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Brasile, la testimonianza dell'italiano dentro il Congresso assaltato: "C'erano donne che pregavano e uomini armati"

(afp)
"Pullman pieni di supporter di Bolsonaro sono arrivate da martedì da ogni parte del Brasile. Era tutto organizzato. Il presidente Lula ha parlato di gruppi di finanziatori e l'impressione, in effetti, è che una parte dei manifestanti sia stata pagata", racconta Federico Nastasi
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"C'erano uomini incappucciati e armati con dei fucili spara lacrimogeni, signore inginocchiate che pregavano Gesù, bambini che correvano, gruppetti organizzati che davano istruzioni e guidavano l'assalto, pensionate venute col cane da passeggio e altre pensionate che impugnavano pietre...". L'italiano Federico Nastasi, ricercatore freelance di 34 anni, ha visto l'attacco alla democrazia. È in Brasile da settembre ed era nel palazzo del Congresso quando l'orda arrabbiata dei bolsonaristi è entrata e ha spaccato tutto, con la complicità di quei poliziotti che non li hanno fermati. E che, anzi, si facevano i selfie con loro. "Mi sono intrufolato da una finestra rotta", racconta Nastasi a Repubblica.

Come si è arrivati a questo punto?
"L'incipit c'è stato qualche giorno fa, diciamo intorno a martedì, quando in città sono arrivate frotte di pullman pieni di supporter di B…

"C'erano uomini incappucciati e armati con dei fucili spara lacrimogeni, signore inginocchiate che pregavano Gesù, bambini che correvano, gruppetti organizzati che davano istruzioni e guidavano l'assalto, pensionate venute col cane da passeggio e altre pensionate che impugnavano pietre...". L'italiano Federico Nastasi, ricercatore freelance di 34 anni, ha visto l'attacco alla democrazia. È in Brasile da settembre ed era nel palazzo del Congresso quando l'orda arrabbiata dei bolsonaristi è entrata e ha spaccato tutto, con la complicità di quei poliziotti che non li hanno fermati. E che, anzi, si facevano i selfie con loro. "Mi sono intrufolato da una finestra rotta", racconta Nastasi a Repubblica.

Come si è arrivati a questo punto?
"L'incipit c'è stato qualche giorno fa, diciamo intorno a martedì, quando in città sono arrivate frotte di pullman pieni di supporter di Bolsonaro da ogni parte del Brasile. Ho parlato con uno che martedì era partito da Santa Caterina, uno stato del Sud tradizionalmente di destra. Non ci voleva un genio a capire che sui pullman c'erano loro: avvolti nelle bandiere nazionali, con le magliette verdeoro, rumorosi".

Niente di spontaneo, dunque.
"Niente, tutto era organizzato. Il presidente Lula ha parlato di gruppi di finanziatori e l'impressione, in effetti, è che una parte dei manifestanti sia stata pagata".

Chi c'era per le strade?
"Gruppi di varie fasce sociali, classe media ma anche classi popolari. Il bolsonarismo è un movimento popolare di massa, radicato nel Paese".

Arriviamo a domenica, il giorno dell'attacco alle istituzioni.
"Intorno alle 11 marciavano in modo pacifico verso l'Esplanada dos Ministerios e la piazza dei tre poteri. C'era un cordone di contenimento della polizia federale. Verso le 15, quel cordone si è rotto".

È stato sfondato dai manifestanti o sono i poliziotti che hanno sciolto il presidio spontaneamente?
"Non ero lì in quel preciso momento. Si intuisce però che il controllo non è stato sufficientemente duro. Durante la presa del Congresso sono entrato anch'io. La prima cosa che ho visto sono state delle 50enni bionde con le ciglia finte che pregavano. Sul tetto c'erano rivoltosi che sparavano con armi lunghe...non sono un esperto, penso fossero quelle che si usano per i fumogeni. Si aggiravano individui equipaggiati con caschi, ginocchiere, scudi e passamontagna. In tre ore, dalle tre alle sei del pomeriggio, hanno depredato il palazzo".

Che era vuoto.
"Sì, c'erano solo pochi funzionari. Si proteggevano dietro a delle grate di metallo. Ma in generale i bolsonaristi hanno preso il controllo del parlamento brasiliano indisturbati. Sapevano cosa fare e come muoversi, tant'è che hanno avuto il tempo di srotolare un enorme striscione sul tetto. Poi hanno puntato verso il Supremo Tribunal Federal, la Corte costituzionale, e lì ho visto le scene più cruente: lacrimogeni sparati dagli elicotteri per disperdere la folla, gente trascinata via...".

C'erano leader che aizzavano e guidavano la folla?
"C'è un coordinamento di gruppi whatsapp e telegram, attivo da due anni. Dopo il ballottaggio elettorale di fine ottobre che ha sancito la vittoria di Lula su Bolsonaro è diventato più aggressivo. Non fanno avvicinare i giornalisti, una mia amica fotografa è stata minacciata e costretta ad andarsene".

Cos'hai capito dei bolsonaristi?
"Non sono un movimento verticale: sono tanti piccoli fuochi che, insieme, generano il caos".