorso da Speaker e giurare.
Il primo discorso
Introducendolo, per passargli il tradizionale martelletto del potere finora nelle mani di Nancy Pelosi, il nuovo leader dei democratici Hakeem Jeffries ha ricordato i successi legislativi ottenuti dall'amministrazione Biden, e ha sottolineato che tra i valori fondanti della democrazia americana c'è "il passaggio pacifico dei poteri". Quello che Trump ha negato, incitando l'assalto al Congresso del 6 gennaio, insieme a tanti altri deputati repubblicani presenti in aula che hanno votato contro la certificazione del risultato delle presidenziali del 2020.
Quindi McCarthy ha tenuto il primo discorso, aperto con un tono partitico per annunciare le linee della sua agenda, ma chiuso con un invito all'unità. Il nuovo Speaker ha avvertito che la Camera tornerà ad esercitare il potere del "check and balance", per limitare quello della Casa Bianca. Ha annunciato leggi per garantire la sicurezza dei confini dagli immigrati illegali, sviluppare le fonti di energia americane, e impedire l'indottrinamento "woke", ossia liberal, nelle scuole. Ha detto che agirà per limitare le spese del governo e ridurre il debito, e contenere "il potere crescente del partito comunista cinese". Perciò formerà una commissione bipartisan per "capire come mai tanti posti di lavoro americani sono finiti nella Repubblica popolare, farli tornare, e vincere la competizione con Pechino". Questa è stata l'unica parte del discorso dedicata alla politica estera, quindi non c'è stata alcuna citazione della guerra in Ucraina e dell'aggressione russa, dopo che nelle settimane scorse McCarthy aveva avvertito che "non firmeremo più assegni in bianco per Kiev".
Il nuovo Speaker ha minacciato l'apertura di inchieste parlamentari per far deragliare l'amministrazione Biden, sul ritiro dall'Afghanistan, l'origine e la gestione dell'epidemia di Covid, e "l'uso dell'Fbi come arma", un chiaro riferimento alle lamentele di Trump per essere stato sottoposto all'inchiesta del "Russiagate". Infine ha promesso che la porta del Congresso sarà sempre aperta per tutti gli americani, e "la prima audizione sarà sul confine meridionale".
dal nostro inviato Paolo Mastrolilli, dal nostro inviato Paolo Mastrolilli
McCarthy ha chiuso il discorso citando Lincoln, per richiamare il Paese all'unità dei suoi momenti più difficili. L'unità però manca prima di tutto nel suo partito, diviso tra la destra trumpista, l'ala conservatrice tradizionale e quella moderata, come ha dimostrato la sua difficile elezione a Speaker. La maggioranza repubblicana alla Camera è ridotta a dieci seggi, mentre il Senato è nelle mani dei democratici, e quindi per far passare qualsiasi legge sarà necessario il compromesso. Gli estremisti repubblicani però lo hanno già platealmente rigettato all'interno del loro stesso partito, per 15 scrutini, dimostrando di avere i voti per paralizzare l'agenda legislativa. McCarthy ora avrà il difficile compito di riportarli alla ragionevolezza, oppure cedere al loro ricatto.