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Mine italiane in Ucraina, la disinformatia dell'ambasciata russa

Gli ordigni anti-uomo della foto non sono stati forniti dal nostro Paese a Kiev. Ecco perché
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Con un classico esempio di disinformatia, l'ambasciata russa a Roma ha diffuso le foto di "mine di fabbricazione italiana disinnescate sul territorio ucraino". In estrema sintesi, è come mostrare la foto di un kalashnikov e definirlo di "fabbricazione russa". Come il celebre fucile mitragliatore, progettato nell'Urss e fabbricato in dozzine di nazioni, le mine di quel tipo sono state disegnate da ingegneri italiani e poi costruite in molti Paesi. 


Ci sono però alcuni punti fermi. Nel rispetto del divieto introdotto dagli accordi internazionali, la produzione di mine anti-uomo VS50 in Italia è stata completamente interrotta nel 1997 e tutte le scorte dell'Esercito - pari a oltre sette milioni di esemplari e realizzate in plastica verde - sono state distrutte. Cinque giorni fa, la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova ha detto che l'Italia "sta rifornendo Kiev di mine anti-uomo". Un'…

Con un classico esempio di disinformatia, l'ambasciata russa a Roma ha diffuso le foto di "mine di fabbricazione italiana disinnescate sul territorio ucraino". In estrema sintesi, è come mostrare la foto di un kalashnikov e definirlo di "fabbricazione russa". Come il celebre fucile mitragliatore, progettato nell'Urss e fabbricato in dozzine di nazioni, le mine di quel tipo sono state disegnate da ingegneri italiani e poi costruite in molti Paesi. 


Ci sono però alcuni punti fermi. Nel rispetto del divieto introdotto dagli accordi internazionali, la produzione di mine anti-uomo VS50 in Italia è stata completamente interrotta nel 1997 e tutte le scorte dell'Esercito - pari a oltre sette milioni di esemplari e realizzate in plastica verde - sono state distrutte. Cinque giorni fa, la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova ha detto che l'Italia "sta rifornendo Kiev di mine anti-uomo". Un'affermazione falsa. Così come non è possibile che l'ordigno mostrato dall'ambasciata russa sia stato consegnato all'Ucraina dal nostro governo. Da dove proviene? Molto probabilmente da Singapore, che ha prodotto una copia dell'identico modello in colore sabbia, esportato sicuramente in Iraq. Più difficile che arrivi dalle fabbriche egiziane o iraniane, che pure le hanno assemblate per decenni, sempre in una plastica giallo desertico.

La foto usata dall'ambasciata russa

L'immagine postata dall'ambasciata russa mostra differenti tipi di mine. Una sola - la VS50 - è "anti-uomo": viene attivata in un decimo di secondo da un peso di dieci chili. Ha un diametro di 4,5 centimetri e contiene 75 grammi di tritolo, che raramente uccide le vittime ma infligge mutilazioni terribili. Le altre due sono progettate per distruggere veicoli o carri armati: si attivano per effetto di un peso di alcune tonnellate e non sono vietate dai trattati internazionali.


Anche Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne nella nuova Rete Italiana Pace e Disarmo, ha scritto su Twitter: "La foto dell'ambasciata russa in Italia con mine italiane ipoteticamente disinnescate in Ucraina dimostra solo il 'lungo' impatto delle armi (alcune in particolare), ma non c'entra con forniture militari recenti. Lo segnala la Campagna Italiana per la Messa al Bando delle Mine e lo sottolinea giustamente Guido Crosetto". 


Storie dello scorso millennio

Ed è indubbio che gli ordigni anti-uomo progettati dalle aziende del nostro Paese, prima fra tutte la Valsella Meccanotecnica della provincia di Brescia, abbiano seminato morte e dolore praticamente in tutti i continenti. Si tratta infatti di trappole esplosive in plastica, che sfuggono ai metal detector e che funzionano pure sul fondo di fiumi e laghi. Armi terribili, che hanno funestato soprattutto le popolazioni dell'Africa e del Medio Oriente. Molte continuano a venire scoperte anche in Afghanistan, dove furono distribuite dagli americani ai guerriglieri che lottavano contro l'occupazione sovietica. E spesso - tramite le famigerate triangolazioni - sono state consegnate in passato pure a regimi sottoposti a embargo, come l'Iraq di Saddam Hussein. Storie risalenti allo scorso millennio, che nulla c'entrano con il sostegno italiano alla resistenza dell'Ucraina.