Bakhmut senza tregua: Natale ortodosso tra i colpi di cannone
dal nostro inviato Daniele Raineri , dal nostro inviato Daniele RaineriBAKHMUT - I soldati ucraini sparano con l'artiglieria a un ritmo folle, un colpo di cannone ogni pochi secondi per tutte le ore di questo che in teoria è il cessate il fuoco più importante dall'inizio dell'invasione russa. Sparano da Bakhmut, la città del Donbass che da sei mesi è al centro di combattimenti brutali. Alla tregua unilaterale di Putin, dichiarata in occasione del Natale ortodosso che cade il 7 gennaio, loro non credono, pensano che sia un trucco per spostare mezzi e uomini ancora più vicino alla città, e quindi non c'è tempo da perdere, è necessario fare fuoco anche se gli altri non lo fanno.
I notiziari internazionali, i media e i social che da tre giorni discutono del cessate il fuoco della Russia qui è come se non esistessero. Con la temperatura che oscilla attorno ai meno dieci gradi centigradi, il fiume che divide le truppe russe da quelle ucraine ad appena un chilometro d…
BAKHMUT - I soldati ucraini sparano con l'artiglieria a un ritmo folle, un colpo di cannone ogni pochi secondi per tutte le ore di questo che in teoria è il cessate il fuoco più importante dall'inizio dell'invasione russa. Sparano da Bakhmut, la città del Donbass che da sei mesi è al centro di combattimenti brutali. Alla tregua unilaterale di Putin, dichiarata in occasione del Natale ortodosso che cade il 7 gennaio, loro non credono, pensano che sia un trucco per spostare mezzi e uomini ancora più vicino alla città, e quindi non c'è tempo da perdere, è necessario fare fuoco anche se gli altri non lo fanno.
I notiziari internazionali, i media e i social che da tre giorni discutono del cessate il fuoco della Russia qui è come se non esistessero. Con la temperatura che oscilla attorno ai meno dieci gradi centigradi, il fiume che divide le truppe russe da quelle ucraine ad appena un chilometro di distanza potrebbe gelare da un momento all'altro e diventare passabile a piedi in mille punti che prima non erano percorribili. Che i comandanti russi abbiano pensato a questo, quando qualche giorno fa hanno visto nelle previsioni meteo che il Natale ortodosso sarebbe coinciso con l'arrivo di una gelata che durerà almeno una settimana, non si può escludere. Da mesi alle truppe russe non riesce di attraversare una zona scoperta a est della città, che in condizioni normali coprirebbero in venti minuti. Intrappolati nel ruolo di attaccanti, quello che ti espone di più al fuoco nemico, sentono di avere Bakhmut in pugno ma non riescono a raggiungerla perché gli artiglieri ucraini continuano a sparare senza sosta.
Non che l'altra parte si astenga del tutto dal bombardare: si arriva in città da una collina che la sovrasta e la prima cosa che si vede è una colonna di fumo nero fra i tetti innevati. È il risultato di un colpo russo - e ci sono altri segni di bombardamenti freschi perché una spolverata di neve arrivata venerdì sera rende il terreno facile da leggere se si vuole capire cosa è successo nelle ultime ore. Sono arrivati colpi di cannone e di mortaio. La cosa non fa scandalo. Nel Donbass la storia delle tregue violate dalla Russia risale fino al 2014.
Di testimoni diretti per confermare non c'è traccia. Bakhmut è una città fantasma senza più una finestra intatta, è un reticolo di viali in pendenza vuoti e di facciate mezze annerite. Sono rimasti soltanto ottomila abitanti dei centoventimila di prima della guerra e passano il tempo sottoterra oppure, le rare volte che escono, a correre da un edificio all'altro come topolini. Da un momento all'altro possono cadere colpi dall'alto e nessuno può prevedere dove succederà. Un momento prima c'è calma, un momento dopo c'è un'esplosione. E così per centinaia di colpi al giorno, ogni giorno e in tutte le strade.
Il posto è pieno, continuano a sgattaiolare dentro persone dall'ingresso, che è un po' più basso del piano stradale e affaccia sul lato opposto a quello delle batterie russe - non garantisce protezione assoluta ma offre una sensazione di riparo in più. Sono soprattutto anziani infagottati. Questa gente è qui per il Natale? "No, ogni giorno è così", risponde Irina.