Guerre, sabotaggi e incidenti: tutte le vicissitudini del Canale di Suez
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Questa volta l’incidente è durato poco, il cargo norvegese incagliato è stato rimesso a galla e il traffico è tornato ai livelli di norma dopo poche ore. L’ennesimo problema nella storia del canale di Suez, che in un secolo e mezzo ha dovuto affrontare guerre, mine e tensioni politiche di ogni genere. Lungo 193 chilometri, profondo 22 metri e largo 200, questa via d’acqua artificiale vede abitualmente il passaggio di 56 navi al giorno per un totale di oltre 20 mila l’anno, pari all’8 per cento del traffico commerciale mondiale. Per millenni ci sono state iniziative per ampliare i Laghi Amari aprendo un canale fra il mar Mediterraneo e il mar Rosso: ci pensarono i faraoni d’Egitto, la repubblica marinara di Venezia, Napoleone Bonaparte e l’Impero ottomano.
LONDRA – Questa volta l’incidente è durato poco, il cargo norvegese incagliato è stato rimesso a galla e il traffico è tornato ai livelli di norma dopo poche ore. L’ennesimo problema nella storia del canale di Suez, che in un secolo e mezzo ha dovuto affrontare guerre, mine e tensioni politiche di ogni genere. Lungo 193 chilometri, profondo 22 metri e largo 200, questa via d’acqua artificiale vede abitualmente il passaggio di 56 navi al giorno per un totale di oltre 20 mila l’anno, pari all’8 per cento del traffico commerciale mondiale. Per millenni ci sono state iniziative per ampliare i Laghi Amari aprendo un canale fra il mar Mediterraneo e il mar Rosso: ci pensarono i faraoni d’Egitto, la repubblica marinara di Venezia, Napoleone Bonaparte e l’Impero ottomano.
Il piano diventò realtà nel 1856 quando il diplomatico francese Ferdinand de Lesseps, ottenne una concessione di 99 anni dal leader egiziano Said Pasha, che mantenne comunque per sé il 44 per cento delle azioni della società per costruire il canale. Su un progetto dell’ingegnere italiano Luigi Negrelli, i lavori iniziarono tre anni più tardi e si completarono nel 1869, impiegando 30 mila operai per un totale di un milione e mezzo di persone nel corso del tempo. La stima delle vittime che hanno perso la vita per costruirlo varia da mille a decine di migliaia.
Inaugurato il 17 novembre 1869 con un corteo di navi guidato dall’imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe, il canale di Suez rivoluzionò il commercio internazionale, permettendo di risparmiare almeno dieci giorni di navigazione rispetto alla rotta che in precedenza rendeva necessaria la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza, estremità meridionale del continente africano, per trasportare merci dall’Atlantico all’oceano Indiano.
Inizialmente contrario all’apertura del canale perché era in mano alla Francia, nel 1875 il Regno Unito cambia atteggiamento quando il successore di Said Pasha, in difficoltà a pagare i suoi debiti con le banche, vende la propria cospicua percentuale di minoranza a una società britannica. Nel 1882, in risposta a una rivolta locale, le forze britanniche invadono l’Egitto e ne prendono il controllo, incluso il canale di Suez, anche se nominalmente il Paese rimane sotto l’Impero ottomano fino alla Prima guerra mondiale.
Nel 1936 un trattato anglo-egiziano assegna il canale alla Gran Bretagna. Ma nel 1951 il nuovo leader nazionalista egiziano Nasser ripudia il trattato e nel 1956 nazionalizza il canale, provocando una breve guerra passata alla storia come “la crisi di Suez”: Inghilterra, Francia e Israele invadono l’Egitto per riprendere il controllo del canale, ma l’intervento dell’Onu, sotto le decisive pressioni degli Stati Uniti per evitare il rischio di una escalation militare che avrebbe potuto portare a un confronto con l’Unione Sovietica, diventata nel frattempo il protettore dell’Egitto, costringono i tre paesi alleati a ritirarsi e a lasciarlo in mano a Nasser. Come risultato dei danni provocati dal conflitto, il canale rimane chiuso fino al 1957.
Il canale di Suez diventa teatro di altri due conflitti arabo-israeliani, la guerra dei Sei Giorni nel 1967 e la guerra dello Yom Kippur nel 1973, attraversato due volte dalle forze israeliane in direzione del Cairo e una volta da quelle egiziane verso la penisola del Sinai. Dopo la guerra del 1967, il canale rimane bloccato per otto anni, durante i quali quindici navi, da allora soprannominate la Flotta Gialla, rimangono intrappolate nel canale, impossibilitate a uscirne. Detriti di mezzi militari sono tuttora visibili lungo le rive del canale a testimonianza di quelle guerre. Dal 1974 al 1975, gli Stati Uniti lanciano una complessa operazione per ripulire il canale di tutte le mine che vi sono state disseminate, al termine della quale la navigazione può finalmente riprendere.
Nel 2014 il presidente egiziano Al-Sisi ordinare di espandere il canale, ribattezzandolo il Nuovo Canale di Suez: l’impresa aumenta la larghezza e la profondità di ampi tratti del canale, moltiplicandone il traffico. Ma l’espansione non impedisce altri incidenti, il più clamoroso dei quali è avviene nel marzo 2021 quando la nave porta container Ever Given si incaglia nel canale per una tempesta di sabbia e blocca la navigazione per sei giorni. Il cargo norvegese incagliatosi ieri ha fatto temere un incidente di gravità analoga, ma fortunatamente è stato risolto molto più in fretta.