Cina, nel focolaio di Covid più grande del mondo dove i numeri non tornano
di Gianluca Modolo , di Gianluca ModoloTAIPEI - Quasi un'intera provincia, 88 milioni e mezzo di persone, ha avuto il Covid. A dare un'idea dell'ondata che sta colpendo la Cina dopo l'abolizione delle restrizioni il mese scorso, è stato un funzionario dell'autorità sanitaria locale dello Henan, la terza provincia più popolosa del Paese. Su 100 milioni di abitanti, "al 6 gennaio l'89% era stato contagiato". Il numero di visite mediche "per febbre" ha raggiunto il picco il 19 dicembre "e da allora è in costante calo", ha dichiarato Kan Quancheng.
Conseguenza inevitabile: con una popolazione che finora non era mai stata sostanzialmente esposta al virus perché tenuta in una perenne bolla con lockdown e quarantene, con un tasso di vaccinazione tra gli anziani basso, e con i richiami che sono partiti a rilento, il Covid ha trovato praterie qui, in questo che oggi è il focolaio più grande del mondo. Il picco sta passando nelle …
TAIPEI - Quasi un'intera provincia, 88 milioni e mezzo di persone, ha avuto il Covid. A dare un'idea dell'ondata che sta colpendo la Cina dopo l'abolizione delle restrizioni il mese scorso, è stato un funzionario dell'autorità sanitaria locale dello Henan, la terza provincia più popolosa del Paese. Su 100 milioni di abitanti, "al 6 gennaio l'89% era stato contagiato". Il numero di visite mediche "per febbre" ha raggiunto il picco il 19 dicembre "e da allora è in costante calo", ha dichiarato Kan Quancheng.
Conseguenza inevitabile: con una popolazione che finora non era mai stata sostanzialmente esposta al virus perché tenuta in una perenne bolla con lockdown e quarantene, con un tasso di vaccinazione tra gli anziani basso, e con i richiami che sono partiti a rilento, il Covid ha trovato praterie qui, in questo che oggi è il focolaio più grande del mondo. Il picco sta passando nelle grandi città - che in queste settimane hanno visto ospedali sotto pressione e crematori pieni - ma il vero banco di prova arriverà nelle prossime settimane. Con uno tsunami di infezioni.
Le nuove ondate per il Capodanno
Con l'inizio del chunyun, i 40 giorni durante i quali i cinesi si spostano all'interno del Paese per tornare nelle città d'origine durante le feste del Capodanno lunare (che inizia il 22 gennaio), verranno messe a dura prova le aree rurali, che hanno sistemi sanitari non all'altezza. Il virus tornerà a correre velocissimo. Sono già stati oltre 34 milioni gli spostamenti in questi giorni e le ferrovie cinesi prevedono per l'esodo e il contro-esodo di Capodanno due miliardi di viaggi.
I numeri che non tornano
I dati che arrivano dallo Henan sono in netto contrasto con quelli ufficiali del governo centrale. Per le autorità di Pechino, da quando è stata smantellata la politica zero-Covid, ci sarebbero stati soltanto 120mila contagi e 30 decessi. Ma poiché la definizione di decessi da Covid è stata "ristretta" e i test di massa non sono più obbligatori, i dati del governo non riflettono più la reale portata dell'epidemia. Numeri che non convincono nemmeno l'Oms, in particolare per quanto riguarda i ricoveri, le terapie intensive e i dati dei decessi. A dicembre, infatti, la Cina ha rivisto i criteri per il conteggio delle vittime di Covid: soltanto le persone che muoiono direttamente a causa dell'insufficienza respiratoria legata al coronavirus sono incluse nelle statistiche. Il gruppo di ricerca britannico Airfinity stima che i decessi in realtà siano stati già 209mila ed entro fine aprile arriveranno a 1,7 milioni. Il primo picco il 13 gennaio, con 3,7 milioni di casi al giorno. I decessi dovrebbero raggiungere il culmine 10 giorni dopo, circa 25mila al giorno.
La propaganda
"La vita sta andando avanti di nuovo!", scrive il giornale ufficiale del Partito comunista, il Quotidiano del Popolo, in un editoriale, lodando le politiche del governo, passate dalla "prevenzione dell'infezione" alla "prevenzione di gravi malattie". "Oggi il virus è debole, noi siamo più forti". Su Weibo, il Twitter cinese, sono stati sospesi in questi giorni 1.120 account che criticavano il rilassamento della linea sul Covid del governo cinese.
La riapertura e le code per i passaporti
Lunghe code fuori dagli uffici dell'immigrazione a Pechino per rinnovare i passaporti dopo che la Cina, da domenica, ha abbandonato i controlli alle frontiere che avevano in gran parte impedito ai suoi 1,4 miliardi di cittadini di viaggiare in questi tre anni. È stato infatti abolito l'obbligo di quarantena in ingresso dall'estero (anche se i visti turistici per gli stranieri non sono ancora stati sbloccati ed è ancora richiesto un test molecolare alla partenza) e riaperto il confine con Hong Kong. Una ripresa sarà tuttavia ancora lunga: domenica la Cina ha avuto un totale di 245 voli internazionali in entrata e in uscita, rispetto ai 2.546 voli nello stesso giorno del 2019, con un calo del 91%.
Il mercato nero
Nei programmi di assicurazione medica di base non sarà più incluso il farmaco antivirale della Pfizer, il Paxlovid. Temporaneamente coperto fino al 31 marzo, il farmaco ha visto un forte aumento della domanda dopo l'impennata dei casi. Ma essendo ormai molto spesso introvabile, i cinesi ricorrono all'acquisto di farmaci antivirali generici attraverso il mercato nero. Molti di questi contraffatti e potenzialmente pericolosi. Le scatole di Paxlovid sono ora vendute a 50mila yuan (7mila euro) sul mercato nero, costringendo molti in Cina a cercare alternative più economiche. Ciò sta provocando un'impennata della domanda di versioni generiche prodotte da aziende indiane. Un grave rischio per la salute pubblica, scrive il giornale Sixth Tone, in quanto molte di queste pillole sono inefficaci contro il virus e potrebbero ritardare il recupero dalla malattia.