Il dilemma dei militari italiani: se le armi hi-tech vanno a Kiev il rischio è restare indifesi
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoIl pressing della Nato perché l'Italia fornisca uno scudo ai cieli di Kiev trova divisi i nostri militari. Nessuno nega l'importanza di sostenere la resistenza ucraina, mettendola soprattutto in condizioni di proteggere la popolazione dai bombardamenti russi. "Il sistema Samp-T prodotto da Italia e Francia è ritenuto superiore al Patriot americano - evidenzia il generale Maurizio Fioravanti, ex comandante della Folgore e delle forze speciali - perché è efficace a una distanza maggiore, fino a 80-100 chilometri". La cessione all'Ucraina di una batteria di questi missili terra-aria è stata caldeggiata due giorni fa anche dal consigliere per la Sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan nel colloquio con il consigliere diplomatico di Giorgia Meloni, l'ambasciatore Francesco Talò. "Si tratta di un sistema esclusivamente difensivo - aggiunge Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica ed ex …
Il pressing della Nato perché l'Italia fornisca uno scudo ai cieli di Kiev trova divisi i nostri militari. Nessuno nega l'importanza di sostenere la resistenza ucraina, mettendola soprattutto in condizioni di proteggere la popolazione dai bombardamenti russi. "Il sistema Samp-T prodotto da Italia e Francia è ritenuto superiore al Patriot americano - evidenzia il generale Maurizio Fioravanti, ex comandante della Folgore e delle forze speciali - perché è efficace a una distanza maggiore, fino a 80-100 chilometri". La cessione all'Ucraina di una batteria di questi missili terra-aria è stata caldeggiata due giorni fa anche dal consigliere per la Sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan nel colloquio con il consigliere diplomatico di Giorgia Meloni, l'ambasciatore Francesco Talò. "Si tratta di un sistema esclusivamente difensivo - aggiunge Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica ed ex consigliere militare di tre premier - . Mosca non potrebbe obiettare nulla e in Parlamento neppure il M5S avrebbe argomenti per opporsi".
Il problema che viene sottolineato è un altro. Ed è comune a tutti gli eserciti occidentali, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna: il numero di armamenti hi-tech è molto limitato e i tempi per rimpiazzare quelli mandati a Kiev sono lunghissimi. Mentre la nuova Guerra Fredda e l'esigenza di prepararsi allo spettro di un conflitto totale obbliga i comandi a potenziare gli arsenali. Prendiamo il caso del Samp-T: l'Italia ha soltanto cinque batterie, ciascuna in grado di creare sopra una metropoli uno schermo contro aerei, droni e cruise. Sono l'unica contraerea per difendere l'intera Penisola, perché tutti gli altri cannoni e missili terra-aria sono finiti in pensione senza essere sostituiti: trent'anni di pace globale sembravano averli resi inutili. Oltre ai Samp-T, erano rimasti solamente 112 missili Stinger a cortissimo raggio, ma una parte è stata regalata agli ucraini nella scorsa primavera. Dopo l'invasione russa, si è corsi ai ripari e lo scorso 22 novembre è stato firmato il contratto per acquistare nuovi apparati, che però entreranno in servizio tra anni. "L'allarme per questa carenza nella contraerea è stato presentato pure in sede parlamentare - ricorda il generale Tricarico - ma è sempre caduto nel vuoto".
Lo stesso dilemma è al centro del dibattito in tutte le capitali, da Washington a Londra: fino a che punto si possono sguarnire gli arsenali tecnologici per aiutare l'Ucraina? La richiesta di armi hi-tech è altissima, mentre il ritmo delle fabbriche non è cambiato. Ad esempio, al Pentagono serviranno cinque anni per ripristinare le scorte dei Javelin, fondamentali per fermare i tank di Putin. E infatti ha smesso di donarne: ormai concede solo mezzi più vecchi.